Buddy Guy: "Ormai le radio ignorano il blues"

Ciononostante, il chitarrista continua a sognare: "I grandi non finiscono con noi"
Buddy Guy: "Ormai le radio ignorano il blues"

A 90 anni, Buddy Guy non ha certo bisogno di dimostrare il proprio valore. La sua carriera, lunga circa 75 anni, lo ha trasformato in una delle figure più importanti della musica mondiale e in un punto di riferimento per generazioni di chitarristi.

Nel corso dei decenni Guy ha condiviso palchi, studi di registrazione e bicchieri di cognac con alcune delle figure fondamentali della storia del blues. Ha lavorato con Muddy Waters, Howlin' Wolf e Little Walter, collaborato con B.B. King e influenzato direttamente musicisti del calibro di Eric Clapton, Jimmy Page, Jeff Beck e Keith Richards. La sua attività ha contribuito a fare dell'icona del blues di Chicago un vero catalizzatore per le generazioni di chitarristi arrivate dopo di lui.

Eppure, nonostante un'eredità di questo peso, Guy continua a esibirsi anche nel 2026. Il tour “Buddy Guy 90” è partito a luglio da Toronto e proseguirà negli Stati Uniti continentali fino a settembre. Una scelta legata anche alla volontà di mantenere il blues vivo e accessibile alle generazioni future, come ha spiegato in un'intervista a "People".

«Le grandi stazioni radio ignorano ormai il blues. Non lo trasmettono più molto», osserva Guy. «Sulla radio satellitare lo trasmettono un po', ma non so cosa abbiamo fatto per far sì che non trasmettano più Muddy Waters... o Little Walter una o due volte a settimana, non lo fanno più nemmeno quello. E non lo so. Prima che B.B. King morisse, ne avevamo parlato. Quindi non so che cosa sia successo».

Essere uno degli ultimi grandi testimoni di una tradizione musicale che per buona parte della sua storia è stata sottovalutata significa anche sentire la responsabilità di preservarla. Guy è consapevole del ruolo che ricopre. «Ho compiuto 90 anni il 30 del mese scorso», racconta. «A 90 anni, la mente non è più quella di una volta. A volte bisogna annotarsi le cose che non si vogliono dimenticare». Poi sintetizza il concetto con una frase: «I grandi non sono finiti con noi».

Una vita così lunga significa anche aver assistito alla parabola di numerosi musicisti, dalla consacrazione alla scomparsa. Guy ricorda in particolare l'amico Junior Wells, con il quale è stato appena pubblicato l'album New York City Blues - Live 1978, e una vecchia battuta secondo cui Wells avrebbe avuto 47 anni per sette anni consecutivi. «Molti musicisti non ammettono che l'età si sia fatta sentire», racconta.

Per Guy, che a sua volta ha rappresentato un'importante fonte d'ispirazione per Jimi Hendrix, l'avanzare dell'età non ha mai significato prendere le distanze dalla musica che lo ha formato. Al contrario. Il principio di autenticità continua a guidare il modo in cui interpreta e racconta il blues. La sua preoccupazione, oggi, riguarda soprattutto il rischio che le nuove generazioni non abbiano più la possibilità di ascoltare direttamente la musica sulla quale si sono costruiti praticamente tutti i successivi generi musicali americani.

«Settant'anni fa, quando vivevo in Louisiana, potevi portare una cassetta alla stazione radio e il disc jockey poteva trasmettere qualsiasi cosa, perché non c'era un direttore di programma. Poteva mandare in onda tutto ciò che riteneva opportuno», ricorda. «E oggi non abbiamo più questa possibilità». Per Guy, inoltre, il blues non è qualcosa che possa essere compreso soltanto attraverso le spiegazioni. Deve essere ascoltato e vissuto direttamente.

È una filosofia che ha applicato anche all'interno della propria famiglia. Guy racconta di non avere mai imposto ai figli di diventare musicisti, lasciando che fossero loro a incontrare spontaneamente il blues e qualsiasi altro genere musicale in grado di suscitare il loro interesse.

Negli ultimi anni, peraltro, Guy ha assistito personalmente a un nuovo modo attraverso cui il suo lavoro è arrivato a un pubblico molto giovane. Il musicista compare in Sinners, film del 2025 vincitore di quattro premi Oscar, che ha contribuito a portare il blues e alcuni aspetti fondamentali della sua personalità all'attenzione di spettatori che probabilmente non avrebbero avuto occasione di scoprirli altrimenti.

«Molte persone mi hanno scoperto grazie al film», racconta. «Parlo di ragazzi di 12 e 13 anni. Non mi conoscevano attraverso la mia musica perché, come abbiamo detto prima, non trasmettono più la nostra musica alla radio come una volta». Naturalmente, Guy non aveva bisogno di Sinners. Il film ha però utilizzato il suo enorme bagaglio di esperienza per ancorare alla realtà la componente blues e fantasy della storia, attraverso la colonna sonora e un cameo.

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