Iron Maiden, la storia di "Virus"
Sarà nelle librerie dal 19 giugno "Children of the damned - Testi e canzoni degli Iron Maiden dalle origini a Senjutsu" (352 pagine, 20 euro) pubblicato nella collana Le Tormente dall'editore Tsunami e scritto da Stefano Cerati.
Spiega l'autore:
Gli Iron Maiden non sono mai stati una concept band basata soprattutto su un solo argomento, ma anzi hanno esplorato più risvolti dei mondi dell’heavy metal. Hanno toccato con successo i temi della vita da strada, il fantasy, la Storia e la guerra, la morte e gli assassini, la fantascienza, il senso della vita, l’horror e la religione, dimostrandosi una band completa, multiforme e in grado di stimolare sempre la fantasia degli ascoltatori. I due autori principali, Steve Harris e Bruce Dickinson, hanno stili a volte diversi, ma anche complementari, e trovano spesso un terreno comune nella Storia, nell’horror e nel fantasy. Ed è per questo che, dopo tanti anni, ho voluto realizzare il mio personale tributo agli Iron Maiden, commentando tutti i loro testi originali. In questo libro troverete dunque tutte le canzoni presenti negli album – al netto delle strumentali – e anche le bonus track delle varie edizioni (oltre a "Virus", che è l’unica traccia di senso compiuto a non essere mai finita su un album neppure come bonus), per un totale di 174 pezzi.
Per gentile concessione di Tsunami pubbichiamo qui la scheda di "Virus".
VIRUS
There’s an evil virus that’s threatening mankind
Not state of the art, a serious state of the mind
The muggers, the backstabbers, the two faced elite
A menace to society, a social disease.
C’è un virus malvagio che sta minacciando l’umanità
Non è lo stato dell’arte, è un serio stato d’animo
I rapinatori, chi pugnala alle spalle, l’élite dalla doppia faccia
Una minaccia per la società, una malattia sociale.
Questa è l’unica canzone degli Iron Maiden a non far parte di un album il cui testo valga la pena commentare. Registrata nel 1996, dopo la pubblicazione di The X Factor, è stata pubblicata solo come singolo e poi inclusa nella raccolta The Best of the Beast.
È la risposta della band a tutte le critiche e alle brutte recensioni ricevute dalla stampa inglese negli anni e che magari erano diventate più frequenti durante il periodo con Blaze Bayley. In questo caso la band si vuole prendere una rivincita. È come se dicesse: «Ok, ci avete distrutto sulla stampa, adesso è il nostro turno, ecco che cosa abbiamo da dire su di voi».
Steve Harris ha avuto modo di commentare che era abbastanza frustrante leggere tutte quelle recensioni negative, anche negli anni 350
Ottanta, soprattutto quelle dei singoli che venivano regolarmente massacrati. Il peggio per lui derivava dal fatto che alcuni giornalisti fossero prevenuti e altri invece non avessero neanche ascoltato gli album di cui scrivevano.
Come tutte le band che dicono di non fare caso alle reazioni della stampa, non è vero, agli Iron Maiden importava e soffrivano quando, dopo aver messo tanto lavoro e tanto impegno in un album, questo veniva demolito in cinque minuti.
Il testo è davvero pungente e sarcastico e i giornalisti vengono paragonati a un virus, una malattia per l’umanità che colpisce la mente. Si fanno beffe di questa élite dalla doppia faccia che magari saluta e poi ti pugnala alle spalle.
Vengono chiamati «rape of mind», stupri mentali, per sottolineare la brutalità del loro atteggiamento. Vengono a mangiare con te ai buffet offerti e poi non aspettano altro che una parola sbagliata per criticarti.
Ti vengono incontro sorridenti e ti stringono la mano, ma appena ti giri sono pronti a ingannarti. Quando pensi di essere al sicuro loro stanno affilando «i loro coltelli di carta». Ti distruggono e ci provano gusto. Vogliono fare affondare la nave e poi abbandonarla. Sono i topi in cantina, e loro sanno chi sono.