«EARTHBOUND - Gaudi» la recensione di Rockol

Gaudi - EARTHBOUND - la recensione

Recensione del 06 gen 2001

La recensione

Interrogato sul fatto se per realizzare qualcosa di serio nella musica per un italiano sia necessario espatriare, Gaudì ha risposto che sì, che almeno in Inghilterra, dove si è trasferito al termine di un contratto di cinque anni con la Polygram italiana, il mestiere del musicista è contemplato dalla legge in modo serio, esiste un’organizzazione (anche sindacale) e ci sono possibilità che in Italia non esistono. O meglio: restando in Italia, oltre un certo limite non è possibile andare. A Londra, Gaudì ha lavorato seguendo liberamente le sue radici musicali e la passione per il reggae, finendo ai primi posti delle classifiche remixando brani di artisti internazionali, come Mazzy Star, Mansun, Afrika Bambaataa, Karen Ramirez e molti altri. Il suo primo album realizzato in Inghilterra, “Earthbound”, si è sviluppato nell’arco di quattro anni, a detta dell’autore seguendo costantemente il ritmo del cuore, con molto rispetto per l’arte, la natura e la tradizione. Attraverso un percorso legato alla Madre Terra, ai cicli naturali, questo disco si snoda fra ritmi reggae-dub, melodie orientali e infiltrazioni etniche, guidato dal battito del cuore dall’inizio alla fine, che si ricongiunge all’inizio seguendo una sorta di ciclo vitale. Il tutto è reso con grande ricchezza di suoni, dal didjeridoo ai sardi canti a tenore (con i Tenores di Neoneli), dalle voci indiane al flauto irlandese, fino al sorprendente concerto conclusivo delle stalagmiti di una grotta, suonate dal musicoterapeuta Antonio Testa. Questo disco va dunque a toccare punti geograficamente molto lontani, partendo dalla spiritualità di un canto in lingua punjabi per chiudersi con il profondo legame con la Terra rappresentato dalle cristalline tonalità emesse dalle stalagmiti.Il tutto passa attraverso il cuore: in “Heart” 26 voci diverse recitano in altrettante lingue la frase “Il nostro cuore batterà fintanto che quello della Terra continuerà a battere”, accompagnate dal vero battito dell’organo umano. Un mistico viaggio, dunque, dal Gange alle pendici del Gennargentu, con uno spirito asiatico e un motore giamaicano.


(Diego Ancordi)
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