Perché Grohl non ha più lavorato con Novoselic dopo i Nirvana
In occasione dell’uscita dell’ultimo album dei Foo Fighters (qui tutti i nostri aritcoli), Dave Grohl è tornato a riflettere sul passato in una conversazione con Zane Lowe su Apple Music. Tra i temi affrontati, il rapporto con Krist Novoselic dopo la fine dei Nirvana e il significato, ancora oggi potentissimo, di tornare a suonare quelle canzoni. Grohl ha spiegato che, nonostante l’amicizia rimasta intatta, lui e Novoselic non hanno mai avuto una vera conversazione profonda sul perché non abbiano più collaborato stabilmente dopo lo scioglimento della band. "Dopo la fine dei Nirvana siamo finiti tutti in posti che ci facevano sentire al sicuro", racconta. Per lui, quello spazio sicuro è stato lo studio di registrazione: incidere da solo le prime canzoni che avrebbero dato vita ai Foo Fighters è stato quasi terapeutico.
Su Novoselic, Grohl resta cauto ma intuitivo: "Non posso parlare per Krist, ma penso che in quel momento avesse bisogno di stabilità, forse anche di fare un passo indietro". Due percorsi diversi, quindi, nati da una stessa esigenza: rimettere i piedi per terra dopo uno shock enorme. Diversa, invece, la traiettoria con Pat Smear, il cui ingresso nei Foo Fighters è avvenuto in modo quasi casuale. Grohl ricorda di avergli inviato una delle prime cassette demo senza aspettative: "Non pensavo sarebbe diventato il nostro chitarrista". La reazione di Smear, sorpreso da quanto quel materiale fosse "pop", ha però aperto la strada a una collaborazione destinata a durare. Il discorso si fa ancora più emotivo quando Grohl affronta il tema delle reunion sporadiche con Novoselic per suonare i brani dei Nirvana.
Per anni, ammette, è stato difficile anche solo avvicinarsi alla batteria per attaccare l’intro di “Smells Like Teen Spirit”: "Sembrava quasi qualcosa di proibito". Eppure, quando accade, l’effetto è potentissimo: "È come una capsula del tempo". Grohl descrive quel suono come unico e irriproducibile: il basso di Novoselic, il suo modo di stare sul tempo, l’approccio viscerale alla chitarra di Smear e una batteria esplosiva che riporta tutto indietro di decenni. "Quando succede, pensi: me lo ricordo. Non sentivo questo suono da 35 anni".