«ALONE WITH EVERYBODY - Richard Ashcroft» la recensione di Rockol

Richard Ashcroft - ALONE WITH EVERYBODY - la recensione

Recensione del 20 lug 2000

La recensione

“Kate non è Yoko Ono”, ha detto recentemente Richard il Matto per allontanare il sospetto che, dopo essersi strafatto di sostanze registrate dalla Narcotici, ora sia strafatto della moglie (soffiata al capo degli Spiritualized). Pure, come negare che la “Canzone per gli innamorati” con cui si è ripresentato al mondo e le foto del libretto che ritraggono la coppia mentre si bacia o si abbraccia o tiene il bambino o guarda il cane evochino la lennoniana attitudine a piazzare la propria felicità sentimentale in faccia a tutti?
Dal punto di vista dell’ispirazione il suo primo disco solista attinge da tutt’altra parte rispetto alle tematiche che hanno fatto di Ashcroft una star nei Verve. Il ragazzo malmostoso che urtava tutti, incurante, nel video di “Bitter sweet symphony” non sentenzierebbe più, oggi, che la vita consiste nel “cercare di raccapezzarsi e di fare un po’ di soldi, per poi morire”. No, ora Mad Richard pensa a Lei anche durante il sonno - e magari pensa anche ai Rolling Stones, visto che “You on my mind in my sleep” ha parecchi punti in comune con “Wild horses”. Volendo, se si eccettua una “New York” che tenta di riflettere il brutale e vitale caos della metropoli, “Alone with everybody” fa venire in mente proprio i Rolling Stones della scoperta dell’America, quelli dei primi anni ’70. Quelli, per intenderci, che si ritrovarono spesso e volentieri ad ammorbidire il proprio suono con echi westcoastiani, chitarre slide (d’altra parte, il fido chitarrista BJ Cole, sostituto di Nick McCabe anche ai tempi dei Verve, si è formato in quegli anni), e ballate sussurrate tipo “Angie”. Il riferimento agli Stones, nella storia di Ashcroft, non è casuale (visto che deve il suo successo a un campionamento firmato Jagger-Richards), e anche la gita in America ha prodotto un evidente affrancamento della sua musica dal pop britannico (così come “Money to burn” e “Slow was my heart” ricordano certi tentativi degli U2 “emigrati” di cimentarsi con blues e city gospel).
Tirando le somme, non sappiamo se il disco farà contenti i fans dei Verve - a meno che risentire “Lucky man” con un nuovo titolo (“On the beach”) non sia comunque tutto ciò che si aspettano. Anche se le idee melodiche non mancano, siamo un po’ troppo sorpresi dalla nuvola “mellow” in cui queste canzoni sono state scritte, per pronunciarci sulla statura dell’Ashcroft solista. Ma chissà se a questo punto tra i seguaci si aprirà il dibattito di sapore pinkfloydiano (o litfibesco) su CHI fosse l’anima dei Verve, se Ashcroft o McCabe.

Tracklist:

“A song for the lovers”
“I get my beat”
“Brave new world”
“You on my mind (In my sleep)”
“Crazy world”
“On a beach”
“Money to burn”
“Slow was my heart”
“C'mon people (We're making it now)”
“Everybody”
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