Credits: Giuseppe Pappalettera / Concessione in uso a Rockol
Poca malinconia e toni caustici sul reportage da Woodstock di Riccardo Romani sul “Corriere della Sera”:
“Trent'anni dopo, per arrivare fino al palco di Woodstock, ti fanno transitare di fronte ad un sinistro aereo bombardiere in pensione, che sembra osservare placido la fiumana di giovani che ha tre giorni di tempo per dissotterrare uno spirito sepolto sotto a cataste di progresso, cavi per le connessioni su Internet e 330 milioni di litri della bevanda sponsor di questo circo. Ed erano in 150 mila… per assistere, ieri, all'apertura del Festival con il concerto di James Brown. Per aiutare a ricreare l'atmofera… vendono magliette psichedeliche e appendono ovunque cartelli verdi con scritto: «Woodstock for Peace». Ma quando ti chiedono 7 dollari per un hot dog, capisci che, sì, tutti qui si vogliono bene, ma è meglio se hai i soldi con cui pagarti l'ingresso: 180 dollari per la tre giorni, circa 340 mila lire. Hanno piazzato sportelli bancomat sui prati, ma ieri c'erano ancora 50 dei 250 mila biglietti previsti, invenduti. Woodstock, quello vero, pare lontano anni luce anche guardando al palco, dove rap, hip-hop, techno e rock convivono benissimo”. Romani riporta anche la polemica dichiarazione dell’assente Carlos Santana: “Non c'è niente di male a fare grandi concerti, ma lascino da parte l'etichetta Woodstock. Non sanno di cosa parlano. Questo concerto è solo una macchina per fare soldi. Trent'anni fa credo che la gente suonasse gratis, e tutti volevano solo stare assieme e spassarsela. Eventi come quello non si replicano, amore e pace erano manifesto di una generazione, qui conta soltanto il business”.
“Trent'anni dopo, per arrivare fino al palco di Woodstock, ti fanno transitare di fronte ad un sinistro aereo bombardiere in pensione, che sembra osservare placido la fiumana di giovani che ha tre giorni di tempo per dissotterrare uno spirito sepolto sotto a cataste di progresso, cavi per le connessioni su Internet e 330 milioni di litri della bevanda sponsor di questo circo. Ed erano in 150 mila… per assistere, ieri, all'apertura del Festival con il concerto di James Brown. Per aiutare a ricreare l'atmofera… vendono magliette psichedeliche e appendono ovunque cartelli verdi con scritto: «Woodstock for Peace». Ma quando ti chiedono 7 dollari per un hot dog, capisci che, sì, tutti qui si vogliono bene, ma è meglio se hai i soldi con cui pagarti l'ingresso: 180 dollari per la tre giorni, circa 340 mila lire. Hanno piazzato sportelli bancomat sui prati, ma ieri c'erano ancora 50 dei 250 mila biglietti previsti, invenduti. Woodstock, quello vero, pare lontano anni luce anche guardando al palco, dove rap, hip-hop, techno e rock convivono benissimo”. Romani riporta anche la polemica dichiarazione dell’assente Carlos Santana: “Non c'è niente di male a fare grandi concerti, ma lascino da parte l'etichetta Woodstock. Non sanno di cosa parlano. Questo concerto è solo una macchina per fare soldi. Trent'anni fa credo che la gente suonasse gratis, e tutti volevano solo stare assieme e spassarsela. Eventi come quello non si replicano, amore e pace erano manifesto di una generazione, qui conta soltanto il business”.
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