«PLACIDO RIZZOTTO SOUNDTRACK - Agricantus» la recensione di Rockol

Agricantus - PLACIDO RIZZOTTO SOUNDTRACK - la recensione

Recensione del 04 ott 2000

La recensione

La colonna sonora del nuovo film di Pasquale Scimeca, “Placido Rizzotto” – dal nome del sindacalista di Corleone ammazzato dalla mafia -, uno dei due film di argomento ‘mafioso’ presentati quest’anno a Venezia, porta la firma degli Agricantus, gruppo siciliano fortemente radicato, nella sua vicenda artistica, alla musica e alla cultura - anche politica - della propria terra. Dopo le partecipazioni con singoli brani a diverse colonne sonore e il guest di Rosie Wiederkehr, la vocalist del gruppo, nella colonna sonora de “Il bagno turco”, gli Agricantus per “Placido Rizzotto” fanno tutto da soli, e costruiscono una colonna sonora decisamente appropriata alle atmosfere e ai toni del film, che mescola protesta civile e un’accorata supplica al cuore degli uomini. Non a caso le atmosfere soffuse e dolenti di molti momenti della colonna sonora fanno pensare ad un illustre predecessore, il lavoro fatto da Peter Gabriel per “Passion”, soundtrack del film di Scorsese “L’ultima tentazione di Cristo”. Gli Agricantus lavorano tanto con sonorità tradizionali che con campionamenti e tecnologia, e vestono il film di una musica profondamente evocativa per atmosfere prima ancora che per melodie e composizioni. Ciò detto, non si può non rilevare la caratura artistica di alcuni brani, a partire da “Spiranza” – proposta in due versioni, la prima appena accennata e la seconda in cui il tema viene svolto fino alla fine – o “Ritornu”, il cui testo è tratto da “Ritornu di notti” del ‘poeta anarco-sindacalista Vito Mercadante’ (come viene presentato in calce all’album), e ancora “Loosin”, a parere di chi scrive uno dei momenti migliori dell’intera carriera degli Agricantus (il brano era già uscito sull’ultimo album di studio del gruppo, “Kaleidos”). Ancora una citazione merita “Ciatu meu”, un altro dei brani portanti di questa colonna sonora, che per il resto offre colore e spessore ad una vicenda tragica narrata con rigore esemplare. La scelta di fare un film ispirato dal “senso poetico che emana ogni manifestazione di coraggio, ogni puro sentimento di dignità umana, ogni difesa dei deboli, ogni fatto autenticamente popolare”, di svincolare cioè la realizzazione e la riuscita del film dal fatto propriamente ‘mafioso’ per attribuirgli un significato più ampio e quindi più universale, si specchia bene nella scelta degli Agricantus e della loro musica “siciliana non siciliana” come compagna di viaggio nella realizzazione di questo lavoro, che mette in primo piano problematiche fondamentali. Ora come allora.
(Luca Bernini)
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