«MERCY - John Cale» la recensione di Rockol

L'album (non)pop di John Cale

"Mercy", un lavoro accessibile - per gli standard del grande musicista

Recensione del 30 gen 2023 a cura di Ernesto Assante

Voto 7/10

La recensione

Che sia un disco ampiamente fuori dai margini dell’attuale scenario musicale lo si può capire subito dalla durata, un’ora e dodici minuti per 12 brani, il più breve dei quali dura cinque minuti, in barba al ‘mainstreaming’. Ma il bello è che non è ‘musicalmente’ fuori dai margini, anzi potremmo per assurdo definirlo, secondo i canoni di Cale ovviamente, un album pop. Perché nonostante tutto è un album che punta a una ‘gradevolezza’, a una comunicabilità che, sempre restando nei canoni di Cale, è assolutamente magnifica.

Non è pop, sia chiaro, siamo lontani da ogni concessione al facile ascolto, ma siamo allo stesso tempo distanti dalla pura e semplice avanguardia, c’è nei brani di Cale l’evidente volontà di ‘muovere e commuovere’ non solo quella di sondare, cercare, scavare, nell’universo dei sentimenti e delle emozioni.

Concedeteci un’esagerazione: prendete ad esempio (se avete tempo e voglia) “Marilyn Monroe’s leg”, con i suoi quasi sette minuti di poesia sonora, in cui entrano rumori, scaglie di vita, su un tappeto elettronico che (ecco l’esagerazione) prova ad incrociare il dream pop, e i Velvet Underground.

Ed è ovvio che nei dodici brani alla fine non c’è né l’uno né gli altri. C’è Cale, che a ottantun’anni prova a confrontarsi non tanto con i molti ed eccellenti artisti che lo accompagnano e lo aiutano, da Weyes Blood agli Animal Collective, da da Actress a Fei Shi, ma con se stesso. Non tradisce il suo stile, lo getta nella contemporaneità, e farlo secondo Cale richiede un’ atteggiamento aperto, non spigoloso, in cui il mistero domina sulla chiarezza ma la lunminosità è altrettanto evidente.

Non sono canzoni, spesso piuttosto dei flussi di coscienza in cui si ritrovano alle volte incisi e strofe, sostenuti dalla voce inconfondibile del gallese, che pare voler inseguire qui e la i suoi tre fantasmi preferiti, quelli di Nico (celebrata in ‘Moonstruck’), quello di Reed e quello di Bowie. Ma la sua ‘solitudine’, vista l’assenza dei tre, lo fa tornare dodici dieci anni dopo, a creare un album di inediti che per molti versi brilla, proprio per la sua apertura, per la capacità di sintetizzare in maniera contemporanea gli elementi che sono propri del suo mondo, e provare a metterci addirittura qualcosa di più.

Niente di sorprendente, dunque, ma tutto di affascinante e magico. 

Tracklist

01. MERCY (07:00)
02. MARILYN MONROE'S LEGS (beauty elsewhere) (06:53)
03. NOISE OF YOU (05:15)
04. STORY OF BLOOD (07:31)
05. TIME STANDS STILL (05:20)
06. MOONSTRUCK (Nico's Song) (05:31)
07. EVERLASTING DAYS (05:02)
08. NIGHT CRAWLING (04:53)
09. NOT THE END OF THE WORLD (06:17)
10. THE LEGAL STATUS OF ICE (07:24)
11. I KNOW YOU'RE HAPPY (05:15)
12. OUT YOUR WINDOW (05:13)
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