«ARIRANG - BTS» la recensione di Rockol

BTS: "Arirang" è un disco-stadio. La recensione

La boy band sudcoreana torna per confermarsi un sistema culturale, prima ancora che musicale.

Recensione del 03 mag 2026 a cura di Mattia Marzi

La recensione

«I need the whole stadium to jump / put your phone down, let’s get all the fun», «Ho bisogno che tutto lo stadio salti / metti giù il telefono, divertiamoci», cantano i BTS in “Body to body”, il brano che apre il loro nuovo album “Arirang”. Più che un verso, un manifesto. Con “Arirang”, i BTS tornano dopo quattro anni di stop e lo fanno esattamente da dove li si immaginava: al centro del mondo. O meglio, sopra un palco. Perché il nuovo album è pensato in funzione dei live tanto quanto il tour mondiale che lo accompagna. Un disco-stadio, nel senso più letterale del termine.

La legacy della boy band

Eppure, parlare di “ritorno” è quasi improprio. In questi anni i sette membri sono stati impegnati con la leva obbligatoria in Corea del Sud, ma la macchina BTS non si è mai fermata davvero: miliardi di stream, classifiche presidiate, una presenza costante nell’immaginario pop globale. Una legacy che “Arirang” non fa che ribadire, con la sicurezza di chi non ha bisogno di riconquistare nulla. Il paradosso, semmai, sta nel titolo. “Arirang” è una delle canzoni più radicate nella tradizione coreana, una sorta di “Nel blu, dipinto di blu” in versione orientale, carica di nostalgia, distanza, resilienza (è anche riconosciuta come una delle prime canzoni coreane registrate negli Stati Uniti nel 1896 da uomini coreani insieme all’etnologa americana Alice Fletcher). Un simbolo identitario fortissimo, che i BTS scelgono proprio mentre si confermano come uno dei fenomeni più globali della musica contemporanea. È da questa tensione – tra radici e iper-modernità – che nasce il disco.

Una produzione che riunisce il meglio del pop

Sul piano sonoro, infatti, siamo dalle parti del kolossal pop: una produzione stratificata, internazionale, costruita insieme a nomi come Diplo, El Guincho (già architetto del suono di Rosalía), Flume, Mike Will Made-It, Kevin Parker e Ryan Tedder. Ma, ed è il punto, la direzione resta saldamente nelle mani del gruppo: Arirang non è un disco “per” i BTS, è un disco “dei” BTS. Si parte con “Body to Body”, un inno travolgente costruito per essere urlato all’unisono sotto il palco. Da lì in poi il disco si muove come una narrazione della loro stessa mitologia: “Hooligan” ripercorre il percorso pionieristico di una band che ha aperto la strada a un’intera generazione; “Aliens” riflette su un’identità sempre un po’ fuori posto, sospesa tra appartenenza e alterità; “FYA” segna un ritorno infuocato, mentre “2.0” prova a mettere a fuoco il presente, tra crescita e trasformazione. Il cuore simbolico è l’interludio “No. 29”, costruito attorno al rintocco della campana del re Seongdeok: un momento di sospensione che riconnette il racconto alla storia e alla cultura coreana. Da lì in avanti “Arirang” si apre a un ventaglio emotivo più ampio: la resistenza (“SWIM”), la ciclicità della vita (“Merry Go Round”), l’intimità condivisa tra palco e quotidianità (“NORMAL”). E poi ancora la spinta a vivere senza freni (“Like Animals”), l’affermazione identitaria (“they don’t know ’bout us”), fino alla chiusura quasi programmatica di “Please” e “Into the Sun”, che suonano come una promessa.

Molto di più che una boy band

Alla maniera dei grandi dischi pop contemporanei, Arirang tiene insieme tutto: introspezione e spettacolo, identità locale e vocazione globale, ambizione artistica e senso dell’intrattenimento. Ma la vera intuizione sta forse altrove: nel trasformare un simbolo della tradizione coreana in un contenitore pop universale. È lì che i BTS dimostrano, ancora una volta, di essere qualcosa di più di una boy band. Un sistema culturale, prima ancora che musicale.

Tracklist

01. Body to Body (03:09)
02. Hooligan (03:02)
03. Aliens (02:47)
04. FYA (03:00)
05. 2.0 (02:49)
06. No. 29 (01:38)
07. SWIM (02:39)
08. Merry Go Round (03:49)
09. NORMAL (03:01)
10. Like Animals (03:09)
11. they don’t know ’bout us (02:44)
12. One More Night (02:47)
13. Please (02:52)
14. Into the Sun (03:47)
Schede:
BTS
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