Comunicato Stampa: 'Napolettango' di Lello Giulivo in anteprima a Napoli

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In anteprima assoluta, lunedì 12 febbraio al Teatro Bellini di Napoli
LELLO GIULIVO PRESENTA ‘NAPOLETTANGO’
UN DISCO ED UNO SPETTACOLO PER L’INCONTRO IN MUSICA TRA CANZONE NAPOLETANA E TANGO

Incontro in musica tra Napoli e Buenos Aires in ‘Napolettango’, nuovo lavoro discografico di Lello Giulivo. Realizzato a partire dalle rielaborazioni e dagli arrangiamenti di Federico Odling, il disco, il primo da solista del cantante ed attore partenopeo, sarà presentato a Napoli, nel suo allestimento per le scene, lunedì 12 febbraio, alle ore 21, in anteprima assoluta al Teatro Bellini (in via Conte di Ruvo, ad ingresso libero).
Questo lavoro, prodotto da Progetto Teatro di Paola Sansone, segna per Lello Giulivo (una carriera che va da ‘La Gatta Cenerentola’ di Roberto De Simone al ruolo di ‘brutish roman soldier’ nel film ‘The Passion’ di Mel Gibson) un ritorno alle magiche sonorità del tango nel suggestivo incontro qui ideato e proposto per esso con la canzone napoletana. Un progetto che continua un discorso iniziato dall’artista nel 2004 con la magnifica esperienza dello spettacolo ‘Amore di tango’ per la regia di Lindsay Kemp realizzato per i festival La Versiliana e Leuciana.
‘L’idea di realizzare questo disco e l’omonimo spettacolo – sottolinea Lello Giulivo - nasce dal mio grande desiderio di misurarmi, da cantante ed interprete, con la canzone napoletana ed i tanghi dei primi del ‘900’.
Preziosa fonte di ispirazione per il lavoro, che oggi viene presentato al pubblico nella sua forma definitiva, è stata l’opera di due grandi interpreti del passato, due ‘capiscuola’ ognuno nel suo genere, come Gennaro Pasquariello e Carlos Gardel. ‘Napolettango – continua l’artista – vuole essere anche un omaggio a queste due straordinarie figure: il primo, interprete archetipico della ‘canzone di giacca’, della ‘macchietta’ e della ‘voce ricamatrice’; il secondo, massima espressione di quella ‘canzone tango’ non più relegata a musica da trivio e finalmente riconosciuta e consacrata quale sublime forma d’arte in tutto il mondo’.
Nei quindici brani che compongono la tracklist del cd, le due grandi civiltà musicali si accostano, spesso si sfiorano, talvolta si sovrappongono suggerendo per esse una deriva tesa ad esaltarne i tratti comuni, come ad esempio la passionalità, profonda ed estrema, tipica dei popoli del sud.
Con Lello Giulivo in studio, come naturalmente anche in scena, suonano Federico Odling (violoncello), Vittorio Ricciardi (flauto e ottavino), Arturo Viola (clarinetto), Maurizio Villa (chitarra, banjo e mandolino), Ottavio Gaudiano (contrabbasso).
La direzione musicale, le rielaborazioni e gli arrangiamenti sono di Federico Odling, il disegno luci di Gigi Ascione, la direzione tecnica di Rosario Imparato. La presentazione al Teatro Bellini di Napoli è realizzata con il sostegno della Regione Campania, della Provincia di Napoli, del Comune di Napoli e dell’Imaie. Per informazioni: tel. 0815606681

NAPOLETTANGO
Una nota di Lello Giulivo

L’idea di realizzare questo concerto nasce dal mio grande desiderio di misurarmi, da cantante ed interprete, con la canzone napoletana e la canzone tango dei primi del ‘900.
Queste due grandi espressioni musicali si accostano, si sfiorano, sono una parte dell’altra, ed entrambe hanno avuto mirabili interpreti che hanno contribuito a renderle famose in tutto il mondo. I due più grandi interpreti, tanto da essere considerati i capiscuola ognuno nel suo genere, sono sicuramente Gennaro Pasquariello e Carlos Gardel; ed è a loro che mi sono ispirato per la realizzazione di questo progetto. Il primo, interprete e procreatore della Canzone di Giacca, della Macchietta, della Voce Ricamatrice; il secondo, autore ed interprete di quella Canzone Tango non più relegata a musica da postribolo ma, finalmente, riconosciuta e consacrata anche dalle classi sociali più elevate. Due generi distanti eppure tanto simili, due espressioni di una passionalità profonda ed estrema, tipica dei popoli meridionali. (Lello Giulivo)

