Credits: Emanuela Bonetti / Concessione in uso a Rockol
A vederlo, Dan Kessler potrebbe sembrare uno dei tanti musicisti del nuovo rock arrivato da Inghilterra e America negli ultimi anni. E' vestito da damerino e incontra Rockol nell'albergo più "in" di Milano. Certo, gli Strokes sono più trasandati, ma Dan potrebbe essere quasi scambiato per Brandon Flowers dei Killers, o per uno dei Franz Ferdinand.
Anche musicalmente, le somiglianze ci sono: i suoi Interpol usano una simile mistura di rock e new wave in salsa modernizzata. Anche se i due dischi precedenti sono nettamente migliori di molti di quelli di band arrivate dopo (leggi: Editors, Block Party, eccetera), la fama del gruppo newyorchese è sensibilmente inferiore, sopratutto in Europa.
Riuscirà il terzo disco a cambiare le cose? “Our love to admire” (in uscita questo venerdì) è il primo album per una major, e con diverse novità. Un nuovo stile grafico (foto di animali dopo il minimalismo bianco/nero/rosso di “Turn on the bright lights” e “Antics”), un produttore, Rich Costley, e qualche tastiera, con canzoni generalmente un po' meno oppressive e che in passato.
“Prima di iniziare a lavorare a questo disco ci siamo presi solo 3 mesi di pausa, dopo un sacco di concerti”, racconta Daniel, quasi sminuendo questi cambiamenti apparenti. “Era inevitabile, se volevamo scrivere un po' con calma dopo tutto quel periodo in giro. Abbiamo finito i concerti nell'ottobre del 2005, iniziato a scrivere il gennaio successivo, e terminato il lavoro a fine 2006, quindi in realtà non siamo stati molto lontani dalle scene. Quanto ai cambiamenti”, continua, “E' venuto tutto naturale. Non abbiamo mai fatto proclami di appartenenza a questo genere o quell'immagine. Non ci interessa avere necessariamente continuità. Scrivendo ci siamo resi conto che le canzoni erano più aperte, anche musicalmente, avevano più necessità di cura sonora. Abbiamo pensato che potevamo produrcelo da soli, come abbiamo sempre fatto, ma poi abbiamo pensato che una voce esterna ci poteva dare una mano non tanto a dare forma alle canzoni – quella c'era già – ma a tirare fuori il suono migliore. Ecco la scelta di Rich, che ci ha dato una mano anche sul mixaggio, seguendo tutto il lavoro”.
Tutto sembra filare liscio, nel mondo degli Interpol, allora. “Il disco difficile è il secondo, non il terzo. Non è tanto la pressione che ti mette la gente, ma quella che ti metti da solo, quella di ottenere in pratica quello che ti sei immaginato nella testa, fare in modo che non si perdano i dettagli che vorresti avere a livello sonoro”, dice Daniel.
“Understatement”, sembra la parola chiave del gruppo: Daniel conferma il profilo basso e la cura dei dettagli. Per esempio, in un mondo musicale globalizzato, “Our love to admire” è stato molto cercato dai “pirati” della Rete – ne circolavano un paio di versioni false che in realtà nascondevano l'ultimo disco dei Killers più il singolo “The Heinrich manoevure” - ma è trapelato solo molto tardi, a ridosso dell'uscita. Daniel sorride – non sapeva della falsa versione in Rete – ma dice: “Si, in effetti ci siamo stati molto attenti. Non è che siamo contro la Rete, ma ci piace creare attesa vera, come capitava a me quando era ragazzino che aspettavo con ansia il giorno dell'uscita di un disco che mi piaceva, e poi potevo toccarlo, vederlo per intero”.
Per chi vorrà vedere non solo il disco ma anche la band, dovrà attendere l'autunno: dopo un'estate di concerti sparsi tra Europa ed America (tra cui alcuni da spalla ai Pearl Jam), gli Interpol torneranno per due date in Italia, il 12 novembre a Firenze e il giorno dopo a Milano.
Anche musicalmente, le somiglianze ci sono: i suoi Interpol usano una simile mistura di rock e new wave in salsa modernizzata. Anche se i due dischi precedenti sono nettamente migliori di molti di quelli di band arrivate dopo (leggi: Editors, Block Party, eccetera), la fama del gruppo newyorchese è sensibilmente inferiore, sopratutto in Europa.
Riuscirà il terzo disco a cambiare le cose? “Our love to admire” (in uscita questo venerdì) è il primo album per una major, e con diverse novità. Un nuovo stile grafico (foto di animali dopo il minimalismo bianco/nero/rosso di “Turn on the bright lights” e “Antics”), un produttore, Rich Costley, e qualche tastiera, con canzoni generalmente un po' meno oppressive e che in passato.
“Prima di iniziare a lavorare a questo disco ci siamo presi solo 3 mesi di pausa, dopo un sacco di concerti”, racconta Daniel, quasi sminuendo questi cambiamenti apparenti. “Era inevitabile, se volevamo scrivere un po' con calma dopo tutto quel periodo in giro. Abbiamo finito i concerti nell'ottobre del 2005, iniziato a scrivere il gennaio successivo, e terminato il lavoro a fine 2006, quindi in realtà non siamo stati molto lontani dalle scene. Quanto ai cambiamenti”, continua, “E' venuto tutto naturale. Non abbiamo mai fatto proclami di appartenenza a questo genere o quell'immagine. Non ci interessa avere necessariamente continuità. Scrivendo ci siamo resi conto che le canzoni erano più aperte, anche musicalmente, avevano più necessità di cura sonora. Abbiamo pensato che potevamo produrcelo da soli, come abbiamo sempre fatto, ma poi abbiamo pensato che una voce esterna ci poteva dare una mano non tanto a dare forma alle canzoni – quella c'era già – ma a tirare fuori il suono migliore. Ecco la scelta di Rich, che ci ha dato una mano anche sul mixaggio, seguendo tutto il lavoro”.
Tutto sembra filare liscio, nel mondo degli Interpol, allora. “Il disco difficile è il secondo, non il terzo. Non è tanto la pressione che ti mette la gente, ma quella che ti metti da solo, quella di ottenere in pratica quello che ti sei immaginato nella testa, fare in modo che non si perdano i dettagli che vorresti avere a livello sonoro”, dice Daniel.
“Understatement”, sembra la parola chiave del gruppo: Daniel conferma il profilo basso e la cura dei dettagli. Per esempio, in un mondo musicale globalizzato, “Our love to admire” è stato molto cercato dai “pirati” della Rete – ne circolavano un paio di versioni false che in realtà nascondevano l'ultimo disco dei Killers più il singolo “The Heinrich manoevure” - ma è trapelato solo molto tardi, a ridosso dell'uscita. Daniel sorride – non sapeva della falsa versione in Rete – ma dice: “Si, in effetti ci siamo stati molto attenti. Non è che siamo contro la Rete, ma ci piace creare attesa vera, come capitava a me quando era ragazzino che aspettavo con ansia il giorno dell'uscita di un disco che mi piaceva, e poi potevo toccarlo, vederlo per intero”.
Per chi vorrà vedere non solo il disco ma anche la band, dovrà attendere l'autunno: dopo un'estate di concerti sparsi tra Europa ed America (tra cui alcuni da spalla ai Pearl Jam), gli Interpol torneranno per due date in Italia, il 12 novembre a Firenze e il giorno dopo a Milano.
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