Le star si ribellano al plagio

"La Stampa" pubblica un interessante articolo dedicato alla rivolta dei più noti musicisti inglesi contro il plagio, e in particolare alla «sentenza con cui una giuria di New York ha assolto pienamente Andrew Lloyd Webber, autore di grandi musical di successo come "Il fantasma dell'Opera". Sull’onda di tale verdetto, il suo collaboratore di vecchia data Tim Rice scrive una pungente lettera al "Daily Telegraph" denunciando quell'andazzo. La firma è sua, ma la sua lettera si appoggia su adesioni eccellenti di altri celebri personaggi del mondo musicale: da Mick Jagger a Sting, da Elton John a Phil Collins, da Barry Gibb (dei Bee Gees) a Stephen Sondheim.

"Qualsiasi creatore di un motivo originale - scrive Rice - deve poter disporre di una difesa giuridica se qualcuno ruba o copia il suo lavoro. Ma si assiste a un grave e crescente abuso di questo privilegio. Molti musicisti sconosciuti sono stati in grado di agire con tutta la forza della legge contro l'autore di una canzone di successo, semplicemente perché hanno trovato un avvocato disposto a gestire un'accusa di plagio nella speranza di una parcella in caso di vittoria. Sebbene nella maggior parte dei casi non ci sia alcuna possibilità che l'accusato abbia sentito il motivo in questione, sovente gli è più facile pagare per mettere a tacere la denuncia. Anche se vincesse la causa, infatti, probabilmente non avrebbe alcuna speranza di recuperare le spese legali da un accusatore sovente in bolletta". Tim Rice spiega che il rapporto fra due motivi musicali "può essere complesso"; in quanto, dopo tutto, "il numero delle note musicali è limitato". Ci vorrebbe un giudice estremamente esperto, afferma, per stabilire se "una certa sequenza di note è completamente originale o legittimamente basata su un'antica tradizione, come per esempio i blues".

"Questi pensieri - conclude Rice - mi vengono in mente ogni volta che sento di un celebre musicista o autore di liriche querelato da qualcuno il cui lavoro è così sconosciuto da stupire che possa essere stato sentito o addirittura copiato".

Il riferimento a Lloyd Webber è fin troppo trasparente. Da otto anni il musicista era impegolato nella causa avviata da Ray Repp, commesso in un negozio d'abbigliamento di Baltimora che fa il musicista a tempo perso. Repp sosteneva che "Phantom Song", tema centrale del musical "Il fantasma dell'Opera", era basato su una sua canzone religiosa del 1978, "Till You", in cui aveva musicato un passo del Vangelo di Luca. In diritti d'autore aveva guadagnato l'equivalente di 130 mila lire: chiaro che i miliardi di Lloyd Webber potessero fargli gola. Il musicista inglese si è difeso affermando di non avere mai sentito quella musica, perché - proprio per non "inquinare" la sua mentalità musicale - non ascolta mai la radio in auto e nei locali pubblici fa abbassare il volume della musica. Dopo avere suonato la propria melodia su un piano a coda fatto portare in tribunale, Lloyd Webber ha spiegato di avere scritto quel motivo nel 1983 in Inghilterra, pensando di farlo cantare a colei che era allora sua moglie, Sarah Brightman. E lei, da fedele ex moglie, ha confermato». .


L’articolo è corredato da un box che cita "i plagi più clamorosi": Michael Jackson che avrebbe "preso a prestito" da Al Bano, Patty Pravo da Dan Fogelberg, i Jalisse dai Roxette, Nek da Jorma Kaukonen.
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