«MASQUERADE - Bananarama» la recensione di Rockol

Bananarama, due signore del juke-box nel 2022

Niente "Venus" o "Cruel summer", ma un album tutto nuovo per questi 40 anni vissuti tra dance e pop

Recensione del 20 set 2022 a cura di Marco Di Milia

Voto 7.5/10

La recensione

C’era una volta il trio al femminile delle Bananarama, fiero esponente della grande tradizione britannica d’alta classifica. Per oltre cinque anni, dal 1983 al 1990, Siobhan Fahey, Sara Dallin e Keren Woodward hanno tenuto alta la bandiera del pop dance anglosassone, insieme a nomi di punta come Pet Shop Boys, Erasure, Human League e molti altri ancora, conquistando la vetta con hit quali “Robert de Niro's waiting”, “Cruel summer” e la celeberrima cover di “Venus”. Passati i fasti e dal 1991 ridotte in organico a duo, con le sole Dallin e Woodward a dare lustro al proprio nome, a più di quarant’anni dal loro esordio, le Bananarama hanno ora pubblicato un nuovo album di inediti dal titolo di “Masquerade”.

Anni Ottanta, ma non solo 

Il disco, il dodicesimo in carriera, arriva lontano anni luce dai giorni che furono, ma riesce comunque a muoversi agilmente su un synth pop adulto, che tuttavia si dimostra ancora capace di far battere il piede in modo quasi automatico. L’eredità degli anni Ottanta è ben presente nelle undici tracce in scaletta, confezionate con buon mestiere di beat e tastiere dal produttore Ian Masterson secondo un modello più che collaudato, tra i tanti, con Kylie Minogue e Sophie Ellis-Baxtor.

Nonostante l’assenza quasi completa di colpi di scena, “Masquerade” riesce in ogni caso a trovare un equilibrio nemmeno troppo scontato tra presente e passato, prendendo del tutto le distanze da un semplice album “di posizionamento” così come da una mera operazione nostalgia. L’intero progetto ha preso il via per marcare i primi quattro decenni di attività del gruppo, molti dei quali, a onor del vero, trascorsi in una nicchia piuttosto al sicuro dai riflettori delle cronache. Pensato inizialmente come un ep celebrativo dell’anniversario, il lavoro è stato poi ampliato durante il periodo della pandemia, che inevitabilmente ha permesso al duo di dedicare più tempo alla stesura dei pezzi.

Due anime libere

In circa quaranta minuti di musica le Bananarama offrono quindi il punto di vista di due anime inguaribilmente libere su temi quali l’amicizia, le aspettative, l’accettazione, l’inclusività di genere e l’uguaglianza razziale. La stessa Dallin ha precisato il senso di “Masquerade”: “Ci si presenta in modi diversi a seconda della situazione, ma in realtà si desidera solo che le persone vivano come vogliono vivere”. Così, se il brano che dà il titolo al disco è un inno alla libertà personale, in apertura la pulsante “Favourite”, scritta e già incisa dalla figlia di Sara, Alice Dallin-Walker - e che in questa nuova veste nelle sue primissime battute sembra voler riprendere il tema di “Stranger Things” - detta quanto il lavoro ha da raccontare, combinando dance, pop e una buona dose di ottimismo. Ancora, la scaletta scorre veloce e senza particolari cambi di registro, con “Stay wild” in cui Karen e Sara mettono in chiaro la necessità di vivere una vita del tutto autentica, mentre la carica di entusiasmo a cassa dritta resta alta con “Let's go outside” e con la frizzante celebrazione della propria lunga intesa di “Forever young” per chiudersi infine con l'estatica energia di “Waiting for the Sun to shine”.

Nel 2022 potrebbe suonare un tantino fuori tempo un album di due signore che spopolavano ai tempi del juke-box, eppure in “Masquerade” non mancano di certo orecchiabilità, immediatezza, struttura e ritornelli a presa rapida. Tutto ciò che dovrebbe esserci in un buon disco pop.

Tracklist

01. Favourite (03:07)
02. Stay Wild (03:47)
03. Velvet Lies (02:47)
04. Masquerade (04:13)
05. Running With the Night (03:28)
06. Bad Love (03:00)
07. Let's Go Outside (03:45)
08. Brand New (03:32)
09. Need a Little More Time (03:35)
10. Forever Young (03:34)
11. Waiting for the Sun to Shine (04:13)
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