«AMARO - Lythium» la recensione di Rockol

Lythium - AMARO - la recensione

Recensione del 12 gen 2001

La recensione

Più che un disco è un racconto che ha trama di carne e sangue. Lontano dall'essere un esercizio di stile (anche se alto, va premesso, è il livello di suoni e produzione) rappresenta la rivendicazione, cercata, meditata e infine goduta, di sei ragazzi sanremesi che da sempre immaginano la musica come "una soluzione di emozioni, suoni, istanti dal diverso retrogusto: pensiero e passione".
La musica di "Amaro", perdonate lo sfruttamento di un'immagine abusata, è simile a un viaggio. Che passa con disinvoltura dalle ballate più scarne ed essenziali ("Profumo di spine") all'etnico scatenato, stile Goran Bregovic. Ascoltate per esempio, in apertura d'album, "Boomerang" o "Funesto siero": furiose quasi, con la fisarmonica dell'ottimo Luca Frediani a condire un ritmo fanfaresco, travolgente, luciferino.
I tredici pezzi di "Amaro" costituiscono una struttura musicale possente, che si sviluppa in maniera circolare, capace di trasmettere emozioni e comunicare sentimenti. Tutto parte dalla voce di Stefano Piro, decisa e convincente: una specie di Piero Pelù senza troppe lagne, in grado di usare toni bassi e rauchi senza sembrare ridicolo, di urlare se necessario; e attorno alla voce si snoda tutto il resto, con sorprese nascoste quasi dietro ogni angolo, poiché nella stessa canzone ci sono aperture jazz e chitarre che ricordano il Sudamerica ("Rose e rasoi"), echi di tango e storie circensi ("Il clown"), sussurri e ninne-nanne di chitarre pizzicate ("La ballerina immobile").
Verrebbe da accostare i Lythium a un altro "giovane" gruppo italiano, quello dei monzesi Zoo: la cui musica è un’altra fucina di suoni e colori, mai ferma e sempre calda, in perpetuo ribollire. Come questo disco: che sentito in cuffia dà senz'altro il suo meglio, perché una volta immersi nell'ascolto non se ne vorrebbe più uscire, e che ha probabilmente un'unica pecca. Quella dei testi, che vanno ancora lavorati a lungo. A Piro, Tacchi e Faleschini, che dimostrano di saper cantare e suonare, non perdoniamo passaggi scontati come quelli di "L'unica tribù": "Libri sacri ed omelie non mi plageranno mai/ ai vangeli gnostici preferisco Diabolik... Credo nell'immortalità della creatività/ ad un'unica tribù Cristo Budda e Manitù". Ragazzi, qualcosa di simile l'ha già cantato Jovanotti all'inizio degli anni '90: non vorrete rischiare di assomigliargli, no?

(Paola Maraone)

TRACKLIST

01. Boomerang
02. Funesto siero
03. L'istante
04. L'unica tribù
05. La chiave
06. L'ultima danza
07. Il clown
08. L'incoscienza
09. Profumo di spine
10. Caduta libera
11. Noel
12. Rose e rasoi
13. La ballerina immobile
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