«RIDE LONESOME - Beck» la recensione di Rockol

Ride Lonesome, la meravigliosa solitudine di Beck

Dopo 6 anni di assenza Beck chiude un'ideale trilogia folk tra perdita e malinconia acustica.

Recensione del 22 set 2026 a cura di Michele Boroni

La recensione

Sta per arrivare l’autunno e con “Ride Lonesome" abbiamo già il disco ideale come colonna sonora, con la sua dose omeopatica di spleen. 
Era dal 2019 che Beck non tornava con un suo disco: il precedente “Hyperspace” dove esplorava nuove sonorità pop energiche (ma con testi cupi) insieme a Pharrell Williams, sembrava scritto ed eseguito da un autore differente. Ma Beck ci ha già abituato a cambi repentini di genere e alla sua versatilità artistica.

Una formula collaudata

Per il suo quindicesimo disco, è entrato in studio con i suoi storici collaboratori Smokey Hormel, Joey Waronker, Justin Meldal-Johnsen, Roger Manning Jr. e Jason Falkner: lo stesso gruppo con cui aveva registrato *Mutations* (1998), *Sea Change* (2002) e *Morning Phase* (2014). Dal punto di vista stilistico, “Ride Lonesome” — mixato da Nigel Godrich — forma un trittico proprio con questi ultimi due album. La base è costituita dalla chitarra acustica, spesso arricchita da archi di stampo orchestrale. Tuttavia, mentre “Morning Phase” superava “Sea Change” per arrangiamenti, melodie e stratificazioni sonore, *Ride Lonesome* dà l'impressione di ripercorrere sentieri già battuti, ma sempre con una qualità e un’intensità che sono rari incontrare nelle produzioni dell’ultimo lustro. La vera star qui sono ancora una volta la sezione archi, che compaiono ogni volta che lo desiderano: ”In the Night" assume una qualità mistica, mentre "Beyond the Light" offre una degna conclusione elegiaca.

L’amore perduto e il rifugio della bellezza

“Ride Lonesome” è quindi un album folk dai toni pacati e dalle influenze anni ’70, ma con una cura particolare per le armonie vocali e la strumentazione sofisticata che lo rendono particolarmente raffinato (ascoltare “Failed Words” per capire meglio). Il tema centrale è, ancora una volta, l’amore perduto. ‘Devi cavalcare in solitudine / Devi cercare di trovare la strada / Devi piangere un fiume di lacrime / E seguirlo fino a casa / Da solo’, canta nella title track. Beck — l'eterno solitario, un'anima alla deriva — a tratti sembra annegare nella malinconia che aleggia sull'album come un velo, ben rappresentata dalla tenda della copertina. Il disco è una raccolta di riflessioni sulla perdita dell’amore - tema autobiografico legato al suo divorzio - intriso ovviamente di malinconia ma che, grazie alla cura dei suoni e delle melodie, sa anche essere molto edificante.

Le canzoni 

Già la traccia in apertura e che dà il titolo al disco - uscita prima dell’estate - tra Jimmy Webb e Glen Campbell, country e folk, chitarra slide e brillanti elementi cinematografici, ci aveva indicato la strada. Inoltre, se lo si ascolta bene con il suo arpeggio, traccia un collegamento diretto con gli brani di apertura degli altri due album acustici di Beck,  "The Golden Age" e "Morning".  Ma il disco ci offre nuove sfumature che, in alcuni casi, danno vita ad alcune punte di diamante dell’intera discografia di Beck come “Bleed” con la sottile influenza dei Pink Floyd, oppure la sognante e psichedelica “Slow Canyon” ricca di influenze di ogni tipo e “Disappearing act” dal songwriting avvincente. 
Ci sono qua e là momenti di stanca e di leggera monotonia ma non vanno a incidere sull’ascolto complessivo del disco. Beck è molto bravo a costruire melodie e canzoni senza voler strafare, ma inserendo qua e là piccole raffinatezze che infondono un senso di meraviglia. 

Tracklist

01. Ride Lonesome (04:27)
02. Run Away (03:39)
03. In The Night (02:58)
04. Failed Words (03:32)
05. Bleed (03:17)
06. Disappearing Act (02:59)
07. For Your Love (03:24)
08. Slow Canyon (04:22)
09. It Ends Right Here (02:56)
12. Beyond The Light (05:33)
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