I momenti più rock della storia del Festival di Sanremo
Contenuto in collaborazione con Jack Daniel’s
Ogni tanto a Sanremo, tra una ballata e una standing ovation delle signore impellicciate della platea del Teatro Ariston, può anche accadere qualcosa che rompe lo schema: un gesto, una provocazione, un’esibizione fuori controllo. L’epifania del rock, inteso non come un enere musicale ma come un’attitudine: la capacità di entrare in scena e ribaltare tutto quanto. La storia del Festival di Sanremo è fatta anche di questo: momenti che hanno spaccato il pubblico a metà con protagonisti artisti che hanno deciso di fregarsene delle regole non scritte del tempio della canzone pop italiana e della liturgia nazionale. Ecco quindi alcuni dei momenti in cui lo spirito del rock si è impossessato dell’Ariston, trasformandolo in un palco elettrico.
Celentano che dà le spalle al pubblico (1961)
Celentano che dà le spalle al pubblico della sala del Casinò di Sanremo, all’epoca ancora sede della kermesse: se cercate in rete “Festival di Sanremo 1961” quella del Molleggiato girato è una delle immagini maggiormente associate a quell’edizione del Festival. Nel 1961 Celentano porta sul palco una rivoluzione, senza bisogno di effetti speciali: basta lui. Durante la sua esibizione sulle note di quella “24mila baci” che propone insieme a Little Tony (all’epoca i brani venivano eseguiti da due interpreti diversi), il cantante milanese decide di cantare dando le spalle al pubblico, un gesto assurdo per l’epoca, quasi un sacrilegio per un Festival basato sull’eleganza e sulla “buona educazione” televisiva. In realtà è una dichiarazione di stile: Celentano è già rock nell’anima, imprevedibile, provocatorio, fuori dal coro. Quel momento rimane uno dei primi veri atti di rottura della storia di Sanremo: il pubblico capisce che sul palco può succedere di tutto.
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Vasco Rossi e “Vado al massimo” (1982)
Nel 1982 il Festival si è già trasferito da cinque anni al Teatro Ariston, lasciando la sede originale del Casinò. All’inizio degli Anni ’80 la musica italiana è in una fase di rinnovamento. Il patron della kermesse, Gianni Ravera, che svolge il ruolo di direttore artistico, fa di tutto per portare nella Città dei Fiori quel Vasco Rossi di cui tra gli addetti ai lavori si è cominciato a parlare grazie a singoli come “Albachiara” e “Non l’hai mica capito”. Il rocker di Zocca, che nel 1980 è stato ospite di Domenica In con la sua “Sensazioni forti”, massacrato sulle colonne di Oggi da Nantas Salvalaggio in un articolo intitolato “Anche in tv c’è l’ero libera”, si presenta in gara con “Vado al massimo”. Non è ancora il Vasco da stadi sold-out, ma è già un alieno rispetto al contesto sanremese. L’atteggiamento è quello di chi non deve piacere a tutti. E infatti non piace. Nel testo se la prende con «quel tale che scrive sul giornale». Canta in playback, come tutti i partecipanti, da regolamento. Alla fine della sua esibizione con "Vado al massimo" durante la prima serata ripone in tasca il microfono con l'intenzione di darlo al concorrente successivo, ma il filo è troppo corto: il gelato cade a terra. Vasco non si volta a raccoglierlo: lo lascia lì. È il momento in cui Sanremo si accorge che la musica italiana sta cambiando e che il rock è entrato dalla porta principale.
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Placebo e l’esibizione che sconvolse l’Ariston (2001)
Nel 2001 i Placebo, band britannica tra le più influenti del rock alternativo, vengono invitati come ospiti internazionali al Festival condotto da Raffaella Carrà, quello segnato dalle feroci polemiche della vigilia sulla presenza di un altro big internazionale, Eminem, per via dei testi ritenuti scandalosi. Quando salgono sul palco dell’Ariston, Brian Molko e soci portano con sé una ventata di trasgressione e tensione. Con “Special K”, una canzone che parla di eccesso e contrasti, il frontman sfida l’ambiente festivaliero con un gesto che fece scuola: spacca la sua chitarra contro un amplificatore e risponde ai fischi con atteggiamento di sfida davanti a un pubblico sorpreso e diviso.
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I Måneskin conquistano Sanremo (2021)
Forse il momento più rock di sempre dal punto di vista musicale: è la notte tra il 6 e il 7 marzo 2021 quando i Måneskin vincono il Festival con “Zitti e buoni”, un brano che suona come una scossa elettrica. La band partita dai marciapiedi di via del Corso a Roma e passata per X Factor, guidata dal carismatico cantante Damiano David arriva al Festival da outsider e riesce a sbaragliare la concorrenza di favoritissimi come il duo composto da Fedez e Francesca Michielin e Annalisa. È rock che vince, cambia le regole e conquista anche il palco dell’Eurovision e le classifiche globali, riportando il genere alla ribalta nel mainstream internazionale.
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Achille Lauro: la performance come provocazione (2019, 2020, 2021)
Se c’è un artista che ha trasformato le sue partecipazioni al Festival di Sanremo in atto artistico totale, quello è Achille Lauro. Nel 2019 con “Rolls Royce” l’ex trapper porta sul palco un’estetica glam, citazioni culturali e un’attitudine da rockstar fuori dal tempo. Non è solo un brano: è un manifesto visivo. Tacchi, trucco, ambiguità, sicurezza assoluta. Nel 2020 torna con “Me ne frego”: nella serata inaugurale si spoglia come San Francesco d’Assisi, lasciando tutti a bocca aperta. Ogni sera propone un personaggio diverso, un riferimento iconico, un’immagine studiata per dividere. Il palco dell’Ariston diventa una galleria d’arte pop. Nel 2021, come ospite fisso, completa il percorso: porta in scena una serie di performance che mescolano musica, teatro, provocazione e cultura visiva. Non si limita a cantare. Costruisce immagini destinate a far discutere per settimane. Piaccia o no, Achille Lauro ha fatto una cosa chiarissima: ha trattato Sanremo come un palco rock internazionale.
La musica è nel DNA di Jack Daniel’s fin dalle sue origini: il suo inventore, Mr. Jack, grande appassionato e musicista, fondò nel 1892 la Silver Cornet Band, segnando l’inizio di un rapporto indissolubile con il mondo della musica. Nel corso dei decenni, Jack Daniel’s è diventato una vera e propria icona intergenerazionale: dai chitarristi alle prime armi che imparano i primi accordi, fino alle leggende che hanno scritto la storia del rock. È stato il whiskey d'elezione di Frank Sinatra e di icone come Mick Jagger, Janis Joplin, Jimmy Page e Robert Plant. Oggi continua a incarnare, nell’immaginario collettivo, l’essenza stessa del whiskey, simbolo di intere generazioni.