Iron Maiden, concerto senza smartphone per il film del tour
Pochi giorni dopo l'epica performance degli Iron Maiden a San Siro, la band approda alla Défense Arena di Parigi per una delle date centrali del tour "Run for your lives" - che diventerà un film/album. Per l’occasione, la band adotterà una misura speciale: l’intera platea sarà senza cellulari - sia per permettere ai fan di godersi il concerto, sia per permettere riprese migliori. I possessori dei biglietti per il parterre dovranno infatti inserire il proprio smartphone nelle custodie Yondr - le stesse usate da Bob Dylan e Bono anche in Italia, a chiusura magnetica. I dispositivi resteranno sempre in possesso dei fan, ma non potranno essere utilizzati fino al termine del concerto, salvo nelle aree designate per eventuali emergenze.
Ha spiegato la band: “Questo ci permetterà di creare la migliore esperienza visiva possibile per i fan quando il film verrà pubblicato e un’esperienza unica per il pubblico presente nel parterre a Parigi”. Si tratta di una misura solo per il concerto parigino - a San Sio non c'era nessuna limitazione, gli spettatori sugli spalti della capitale Francese potranno usarlo tranquillamente: la scelta era stata comunicata già al momento della messa in vendita dei biglietti.
Bruce Dickinson, in una recente intervista aveva definito gli smartphone una sorta di “infestazione” e aveva accusato molti spettatori di vivere la musica attraverso il telefono invece che direttamente: “Posate quel coso, mettetelo in tasca e guardatevi intorno”, aveva dichiarato. “Guardate le persone, guardate la gioia, guardate la band, sentite l’emozione, sentite la musica. Quello che fa un telefono è tagliare fuori tutto questo. Non è un obbligo, è una richiesta”, aveva spiegato Dickinson. “Potete fare una foto veloce come ricordo della serata, ma per il resto tenete il telefono in tasca”.
Dickinson recentemente aveva fatto discutere anche per un'altra intervista, in cui attaccava i colleghi che con l'età perdono la voce e non smettono di cantare. Discutendo con un giornalista che sosteneva che si tratta comunque di leggende, ha risposto:
“Gli ho detto: ‘Guarda, ci sono un sacco di cantanti la cui voce è andata e tutti lo sanno’. Lui mi fa: ‘Sì, ma sono delle leggende’. Non sono cazzo delle leggende. Sono persone che non riescono più a cantare. Quando cantavano erano delle leggende. Quando non riescono più a cantare, non sono più leggende. Questa è la fine della storia, la brutale verità. Io non potrei salire su un palco se non pensassi di essere in grado di farlo. Non so come facciano alcune persone a salire sul palco quando non sono più in grado di farlo. Ovviamente è la loro vita, ma non è il mio modo di fare”.