«FELT BETTER ALIVE - Peter Doherty» la recensione di Rockol

Pete Doherty è un sopravvissuto. E lo canta

La recensione del nuovo album del frontman dei Libertines, "Felt better alive".

Recensione del 03 giu 2025 a cura di Lucia Mora

Voto 7/10

La recensione

«Nessuno ha mai sondato il fondo dei tuoi abissi», scrisse una volta Charles Baudelaire. Sicuramente non sono versi che si possono dedicare a Pete Doherty, che i propri abissi li ha sondati eccome. L’intenzione della sua ultima fatica discografica, “Felt better alive”, nasce proprio da qui: è la testimonianza di chi è riuscito a riemergere in superficie, di chi torna a respirare dopo anni di apnea. Accostare il travagliato mondo di Peter John Doherty a quello della poesia non è un azzardo così inconcepibile, anzi. Il fondatore dei Libertines adora i poeti, soprattutto quelli dannati come lui. Ha consumato “I fiori del male” dello stesso Baudelaire e con un poeta, Peter Wolfe, ci ha anche registrato un singolo, “For lovers”, all'inizio del 2004. Dall’animo lirico e dalle suggestioni dei paesaggi in Normandia, dove Doherty vive ormai stabilmente, nasce “Felt better alive”, felice esito di un lungo percorso di disintossicazione dalle dipendenze, minato peraltro dalla recente diagnosi di gravi problemi di salute come il diabete di tipo 2.

Preso – ispirato? – dal terrore di morire, l’ex frontman dei Babyshambles condensa in poco più di 28 minuti tutta l’urgenza di lasciare nero su bianco un testamento artistico, non più legato alla vita passata da rockstar dandy ma destinato ai “cowboy malinconici”. «Avevo sempre pianificato di cantare in un modo dolce e appassionato come solo i cowboy sanno fare, ma la cinghia della mia sella si è spezzata come un laccio emostatico masticato da un cane» canta nell’omonima traccia del suo primo disco solista in nove anni. Aiutato alla produzione dalla mano sapiente di Mike Moore, chitarrista della band solista di Liam Gallagher, a 46 anni Pete torna in sella e compone 11 brani country rock, vestendo talvolta i panni del cantastorie. In “Ed Belly”, “Prêtre de la mer” e “Poca Mahoney’s” racconta personaggi eccentrici e pittoreschi sull’orlo del precipizio, perché «le anime tormentate hanno una canzone che vale la pena cantare».

L’omaggio alla casa e alla natura, i nidi in cui trovare rifugio, è così sentito e centrale da meritare il primo posto nella tracklist, in apertura del disco. “Calvados” è un’ode al locus amoenus, una dichiarazione d’amore per l’esistenza semplice dei contadini, a cui basta il sidro di mele, il «liquid gold», per trovare serenità nel quotidiano. Subito dopo, un altro quadretto domestico, “Pot of gold”, dedicata a Billie-May, l’ultima figlia nata dalla relazione con Katia de Vidas. Nel videoclip del singolo – pubblicato già lo scorso 14 marzo – si vedono immagini di casa Doherty, a Étretat, dove il cantautore sembra aver finalmente trovato la pace che cercava.

“Felt better alive” è la proverbiale pacca sulla spalla di un artista sopravvissuto a sé stesso, che si compiace della propria stoica resilienza senza però tradire mai l’indole malinconica e decadente. Il finale sta lì a dimostrarlo, con quella “Empty room” enigmatica e contemplativa, dove gli arrangiamenti sono ridotti all’osso perché la sostanza conta più della forma, di fronte alla sofferenza. Un album che certifica la maturità (non solo artistica) di Pete Doherty, in cui convivono introspezione e fantasia, dolore e melodie scanzonate. Bruciore ed ebbrezza, come un whiskey invecchiato bene.

Tracklist

01. Calvados (02:48)
02. Pot Of Gold (02:42)
03. The Day The Baron Died (03:42)
04. Stade Océan (03:02)
05. Out Of Tune Balloon (02:25)
06. Felt Better Alive (03:20)
07. Ed Belly (02:20)
08. Poca Mahoney's (01:47)
09. Fingee (01:51)
10. Prêtre De La Mer (03:02)
11. Empty Room (01:44)
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