McCartney e Guccini cantano la stessa canzone
Anche se provengono da mondi distanti – il pop rock globale di Liverpool e il cantautorato di Pàvana – Paul McCartney e Francesco Guccini oggi si somigliano come non mai.
Con “The Boys of Dungeon Lane” – il nuovo disco in uscita il 29 maggio 2026 – l’ex Beatle torna a Speke, ai confini di Liverpool, in riva al fiume Mersey. Il cuore ritrova le origini prima dei riflettori, fino a quel luogo fisico che è l’altare della memoria, come lo è l’Appennino per Guccini. La maggior parte del canzoniere gucciniano è un ritorno a quella piccola frazione di Sambuca Pistoiese, dove il Limentra è ciò che il Mersey è per McCartney: un testimone muto del tempo che passa.
L’altare della memoria
Per entrambi, il passato non è un concetto astratto: è un libro fatto di strade, di odori di fabbrica, di mulini, di volti e di confini precisi. Forse c’è una differenza nei toni: in McCartney si riconosce ancora uno sguardo meravigliato e sognante verso il passato, con l’animo di chi cerca la magia in un accordo misterioso o in un ricordo d'infanzia. Guccini ha un approccio più concreto, realista e poco estasiato: “Non è il tipo d'uomo che si perde in nostalgie da ricchi, e se ne va per la sua strada senza sforzo”, come il suo Amerigo.
Paul anticipa il disco con “Days We Left Behind”, singolo in cui evoca i boys di Dungeon Lane, i ragazzi con cui condivideva sogni e sigarette prima che arrivasse il successo planetario dei Beatles. Una ballad intima e delicata, solo pianoforte e chitarra acustica. C’è il dolore per chi non c’è più (John e George), visto però con la dolcezza di chi ha fatto pace col destino.
Per me questa canzone è davvero un ricordo. Il titolo dell’album deriva da un verso di questo brano. Stavo proprio pensando a questo, ai giorni che mi sono lasciato alle spalle, e spesso mi chiedo se non stia semplicemente scrivendo del passato, ma poi penso: come si può scrivere di altro?
Già: come si può scrivere di altro? Il Maestrone lo ha sempre detto, da “Radici” a “Canzoni da intorto”, da “Incontro” a “Su in collina”.
Da Speke a Pàvana
Dungeon Lane è una via di Speke, il quartiere dove sono nati Paul e George Harrison. Sulle rive del Mersey, Paul andava a fare birdwatching con sottobraccio un libro per riconoscere gli uccelli; una sua cifra stilistica che torna qui con delle allodole che solcano il cielo, volando sopra i rumori della guerra.
C’è una parte nel mezzo che parla di John e di Forthlin Road, la strada in cui vivevo. Dungeon Lane è lì vicino. Vivevo in un posto chiamato Speke, un quartiere piuttosto popolare. Non avevamo quasi nulla, ma non importava perché le persone erano fantastiche e non ti accorgevi di non possedere molto.
Guccini ha sempre cantato gli amici del paese, le compagne e i compagni di strada che restano indietro. Mentre McCartney comincia ora a riavvicinarsi al passato e a farci i conti, Guccini usa il dialetto e l'etimologia come laboratori di resistenza culturale. Prendiamo il suo ultimo album, “Canzoni da osteria”: niente a che vedere con le vendite e le classifiche, ma un atto di filologia emotiva. Non cerca l'accordo perfetto: cerca la giusta cadenza della frase, quella che possa contenere un mondo che sta scomparendo.