L’età non più verde non ferma Ike Turner, grande musicista la cui reputazione personale subì un grave colpo quando l’ex moglie Tina pubblicò la sua biografia in cui lo accusava d’averla picchiata. Nel 1999 Ike tentò di ribattere con un libro, “Takin’ back my name”, ma il lavoro rimase praticamente ignorato. Negli ultimi anni il cantante e chitarrista (vero nome Izear Luster Turner, nato nel Mississippi il 5 novembre 1931) ha faticosamente cercato di riprendere il suo posto. Una volta Little Richard disse: “Quando si parla di rock’n’roll, la gente parla di Chuck Berry, di Little Richard, ma si lascia sempre fuori il personaggio principale. Ike Turner faceva le sue cose prima di loro, l’innovatore è lui”. Riprendendo quasi da zero, un colpo Ike lo ha messo a segno: quest’anno ha vinto un Grammy, quello per “Best traditional blues album”, per il suo ultimo CD, “Risin’ with the blues”. E il 2008 si preannuncia all’insegna di grandi progetti. Ike, intervistato da un mensile britannico, ha voluto parlare solamente di quello che maggiormente gli sta a cuore, la pubblicazione di un singolo che, secondo lui, potrebbe diventare popolare come “Oh happy day” o “We are the world”. “Quest’anno mi sono portato a casa un Grammy”, ha riferito il musicista, “ma l’anno prossimo voglio riprovarci alla grande con una nuova canzone che si chiama ‘Shouldn’t we try love’. Parla del lavorare assieme invece che andare a fare la guerra. C’è un passaggio che fa: ‘Calling out to all my sisters and brothers/Regardless of race, creed or color/The problems of the world will never be solved/Until we put a little love in our hearts/Working together we can make a change/Working together we can have better things/So let’s put our hate aside and let love be our guide’. La sto registrando adesso”.
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