I Jesus and Mary Chain contro lo shoegaze ed Eddie Van Halen

Duro il parere sul grande chitarrista: “Ha rovinato la chitarra rock”.
I Jesus and Mary Chain contro lo shoegaze ed Eddie Van Halen
Credits: Emanuela Bonetti / Concessione in uso a Rockol

I Jesus and Mary Chain non hanno mai avuto paura di esprimere opinioni controcorrente. E anche questa volta Jim e William Reid hanno fatto discutere, prendendo di mira sia il termine “shoegaze” sia uno dei chitarristi più influenti della storia del rock, Eddie Van Halen. Intervistati durante il festival Total Bummer di New York, dove hanno condiviso il cartellone con i Dinosaur Jr., i due musicisti scozzesi hanno contestato l'uso della parola shoegaze per descrivere una scena musicale nata tra la fine degli anni Ottanta e l'inizio dei Novanta. Secondo Jim Reid, infatti, il genere non esisterebbe realmente: “Ho un problema con il termine shoegaze perché non esiste davvero. È stato inventato da qualche clown dell'NME”.

Parlando del proprio approccio alla chitarra, Jim Reid ha poi spiegato di aver sempre privilegiato l'istinto rispetto al virtuosismo tecnico. Una filosofia che lo ha portato a tirare in ballo Eddie Van Halen, simbolo di un modo di suonare molto distante da quello dei Jesus and Mary Chain. Ancora più netto il giudizio del fratello William Reid: “Penso che i chitarristi non dovrebbero mai imparare le scale. Eddie Van Halen? Non sopporto il suo modo di suonare. Ha rovinato la chitarra rock negli anni Ottanta e Novanta perché così tante persone hanno cercato di copiarlo. Non ho mai apprezzato quella corsa a suonare il più velocemente possibile e a infilare il maggior numero di note in un secondo”. William ha poi indicato come esempio virtuoso Peter Hook, storico bassista dei Joy Division e dei New Order, sostenendo che i suoi riff siano “mille volte migliori di qualsiasi cosa Eddie Van Halen avrebbe potuto inventare”. Dichiarazioni destinate a far discutere, soprattutto considerando l'influenza che sia Eddie Van Halen sia i Jesus and Mary Chain hanno avuto sulla storia del rock, pur rappresentando due concezioni opposte dello strumento e della scrittura musicale.

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