Una nota di Federico Odling
Ho accettato la proposta di Lello con la consapevolezza del ‘limite’ costituito da un organico di strumenti preesistente, derivato dallo spettacolo teatrale dal quale è stato estratto gran parte del materiale qui rielaborato, ma deciso ad utilizzarlo in quanto matrice. La mia idea è stata quella di avere sì una sonorità stereotipata ma, nell’arrangiamento, travestita e ricontestualizzata in altre forme musicali, culturalmente parallele anche se distanti geograficamente. Sono partito da una riflessione sull’anima migrante (frutto cioè di numerose influenze, provenienti da paesi di usi e costumi diversi, incrociatesi in un dato luogo) del tango e della canzone napoletana e di come, a loro volta, abbiano in comune una città di riferimento: Parigi. E’ questa città che, agli inizi del secolo scorso, viene riconosciuta come capitale culturale europea, e quindi del mondo, ed è in questa città che, nella musica e in altre discipline, si svilupperanno le prime ‘rivoluzioni formali’ dando origine a movimenti di artisti e di intellettuali, alcuni dei quali riconosceranno ai due repertori, che ebbero grande successo grazie all’apporto di due grandi interpreti quali Gardel e Pasquariello, un’indiscutibile potenza espressiva che sa raccontare l’anima di due popoli assai distanti geograficamente ma molto vicini per sensibilità ed emozioni. (Federico Odling)

Una presentazione di Sergio Bardotti
Lello, tu canti Gardel e trovo ‘o cafè del baretto di Boca veramente bbuono; canti Bovio, De Curtis, Tagliaferri e il mate di via Chiaia è il migliore. Poi Carlito diventa Pasquariello e a Baires spunta il Vesuvio. Miracoli di una voce, la tua. E di un sound, quello di Federico, meticcio e purissimo al tempo stesso. Miracoli di un’orchestra piccola e molto, molto grande. Miracoli di un’idea. Quando Horacio Salgan accompagnò Armando Gil, il Rio de la Plata sfociò a Mergellina, Borges chiese in parlesia una sfogliatella mentre Di Giacomo ritoccava Marechiaro in lunfardo. I tempi, i luoghi, le persone, le date non corrispondono? Lascio la cronaca ai libri di storia, mi tengo la Zoologia Fantastica di Borges e il tuo disco. Napoli e Buenos Aires, capitali della musica popolare di tradizione europea ( Rio, L’Avana e New Orleans aggiungono solo un po’ di pelle nera). Povera gente e intellettuali scrivono e cantano degli stessi sentimenti con lo stesso dialetto, lo stesso gergo, la stessa espressione. Sud Atlantico come sud Mediterraneo. Decenni stepitosi, appassionati. Hanno cantato per sempre. Come spero tu, che li hai uniti. Grazie, Lello. Grazie, Federico. (Sergio Bardotti)

Cast
Lello Giulivo (voce)
Vittorio Ricciardi (flauto e ottavino)
Arturo Viola (clarinetti in Sib, La, Mib e clar.basso)
Federico Odling (violoncello)
Maurizio Villa (chitarra, banjo e mandolino)
Ottavio Gaudiano (contrabbasso)


Crediti
Federico Odling (direzione musicale, rielaborazioni e arrangiamento)
Gigi Ascione (disegno luci)
Rosario Imparato (direzione tecnica)
Carlo Gentiletti (fonico)
Mario Esposito (tecnico luci)
Vincenzo Bergamene (immagine e grafica)
Oreste Lanzetta (foto)
A.G.N. Napoli (stampa)
Aldo Cirella (amministrazione)

Prodotto da Progetto Teatro di Paola Sansone
Registrazioni effettuate presso Il Parco (Napoli)
Distribuzione - Lucky Planets

La presentazione al Teatro Bellini è realizzata in collaborazione con:
Regione Campania, Comune Di Napoli, Provincia Di Napoli, Imaie

‘Napolettango’: i brani in programma
1- Coro degli Emigranti (Viviani)
2- Mi Buenos Aires querido (Le Pera - Gardel)
3- Rundinella (Galdieri - Spagnolo)
4- Por una cabeza (Le Pera - Gardel)
5- Volver (Le Pera - Gardel)
6- Core furastiero (Melina - E.A.Mario)
7- Sus ojos se cerraron (Le Pera - Gardel)
8- Interludio (Odling) - strumentale -
9- Che calze vo’? (Bonenzio - Valente)
10- Pecché ddoie nun fanno tre (Chiurazzi - Colonnese)
11- Lejana tierra mia (Le Pera - Gardel)
12- Melodia de arrabal (Le Pera - Gardel)
13- Guappo song'io (Bovio - Valente - Tagliaferri)
14- Golondrinas (Le Pera - Gardel)
15- Beguine evergreen (Odling) - strumentale -
16- El dia que me quieras (Le Pera - Gardel)
17- 'O Balcone 'e Napule (Murolo - De Curtis)
18- L’ Emigrante (Viviani)
19- Cuesta abajo (Le Pera - Gardel)
20- Ammore ‘e tango (Coletta - Sinagra)

Nel corso della serata Lello Giulivo proporrà anche brani da ‘La lettera smarrita’, un racconto di Manlio Santanelli.

