Come funziona Sanremo 2027
Sanremo quest’anno è cominciato a settembre. Dietro le quinte ovviamente si lavora da mesi - praticamente dalla fine dell’edizione 2026, ma per la prima volta il direttore artistico ha scelto di raccontare in prima persona il regolamento. Mai successo: il regolamento veniva pubblicato e basta, senza troppi annunci. E ci sono novità per l'edizione 2027: cambiamento nella tradizione o gattopardescamente, secondo il principio “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”.
Oggi, nella sede Rai di via Mecenate a Milano, negli studi di “Affari tuoi”, il neo direttore artistico e conduttore Stefano De Martino ha convocato la stampa per presentare il regolamento, affiancato dal vicedirettore Claudio Fasulo, l’uomo macchina del Festival.
Novità e conferme
La grande novità è Sanremo 2027 avrà di fatto tre gare separate: quella principale, la serata delle cover e la “serata Performance” che assegnerà il posto italiano all’Eurovision. Cover e Performance non incideranno sulla classifica generale Per Sanremo continueranno a votare Sala Stampa, Radio e Giuria Popolare, che comprende televoto e voto online - per la prima volta al festival. Nella fase finale accederanno da tre a cinque artisti e l’ultimo voto sarà affidato solo alla Giuria Popolare, pesando per il 50% sul risultato conclusivo e portandosi dietro “un tesoretto” – definizione di Stefano De Martino, molto “Ballando con le stelle”, – accumulato nelle serate precedenti. La serata Performance sarà invece decisa al 50% dal pubblico e al 50% da una nuova Giuria Internazionale di Esperti (tutta da definire, così come i meccanismi di votazione). Fine garantita all'1 e 03: "all'1 me ne vado", scherza DeMartino.
Queste novità si uniscono a quelle già trapelate. Il Festival di Sanremo 2027 si svolgerà dal 16 al 20 febbraio. Gli artisti in gara saranno 24: 23 scelti direttamente da De Martino e il vincitore di Sanremo Giovani 2026. Sparisce quindi nuovamente la distinzione tra Big e Nuove Proposte: il vincitore della competizione dedicata agli emergenti, che terminerà il 18 dicembre, entrerà direttamente nella gara principale. De Martino giura che non saranno di più: “questo impianto è fatto per 24 artisti, non aumenteranno”. E del voto popolare finale dice fin da subito”: Quello che accade fuori spesso non è aderente alla bolla di sanremo. Nella vita di Sanremo a determinare il successo delle canzoni è il pubblico”.
L’approccio di De Martino
Una risposta che rivela l’approccio di De Martino: assertivo nel rompere alcune ritualità consolidate, ma anche cauto e consapevole che la sua credibilità musicale – per lui che non arriva dalla musica – è ancora in costruzione. “Mi sento più alfabetizzato sull’argomento, mi sento più sereno”, spiega oggi De Martino. In conferenza non è stato citato Fabrizio Ferraguzzo, manager e discografico stimatissimo nell’ambiente, consulente di De Martino ed è centrale anche nei rapporti con gli addetti ai lavori in campo musicale, visto che negli ultimi anni circolava una certa insoddisfazione sui processi decisionali che coinvolgono gli artisti. Qualche perplessità, però, serpeggia ancora. La “serata Performance” aumenta lo spettacolo e sembra essere stata accolta positivamente, ma lascia aperta qualche domanda. Se un cantautore o una cantautrice “puro” va a Sanremo, cosa potrà offrire in una serata “performance” pensata per l’Eurovision? “Si può cambiare arrangiamento, ma mantendendo l'impianto della canzone. L’invito è divertirsi, a esprimere il proprio mondo estetico e culturale, senza ospiti”, spiega De Martino (ma - aggiungiamo noi - che le regole spettacolari di Eurovision tendono a favorire un tipo preciso di proposta musicale ed è questo il motivo di queste perplessità).
Il voto della sala stampa
Altra polemica sul voto della sala stampa, che ogni anno è al centro di discussioni. Rockol, vi ricorderete, rende trasparenti i propri voti ed è scettica sull’utilità che la stampa diventi parte del processo spettacolare.
Alla richiesta di chiarimenti sull’opportunità che la stampa continui a votare, anche tenendo conto che alla giuria partecipano giornalisti non necessariamente specializzati in musica e spettacolo, Claudio Fasulo ha difeso il sistema attuale, definendolo bilanciato e ricordando che nessun giornalista è obbligato a votare. Secondo il vicedirettore, chi ritiene incompatibile il ruolo di critico con quello di giurato può astenersi, lasciando eventualmente alla propria testata la scelta di sostituirlo.
De Martino ha difeso a sua volta la presenza della stampa nel sistema: “A noi fa piacere coinvolgere la stampa e secondo me il 33% è un voto molto incisivo”. Per il direttore artistico il punto è proprio mettere insieme “sensibilità di mondi diversi” e ottenere pareri differenti, ricordando che all’Eurovision la stampa non partecipa al voto. Rimane da definire il meccanismo preciso con cui voterà la stampa. L’anno scorso i giornalisti dovevano assegnare a ogni canzone un voto da 1 a 10, con un sistema diverso da quello del voto popolare, fatto invece di preferenze secche e quindi, per sua natura, più concentrato. “Auspico che il televoto rispecchi gli ascolti delle piattaforme”, chiude DeMartino, ribandendo la sua idea di maggior importanza del televoto