«ALTER BRIDGE - Alter Bridge» la recensione di Rockol

Alter Bridge: un nome, una definizione

La band torna con un nuovo lavoro, eponimo, e firma una sintesi di percorso fedele alla sua identità

Recensione del 13 gen 2026 a cura di Elena Palmieri

La recensione

Nel 2019, all’uscita del sesto album in studio della band capitanata da Myles Kennedy, "Walk the sky”, parlavamo della costante degli Alter Bridge, a testimonianza della loro coerenza stilistica. Tre anni dopo, è arrivato "Pawns & Kings”, con cui la band di Orlando si orientava verso suoni ancora più pesanti che in precedenza, ma sempre senza tradire la propria identità. Ora, gli Alter Bridge tornano con un nuovo lavoro di studio, a cui scelgono di dare direttamente il loro nome, e che definisce ancora una volta ciò che sono sempre stati. In una sorta di sintesi di percorso, il gruppo non si spinge verso territori inesplorati, proponendo una fotografia attuale molto fedele di Kennedy e soci, nel loro insieme. Scrittura e visione coincidono senza mediazioni, all’interno di una tracklist di dodici brani che porta l’ascolto a superare l’ora complessiva, elemento che assume valore in una fase storica segnata da formati ridotti e da una concezione frammentata della canzone.

La durata complessiva del disco, tuttavia, non rappresenta un eccesso ma una scelta di linguaggio. La band può così sviluppare strutture, dinamiche e transizioni senza ricorrere a soluzioni di compromesso, lasciando spazio e respiro agli strumenti, lanciandosi in cambi di tempo o code estese, e dialoghi tra chitarre. “Silent divide” stabilisce da subito un terreno fatto di riff, ritmica serrata e linee vocali che funzionano come dichiarazione d’intenti: "One more accusation on display / Another tale of madness / Please don't take the bait / The devil in disguise is steeped in hate / Jealous of the truth he cannot bare to facе", è l'avvertimento che arriva nel secondo verso della canzone di apertura. Ci si addentra sempre di più nell'album con“Rue the day” e “Power down”, che insistono su un equilibrio tra pulsazione e costruzione, con un lavoro di sezione ritmica che richiama una tradizione hard rock filtrata attraverso un vocabolario metal.

Il corpo centrale dell’album trova una forma di equilibrio in brani come “Trust in me” e “Tested and able”, dove le voci di Kennedy e il chitarrista Mark Tremonti si incontrano, e la scrittura procede per stratificazioni e contrasti. I riferimenti attraversano il rock americano, il metal di matrice anni Novanta e una sensibilità melodica che richiama una certa scuola britannica, senza citazioni dirette ma attraverso un uso consapevole di progressioni armoniche e soluzioni ritmiche. Arriva quindi "What lies within” a lavorare sul concetto di accumulo emotivo, con il frontman che canta nel ritornello: "What lies within beneath the skin? / Something so dark and foreboding / It's back again, please don't give in / Release the anger, move on". "Hang by a thread” introduce poi un momento di sospensione, affidato a una struttura acustica che rimanda a un immaginario country rock e a una scrittura di matrice cantautorale.

La parte finale del disco riafferma l’idea di album come racconto unitario, con la lunga introduzione strumentale di “Scales are falling” e “Playing aces”, che riportano l’ascolto su coordinate di impatto e movimento, e “What are you waiting for” che recupera un legame con il passato della band attraverso una forma di continuità espressiva. Sul finale, arrivano i nove miuti di "Slave to master”, brano che chiude il disco con una struttura estesa, fatta di variazioni, contrapposizioni e sviluppo tematico, richiamando un approccio progressive senza imitazione, e ribadendo un concetto chiave della carriera della band ovvero l’idea di collettivo, di equilibrio tra individualità e insieme, e di musica come spazio di resistenza al tempo e alle sue semplificazioni. La costante e la precisione degli Alter Bridge vibrano sotto le corde di Mark Tremonti e la velocità di Scott Phillips alla batteria, mentre il basso di Brian Marshall continua a dare aggressività e narrazione al ritmo, con la voce di Myles Kennedy che arriva dove vuole. Il nuovo e ottavo album del gruppo è destinato a raccogliere consensi tra i fan, con il pubblico italiano che avrà anche l’occasione di ascoltarlo dal vivo quando gli Alter Bridge torneranno in Italia per due concerti in programma il 2 febbraio 2026 all’Atlantico di Roma e il 3 febbraio 2026 alla ChorusLife Arena di Bergamo.

Tracklist

01. Silent Divide (05:03)
02. Rue The Day (04:46)
03. Power Down (04:08)
04. Trust In Me (04:45)
05. Disregarded (03:56)
06. Tested and Able (04:32)
07. What Lies Within (05:06)
08. Hang By A Thread (04:11)
09. Scales Are Falling (05:52)
10. Playing Aces (04:04)
11. What Are You Waiting For (04:58)
12. Slave To Master (09:02)
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