"EPiC", il film su Elvis di Baz Luhrmann

Una vertiginosa playlist video del meglio di Presley
"EPiC", il film su Elvis di Baz Luhrmann

Che Elvis Presley sia stato il più grande performer nella storia del R&R è ovviamente affermazione opinabile, eppure suffragata da questo omaggio di Baz Luhrmann a The King: una compilation di spezzoni da concerti, prove in studio, interviste, che coglie Elvis all’apogeo della sua carriera, quindi dopo Hollywood e dopo il suo “comeback” del 68.

EPiC - acronimo di Elvis Presley in Concert - è un montaggio rutilante, a tratti vorticoso, di materiali in gran parte inediti cui Luhrmann, classe ‘62, ha avuto accesso durante la realizzazione di “Elvis” (il film biografico del 2022) e con i quali ha potuto realizzare questo documentario definitivo sul “re del rock and roll” scomparso nel ‘77 a quarantadue anni.

Seguendo le intuizioni del regista possiamo apprezzare il momento cruciale della vicenda di Elvis: quello in cui la scelta delle canzoni si apre in un fenomenale songbook che va dai classici ai Beatles, dal blues al gospel; gli arrangiamenti si fanno via via più complessi e raffinati, i costumi di scena più sfolgoranti e clowneschi, le performance sempre più intense ed estenuanti. Esibizioni tenute ad un ritmo frenetico - per avidità del management - che finiranno con il divorare l’uomo e l’artista.
Ma il triste, ripido declino ci viene risparmiato: qui Elvis è giovane e bello, e la sua voce è tonitruante, in tutti suoi registri - tenore, baritono, basso - come non mai.

Dunque "EPiC" è quanto Luhrmann ha saputo spremere da ore e ore di sequenze inedite, pazientemente ricostruite e rimasterizzate nell’audio e restaurate nel video:  una vertiginosa playlist del meglio di Presley, arricchita dal barocco massimalista e a tratti onirico che è la vera cifra stilistica del regista, con brevi inserti dal passato (è del 57 la prima performance di Elvis alle Hawaii) ma incentrata soprattutto su Las Vegas nei primi Settanta, per rappresentare al meglio gli anni in cui Elvis potè stare in scena con dignità fisica e canora. Vedere, per credere, una "Suspicious Mind" mozzafiato, con Elvis gigione e compiaciuto, ma in totale controllo - oltre che dei suoi mezzi vocali e interpretativi - della straordinaria band.

C’è anche, sul finale, una toccante poesia scritta e recitata da Bono; insomma cento minuti di rhythm&blues, gospel, country, pop songs, tutto quello che Elvis frullava per restituire miscelato e confezionato dal suo smisurato talento, e che dopo di lui si è chiamato rock&roll.

Meglio vederlo al cinema, ovviamente, in dolby atmos, ma se lo aspettate in tv a casa vostra il consiglio, ovviamente, è  quello di infischiarsene dei vicini e di alzare il volume al massimo.
 

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