Il "Corriere della Sera" riferisce di un «Botta e risposta fra Bruno Lauzi e Mogol. Lauzi, a margine di un convegno che avvicina la poetica di Leopardi a quella delle canzoni moderne, in una lettera al quotidiano "Il Foglio" di ieri (25 giugno) scrive: "Il Centro studi leopardiani di Recanati ha solennemente dichiarato che Mogol è l'erede diretto di Giacomo Leopardi". "Agghiacciante" aggiunge l'artista genovese che accusa "l'assessorato alla Pseudocultura di sinistra di Ancona" di cercare i favori dei "’ggiovani’, potenziali elettori di domani". E conclude: "Siamo passati da Togliatti a D'Alema, da Nenni a Intini, da De Gasperi a Marini, ma anche all'orrore ci dovrebbe essere un limite". Si difende Mogol: "Mi aspettavo le proteste dei soliti Soloni. Il grido agghiacciato arriva invece da un collega. Mi dispiace che questi primi riconoscimenti alla cultura popolare siano accolti con tanto dispiacere da coloro che la rappresentano". Parla di "equivoco" Franco Foschi, direttore del Centro studi: "Nel convegno da noi promosso non abbiamo mai detto che Mogol è l'erede di Leopardi. Era un confronto sulla musica popolare di cui lui è un grande interprete"».
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