No, quest’anno non abbiamo un vincitore. Abbiamo deciso di annullare il referendum dei lettori, per la prima volta da quando lo realizziamo (era il 2001).
Vi ricordiamo il meccanismo: tramite un “form”, a cui si accedeva da un banner in home page di Rockol, si inviava il titolo del disco migliore e di quello più deludente dell’ultimo anno, indicando la propria mail. A noi questo modulo arrivava come una mail, con come mittente l’indirizzo scritto nel modulo. Unica condizione era: un voto per persona. I voti multipli venivano cancellati, per garantire un po’ di equità. Negli anni passati era successo che qualcuno facesse “spamming”, inviasse cioè voti a raffica, molto spesso dagli stessi indirizzi. Li abbiamo sempre intercettati e eliminati dai conteggi: il referendum non voleva essere una gara, ma uno specchio dei gusti dei nostri lettori.
Quest’anno è successa però una cosa singolare: non un solo tentativo di falsare il risultato, ma cinque, sei, sette: ne abbiamo perso il conto. Ce ne siamo accorti molto semplicemente: c’erano voti che arrivavano a ondate, in proporzioni molto più consistenti che per gli altri artisti, e spesso da indirizzi fasulli (abbiamo scritto per prova a diversi “mittenti”, ricevendo come risposta un messaggio d’errore). Qualcuno potrà dire: non c’era scritto sul regolamento che questa cosa non si poteva fare. Vero, perché non c’era un regolamento: il referendum di Rockol non è una lotteria nazionale, ma solo un modo per permettere ai
Quando abbiamo scrutinato i voti, la classifica era oggettivamente impresentabile, perché chiaramente viziata da questi depistaggi. A malincuore abbiamo deciso di lasciar perdere, e di non annunciare la graduatoria finale: ci è parsa la scelta migliore da compiere. Insomma, abbiamo sbagliato noi a fidarci del buon senso e della buona fede delle persone, e ha sbagliato chi ha cercato di falsare il referendum prendendoci per scemi. La prossima volta, se rifaremo il referendum, prenderemo delle contromisure: voti sempre individuali, ma personali, verificabili e verificati. Alla prossima volta, allora. Forse.
la redazione di Rockol
Il motivo? Semplice: qualcuno ha pensato di “usare” il referendum, trasfomandolo in uno strumento per far vincere il proprio artista preferito, quando invece il referendum dovrebbe essere un sondaggio tra i nostri lettori per capire cosa è piaciuto e cosa no dell’anno appena finito.
Vi ricordiamo il meccanismo: tramite un “form”, a cui si accedeva da un banner in home page di Rockol, si inviava il titolo del disco migliore e di quello più deludente dell’ultimo anno, indicando la propria mail. A noi questo modulo arrivava come una mail, con come mittente l’indirizzo scritto nel modulo. Unica condizione era: un voto per persona. I voti multipli venivano cancellati, per garantire un po’ di equità. Negli anni passati era successo che qualcuno facesse “spamming”, inviasse cioè voti a raffica, molto spesso dagli stessi indirizzi. Li abbiamo sempre intercettati e eliminati dai conteggi: il referendum non voleva essere una gara, ma uno specchio dei gusti dei nostri lettori.
Quest’anno è successa però una cosa singolare: non un solo tentativo di falsare il risultato, ma cinque, sei, sette: ne abbiamo perso il conto. Ce ne siamo accorti molto semplicemente: c’erano voti che arrivavano a ondate, in proporzioni molto più consistenti che per gli altri artisti, e spesso da indirizzi fasulli (abbiamo scritto per prova a diversi “mittenti”, ricevendo come risposta un messaggio d’errore). Qualcuno potrà dire: non c’era scritto sul regolamento che questa cosa non si poteva fare. Vero, perché non c’era un regolamento: il referendum di Rockol non è una lotteria nazionale, ma solo un modo per permettere ai
nostri lettori
di dire la loro, e non uno strumento per dare un’occasione di visibilità a qualche gruppo organizzato di persone.
Quando abbiamo scrutinato i voti, la classifica era oggettivamente impresentabile, perché chiaramente viziata da questi depistaggi. A malincuore abbiamo deciso di lasciar perdere, e di non annunciare la graduatoria finale: ci è parsa la scelta migliore da compiere. Insomma, abbiamo sbagliato noi a fidarci del buon senso e della buona fede delle persone, e ha sbagliato chi ha cercato di falsare il referendum prendendoci per scemi. La prossima volta, se rifaremo il referendum, prenderemo delle contromisure: voti sempre individuali, ma personali, verificabili e verificati. Alla prossima volta, allora. Forse.
la redazione di Rockol
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