Quando Pete Townshend vendette più degli Who
Alla fine degli anni Settanta, quando Pete Townshend iniziò a lavorare al suo vero e proprio album di debutto da solista (in precedenza aveva pubblicato "Who came first" nel 1972 e "Rough mix" nel 1975 insieme a Ronnie Lane), gli Who si trovavano in una situazione difficile presi in mezzo tra la tragica morte del batterista Keith Moon, avvenuta nel settembre del 1978, e il cambiamento nella scena rock britannica portato dal punk.
Come i suoi compagni di band anche Pete Townshend era smarrito. Nel 2015 parlando con la rivista Mojo raccontò come visse quel periodo: "Avrei dovuto lasciare gli Who e fare un album solista, e invece firmai un contratto da solista e – per una sorta di dipendenza affettiva o di dolore o qualcosa del genere – firmai un contratto altrettanto impegnativo con gli Who. Quindi mi ritrovai con il doppio del lavoro da fare".
Ora, a distanza di tutti questi anni, possiamo affermare che il lavoro gli riuscì piuttosto bene. Sia "Face dances", il primo album degli Who senza Keith Moon, sostituito alla batteria da Kenney Jones, uscito nel 1981 che, l'anno precedente, "Empty glass" del 1980 furono due buoni dischi. Anzi, il disco solista di Townshend negli Stati Uniti vendette pure meglio dell'album della band. Il singolo "Let My Love Open the Door" entrò nella Top Ten e anche altre canzoni ebbero una buona copertura nelle radio.
Tra le altre canzoni degne di nota di "Empty glass" si possono citare "Rough Boys" , la title track, "Gonna Get Ya" e "A Little Is Enough" che si ispira alle idee di Meher Baba , i cui insegnamenti influenzarono profondamente Pete Townshend , a lui è dedicata una delle canzoni più note degli Who , "Baba O'Riley" .