Lello Giulivo
Debutta nel 1975 come cantante e attore, frequenta stages di mimo e di canto corale. Nel 1979 entra a far parte della compagnia diretta dal M.tro Roberto De Simone, collaborando alle sue opere più rappresentative: “La Gatta Cenerentola”, “Festa di Piedigrotta”, “L’Agamennone” . Dal ’86 al ’91 fa parte della Nuova Compagnia di Canto Popolare. Ed ancora in teatro è fra i protagonisti di numerosi altri spettacoli di successo quali: “Novecento Napoletano”, “Masaniello”, “Uomo e Galantuomo”, “Medea”, “Canto di un venditore ambulante”. Per il Cinema: “Incantesimo Napoletano”. “Mare Largo”, “The Sopranos”, “The Passion”, “Luisa Sanfelice” . Per la musica: “Messa di Requiem in memoria di Pasolini”, “Sona Sona”, “Penziere Mieje”, “Carmina Vivianea”.

Cenni storici
GENNARO PASQUARIELLO (1869-1958)
Ma insomma, è giusto chiedersi, quale era il segreto di Pasquariello? Quali doti misteriose lo elevavano al disopra dei tanti e tanti cantanti di musica leggera di cui pure, anche allora, pullulava l’intera Europa, fastosa e festosa? L’uomo, diciamo subito, era di aspetto tutt’altro che gradevole; e ciò, specialmente in quel periodo postliberty in cui ancora s’idolatrava la bellezza, era nient’affatto da sottovalutare. E lui era piccolo, panciuto, rubicondo, tozzo e anche goffo; e gli occhi, li aveva rotondi e quasi bovini; e le sue movenze erano a dir poco ineleganti. Vederlo per la strada, camminare, doveva essere uno spettacolo deludente. Le ghette, il gilè, la lobbia, il bastone dal pomo d’avorio, non contribuivano affatto a snellire la sua figura. Sul palcoscenico, però, Pasquariello come per miracolo diventava improvvisamente bello: lo splendore della sua voce aveva finito per rendere gradevoli pure le sue sembianze. Effetto, certo, anche della mimica che, non per raggiunta tecnica bensì per innata consapevolezza, in lui era ammaliantissima; ma questa mimica, va chiarito subito, non tendeva mai a sopraffare il filo di voce; a seguirlo, piuttosto. Possedeva, Gennaro Pasquariello, una voce baritonale, dal timbro caldo, alquanto grave ma che al momento giusto diventava ariosa, senza che si avvertissero forzature nei passaggi. C’è anzi, a questo proposito, da aggiungere che Pasquariello non sacrificava mai le parole alla comodità vocale, rifuggiva da certi appoggi di mestiere, e al cospetto di una nota per lui ostica preferiva, piuttosto che abbandonarsi a virtuosismi, rifugiarsi onestamente nel parlato; e anche il parlato, come per un sortilegio, diventava canto. Prim’ancora che cantare, Pasquariello narrava, e narrava, appunto, con un filo di voce. (Vittorio Paliotti, in: Storia della canzone napoletana, Roma 1996)

CARLOS GARDEL (1880-1935)
Alle origini il tango era coreografia e danza, successivamente si fece musica e un giorno arrivò il cantante. Il cantante di tango è il legame tra la poesia musicalizzata e il pubblico che l’ascolta. Le origini debbono essere cercate nella ‘cancion popular’ dei ‘payadores’ quando appare sulla scena Josè Betinotti che cerca di portare nella città i versi e le musiche della campagna. Simultaneamente, Pascual Contursi canta i suoi propri testi con musiche di altri brani fino a quando compone ‘Mi noche triste’ che comincia a proporre in stile cittadino. Gardel arriva dopo. Prende l’idea di Contursi e crea un legame tra la proposizione cittadina e le conoscenze ‘criollas’ che aveva sviluppato insieme a Josè Razzano. Gardel cantò sempre la nostalgia, non solo quella dell’amor perduto o della terra lontana, ma anche quella delle cose umili e semplici, e quando le dittature spingeranno gli esuli lontani per il mondo egli diventerà il profeta di una nostalgia sempre più grande. Nelle sue canzoni egli è sempre testimone e accusatore del degrado che l’età e, a volte, il vizio causano alla donna; al contrario l’uomo sembra essere immune all’azione del tempo. Egli ebbe tutto dell’eroe mitico: le sue incerte origini, la riservatezza della sua vita intima, la morte violenta e ingiusta con la sua morale sull’inevitabilità del destino, i suicidi di donne che si dettero fuoco per morire bruciate come lui. Il fatto è che Gardel aveva qualcosa che stava sopra ad ogni altra considerazione: una nobiltà spirituale, una grandezza da tutti riconosciuta che penetrava nel profondo dell’affetto popolare al di là della sua incommensurabile supremazia come interprete della musica rioplatense. (Alfredo Liberatori, in: Carlos Gardel, Napoli 2003)
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