Eamon: 'Sono i fan a dovermi giudicare'

Alcuni il sogno di scrivere e registrare una hit lo inseguono per tutta la vita. Lui, invece, l'ha realizzato non ancora ventenne, quando ancora viveva a casa dei genitori: "Fuck it", il suo ascoltatissimo (e censuratissimo) singolo di debutto, ha proiettato un giovane newyorchese come tanti da Staten Island alla vetta delle chart mondiali, creando il fenomeno. Ora Eamon ci riprova, lanciando sul mercato "Love&pain", sua seconda prova sulla lunga distanza. "Già, ma non scritto il mio secondo album con l'ossessione di bissare il successo del primo", ci assicura lui, comodamente seduto nella sede milanese della sua casa discografica: "Io posso solo fare del mio meglio, scrivendo brani più belli e cantandoli meglio: del resto non mi preoccupo, perché saranno i miei fan ad esprimere il verdetto. Certo, non posso non ammettere che 'Love&pain' mi piaccia molto di più, perché io sono maturato, e le registrazioni sono state fatte in modo molto più professionale. Inoltre, i brani raccolti nel mio primo disco sono stati tutti scritti nel giro di oltre quattro anni, mentre quelli nuovi non sono più vecchi di due anni, e sono stati scritti con maggiore consapevolezza". Consapevolezza, già. Nonostante la sua immagine possa essere, per certi versi, associata al tipico artista di urban / r'n'b mainstream, Eamon dimostra una certa sensibilità tutt'altro che scontata: "Definire la mia musica? Beh, ci riverso tutte le mie passioni, dall'r'n'b al soul, passando per i Wu Tang Clan... Hip hop? Proprio no! L'hip hop è uno stile di vita, che per me è esistito negli anni Ottanta fino a metà dei Novanta. La old school, tanto per intenderci. Quella di oggi preferisco definirla rap music, ma proprio non mi piace... Tranne gli Outkast, perché sanno essere originali senza ricorrere ad atteggiamenti ridicoli". Divenuto celebre grazie ad una storia d'amore andata male ("Fuck it", appunto), Eamon torna sul "luogo del delitto" con "Love&pain"... "E' un bel titolo per un disco che parla di relazioni, perché esprime i due lati della vita: quello piacevole, solare, e quello cupo, duro. Nella vita di tutti noi ci sono momenti belli e momenti brutti: a me interessano entrambi, perché entrambi fanno parte a pieno titolo della quotidianità di ognuno di noi". E' molto legato, Eamon, alla quotidianità: "Certo. Anzi, l'aspetto più spiacevole di essere diventato una celebrità è l'aver perso un rapporto autentico con alcune persone. Come quando sei in un negozio e vieni riconosciuto: la gente non ti tratta più come se fossi uno qualsiasi. Il fatto è che io sono uno qualsiasi, e non mi interessa essere trattato come una star". Certo deve essere dura, a New York... "Sì, ma mi ci trovo molto bene. Amo la mia città, amo il fatto che sia abitata da persone tanto diverse, dove tutto e tutti si muovono in modo tanto veloce. Erò lì, quell'undici settembre, a casa dei miei genitori a Staten Island, il mio quartiere, separato dalle torri solo da un paio di chilometri d'acqua. Mi svegliai al primo schianto, mio padre corse da me e mi disse: 'Vieni a vedere...'. Appena sveglio riuscii ad assistere al secondo schianto alla TV. Poi uscii, e - dall'altra parte del fiume - scorsi Manhattan avvolta in enormi nuvole di fumo...". Tanto legato alla Grande Mela, ma altrettanto legato all'Italia, Eamon: "So che sembra una fase fatta, da tour promozionale: 'Questo è il posto più bello dove sia mai stato'. Ma per quanto mi riguarda è vero. Amo l'Italia, sono sempre stato accolto calorosamente, le persone sono fantastiche... Sono contento che, nei primi mesi del 2007, il tour in supporto a 'Love&pain' partirà dall'Europa". Una scelta che ci lusinga... "Sì, grazie. Però è anche una scelta strategica della mia etichetta. Dopotutto, il mio lavoro è cantare...".
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