"Elegia Sabauda", Willie Peyote si mette a nudo
Rispetto a molti altri documentari dedicati ad artisti italiani contemporanei, “Elegia Sabauda” (che ripercorre le gesta di Willie Peyote fino alla sua partecipazione a Sanremo 2025) ha alcuni grandi pregi. Il primo è quello di non presentare l’artista come un idolo infallibile e privo di qualsiasi sfaccettatura, ma di mostrarlo a 360 gradi: pregi e difetti, vittorie e fallimenti, talenti e idiosincrasie. Merito di una regia attenta – quella di Enrico Bisi, già noto per un altro celebre documentario musicale, “Numero Zero: alle origini del rap italiano” – ma anche della lungimiranza del protagonista, che ha lasciato al filmmaker carta bianca sia in fase di ripresa che di montaggio. Lui per primo, ha raccontato Willie durante la presentazione milanese, ha voluto visionare solo il risultato finale e non ne ha cambiato una virgola, come da accordi. I due si conoscono da tempo e condividono molte cose, in primis la città dove sono nati e cresciuti, Torino, e la fede calcistica, il Toro. Tant’è che uno dei piccoli rimpianti nella scelta della data per la presentazione nei cinema è che cadeva il 4 aprile, giorno dell’anniversario della tragedia di Superga, alla cui commemorazione avrebbero voluto essere presenti.
Da questa combinazione di fattori emerge un ritratto veritiero, onesto e pieno di dettagli, in cui Willie Peyote si mette a nudo su molti argomenti: l’educazione religiosa impartita dalla sua famiglia nei Testimoni di Geova, la gavetta musicale, gli alti e i bassi del successo, i periodi bui. Tanta la musica presente: Bisi ha girato molto seguendo lui e la sua band sia in studio che dal vivo, e il risultato è una vera full immersion nel suo universo musicale. Unica piccola pecca, che però è fisiologica in lungometraggi indipendenti che non possono godere di un budget stellare, la presenza di poco materiale di repertorio: raccontare l’esperienza di Sanremo senza poter vedere neanche un fotogramma di ciò che è avvenuto all’Ariston è un peccato, anche se la creatività è riuscita a supplire egregiamente alle eventuali mancanze. “Elegia sabauda” scorre piacevolmente e appassionerà soprattutto chi è già fan dell’artista.