«END OF WORLD - Public Image Ltd.» la recensione di Rockol

John Lydon, nonostante tutto, fa ancora musica in modo libero

La band dell'ex Sex Pistols torna con un album che non rincorre mode, ma che è poco intrigante.

Recensione del 05 set 2023 a cura di Claudio Cabona

Voto 6.5/10

La recensione

Diciamocelo chiaro: i Public Image Ltd. avrebbero potuto realizzare un progetto che strizzava l’occhio alle ritrovate sonorità post punk, quelle che anche loro hanno contribuito a sdoganare, quelle che oggi vanno per la maggiore e che fanno gridare al miracolo, alla “resurrezione del rock”. Idles, Shame, Fontaines DC, The Murder Capital sono tra i sacerdoti che consacrano questa rinascita. Ma non è andata così: “End of the World”, che segna il ritorno, a distanza di otto anni da “What the World Needs Now”, del gruppo fondato da John Lydon, ex cantante dei Sex Pistols e icona punk senza tempo, è un progetto libero. È un rock contaminato da funk, dub, perfino dal rap, e non cerca di piacere a tutti i costi.

La dedica alla moglie 

In questo l’ex terribile Johnny Rotten, pseudonimo di  Lydon, nonostante tutto, le sparate politiche e le follie che lo hanno sempre caratterizzato, continua a fare di testa sua, a fare musica senza vincoli. Lo si capisce dagli estremi, dalla traccia di apertura e da quella di chiusura, dai due singoli di lancio del progetto: in cima c’è “Penge”, un brano dalle atmosfere industrial che ricorda i Killing Joke, in cui si usa la guerra come metafora per compiere scelte sofferte. In fondo c’è “Hawaii”, “il brano più romantico che abbia mai scritto”, ha sottolineato Lydon, nato per tentare di risvegliare nella moglie Nora Forster, malata di Alzheimer dal 2018 e morta nell’aprile di quest’anno, i ricordi di momenti felici passati insieme. Un pezzo che Lydon ha anche presentato alle selezioni irlandesi per l’Eurovision Song Contest e che merita, per la sua intensità, di essere ascoltato. Già questo basterebbe per far capire quanto la musica dei Public Image Ltd, venata dalla bellissima chitarra di Lu Edmunds, non segua copioni. “End of the World” non sposa per forza quello che funziona oggi, ma non è neppure passatista: è un disco rock, a livello di sound, contemporaneo come dimostrano alcune tracce tra cui “Down On The Clown” e “Car Chase”.

Invettive per provocare

Ma va anche sottolineato come soluzioni davvero brillanti o intriganti non ce ne siano, neppure quando si prova a sfondare nel rap come in “Walls", che potrebbe far parte di un disco degli Sleaford Mods. È un progetto che si ascolta volentieri, ben lavorato, di cui va indubbiamente lodata la libertà compositiva, ma di cui, probabilmente, rimarrà poco o nulla. A livello testuale, ovviamente, in pieno stile John Lydon, c’è di tutto e di più: uno sproloquio conservatore, a tratti da vero boomer, che però non va mai preso troppo sul serio e che regala anche alcune trovate divertenti contro pubblicità, giovani addormentati e woke culture. A 67 anni l’ex Pistols si dimostra ancora indipendente e integro nel suo voler essere contestazione e provocazione vivente, al netto di qualche virata al limite dell’imbarazzante che, però, rende la persona e il personaggio più veri. 

Tracklist

01. Penge (03:04)
02. End Of The World (05:26)
03. Car Chase (03:45)
04. Being Stupid Again (04:32)
05. Walls (03:20)
06. Pretty Awful (04:51)
07. Strange (03:32)
08. Down On The Clown (04:20)
09. Dirty Murky Delight (02:29)
10. The Do That (02:37)
11. L F C F (04:36)
12. North West Passage (04:39)
13. Hawaii (03:31)

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