«TELE RICORDI - LE SIGLE TV CHE HANNO FATTO LA NOSTRA STORIA - Artisti Vari» la recensione di Rockol

Artisti Vari - TELE RICORDI - LE SIGLE TV CHE HANNO FATTO LA NOSTRA STORIA - la recensione

Recensione del 05 gen 2001

La recensione

Nel lontano 1979, l’etichetta Philips mise in vendita un cofanetto di tre LP – ve li ricordate, quei dischi di plastica nera larghi come una pizza? – intitolato “25 anni di TV – Musiche e personaggi dei programmi di successo”. Quaranta titoli, dalla sigla d’apertura dei programmi, un brano del “Guglielmo Tell” di Rossini, utilizzata per la prima volta nel 1954, a “Stryx”, sigla del programma, scandalo di Enzo Trapani del 1978.
In mezzo c’era tutto quello che serviva per ricordare la grande televisione degli anni del boom e degli anni Settanta: le sigle del “Perry Como Show” (“Magic moments”) e del “Musichiere” (“Domenica è sempre domenica”), di “Canzonissima 1960” (“Due note” di Mina) e di “Studio Uno” del 1961 (“Sabato notte”, ancora di Mina), e quelle di “TV7”, di “Almanacco”, di “Le inchieste del Commissario Maigret” e di “Odeon” (“Honky tonky train blues” di Keith Emerson), e capolavori trash come “Vieni via con me – taratapunzié” e “Din don dan” (rispettivamente di Loretta Goggi e Raffaella Carrà)... insomma, quello che serviva per sintetizzare in musica 25 anni di programmi Rai (già, allora c’era solo la Rai).
Adesso è tutto diverso, ci sono altre emittenti televisive, le sigle dei programmi non hanno più la stessa importanza e visibilità, non entrano più regolarmente nelle classifiche. Una compilation come “TeleRicordi” serve quasi solo a stuzzicare la nostalgia; e infatti il più recente dei brani che contiene è “Furia” (1977). A quel punto, forse, sarebbe stato opportuno osare di più e preparare un cofanetto: magari ripescando la tracklist di quello di cui parlavo in apertura, magari dedicando un po’ più tempo alla ricerca dei brani e alla richiesta dei diritti, e seguendo il modello dei fantastici sette volumi di “Television’s greatest hits” pubblicati da Edel qualche anno fa (che però riguardano la TV americana).
Ma l’idea di questa compilation nasce dal piccolo successo di un programma televisivo dedicato alle sigle (“Macchemù”: per chi non lo sa, è una frase del testo di “Ma che musica maestro”, Raffaella Carrà, Canzonissima 1970), e bisognava fare in fretta per sfruttare la scia. E poi, quale discografico italiano avrebbe mai voglia, tempo (e cultura) per dedicarsi seriamente a un progetto storico-musicale come quelli che dall’estero spesso ci arrivano, suscitando la nostra invidia?
Teniamoci allora questo CD d’occasione: con la sua tracklist disordinata e discontinua, con i suoi errori in copertina – “I racconti di mio padre” anziché “I racconti di Padre Brown” – con il suo miserrimo libretto (un semplice foglietto con informazioni essenziali).
Qualcosa, riascoltandolo, si smuoverà comunque dentro a chi ha più di 40 anni: e gli amanti del kitsch godranno come ricci ritrovando “Zum zum zum” nella versione di Sylvie Vartan (sigla di “Canzonissima 1969”).

(Franco Zanetti)
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