«TOURIST - St Germain» la recensione di Rockol

St Germain - TOURIST - la recensione

Recensione del 02 lug 2000

La recensione

Era anni che ce l’aveva in mente di approdare alla Blue Note. Quest’anno, finalmente, il suo sogno è diventato realtà. Ma il passaggio dalla F Comm alla Blue Note è soltanto uno dei molti cambiamenti che fa registrare questo agognato disco (il precedente uscì la bellezza di quattro anni fa). Anzitutto infatti Ludovic Navarre si trova a suonare non più solo, con un agglomerato di macchine e sequencer ma, come già prospettato fin dai suoi esordi, con una vera e propria band composta da una sezione di fiati (sax, flauto, tromba) e un supporto ritmico che non è più dato da una drum machine ma da percussionisti in carne ed ossa. Oltre a ciò Navarre, da sempre fedele alla battuta dritta in 4/4 tipica dell’house, in quest’occasione si inventa 9 brani in cui solo in casi sporadici (in due brani) fa uso della ritmica house, mentre opta, per il resto dei pezzi, per una ritmica phat, in bilico tra hip hop, trip hop e big beat. Deve essere sembrato il vettore ritmico più vicino alle sonorità jazz che entrano ed escono dalle tracce di questo disco quello adottato in questa circostanza. I risultati danno sicuramente ragione a Navarre. Con in mente, forse, quel progetto sperimentale pensato da Greg Osby a metà degli anni 90 con alcuni rapper e hip hop headz newyorkesi, Navarre confeziona una serie di brani in cui, su ritmi sempre di grande impatto, si alternano via via una chitarra jazzy (in “Montego bay spleen”), una voce jazz/ blues che fa pensare ai Neville Brothers (in “Rose rouge”), un piano classico (in “Pont des arts”) piuttosto che assoli di tromba incastonati su un andamento dub ai limiti dell’ipnosi (in “La goutte d’or”). In tutti i casi poi Navarre, sia pur con la testa ormai lontana dalla pista da ballo e innamorato perso per il jazz, dimostra di non aver dimenticato l’elemento che dà credibilità e potere a un DJ: il groove, elemento che incendia, con la sua energia e sensualità, pezzi come “Sure thing” o “La goutte d’or”. In definitiva un album di gran classe che fa ben sperare sul futuro di questo ex DJ house persosi nei meandri del jazz.
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