«XEN CUTS - Artisti Vari» la recensione di Rockol

Artisti Vari - XEN CUTS - la recensione

Recensione del 21 nov 2000

La recensione

Dieci anni. Ebbene sì. Sono passati dieci anni dall’entrata della Ninja Tune nel mercato discografico. Dieci anni in cui la Ninja è sempre stata all’avanguardia all’interno di quel mercato dance che guarda la musica dance dai bordi della pista da ballo, ne accoglie sonorità, tic, ossessioni ma ne rifugge tutti gli aspetti più semplici e commerciali (la battuta regolare dell’house e della techno, l’idea di singoli, di 12” che vengano fruiti oggi e che poi domani siano materiale da mandare al macero). Leftfield lo chiamano in Inghilterra questo territorio, questa zona ai confini con il club in cui si può sperimentare, in cui non è detto che ogni suono pensato debba essere avvolto attorno al pump pump ossessionante e ossessionato della dance. La Ninja Tune lo ha sempre fatto. Agli esordi lo ha fatto con un ibrido, con un suono innovativo che rivedeva e correggeva echi di post acid jazz. Poi si è inventata, insieme alla Mo’Wax, il trip hop astratto e strumentale. Poi ancora, soprattutto negli ultimi anni, ha sviluppato un concetto di cut & paste esasperato in cui spesso, più erano eccentrici e stravaganti i campionamenti usati, meglio veniva accolto il prodotto nel quartier generale della Ninja. Oggi, a dieci anni di distanza, Ninja ci propone uno sguardo sul futuro e un’occhiata a ciò che è stato. Partiamo dal passato, dall’ultimo CD (il terzo). Un’accozzaglia di brani (14), di pezzi presi qua e là , dall’archivio della Ninja. Brani dimenticati, b sides che alla Ninja sembrava valesse la pena di rimettere in circolazione. In definitiva, comunque, 14 pezzi che, anche se fossero rimasti dove erano, non avrebbe fatto alcuna differenza. Passiamo allora al presente. Un presente in cui la Ninja, dopo anni passati a prendere e prendersi in giro, con un patchowrk “xtravagante” e ironico che non portava a nulla di buono, sembra prendere la musica e il suo ruolo un po’ più sul serio. Il risultato sono due CD, uno orientato verso l’hip hop, l’altro verso il jazz e le sue ipotetiche evoluzioni nel futuro digitale, che ci fanno ben sperare sulle prossime uscite targate Ninja. Il primo CD è infatti una sequela di brani hip hop attraverso cui si intravede non più uno spiraglio ma un fascio di luce che illumina il futuro di questa cultura in Inghilterra. Il secondo CD è invece una risposta ferma e autorevole al Nu Jazz della Compost Records in cui, a differenza dell’etichetta tedesca, non si cerca a tutti i costi di essere “cool” ma ci si concentra, con grande dedizione, visti i risultati, su una formulazione di un jazz che, anziché rovistare freneticamente nel passato, sembra volere, fortemente, esprimere un modello di jazz saldamente legato alle regole dell’elettronica e della filosofia dei beats e del “breakbeatologo”. Assolutamente visionario. Assolutamente imperdibile.

(Gian Paolo Giabini)
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