All Time Low: "Orgogliosi della rinascita pop punk e rock"
“Ci consideriamo una band attuale, che sta facendo musica adesso. Non vogliamo essere percepiti come una band legacy, o da museo. Quindi cerchiamo sempre di mantenere lo show bilanciato, fresco e vivo”. È una dichiarazione netta, senza nostalgia compiaciuta né sguardi rivolti all’indietro, quella con cui gli All Time Low fotografano il momento che stanno vivendo. A pronunciarla è Alex Gaskarth, in collegamento via Zoom con Rockol, mentre la band si trova nel pieno del tour europeo a supporto di “Everyone’s Talking!”, il decimo album in studio pubblicato lo scorso 17 ottobre. Dopo le date Oltreoceano e il passaggio in Australia, il tour ha attraversato nel mese di gennaio scorso il Regno Unito ed è approdato in Europa, con una sola data prevista in Italia il prossimo 13 febbraio alla Choruslife Arena di Bergamo, città che per la band rappresenta anche un debutto assoluto.
Gaskarth racconta un tour che ha subito preso quota, a partire proprio dal Regno Unito, dove gli All Time Low sono tornati a calcare i palchi delle arene dopo alcuni anni. Un ritorno che ha avuto il sapore della conferma, non della celebrazione: "È davvero bello tornare, l’Europa è sempre stata fantastica per noi dal punto di vista dei tour, quindi è davvero bello essere di nuovo qui e portare in giro questo nuovo album". Con la promessa, anche per i fan italiani, di uno show costruito su grande impatto ed energia, aggiunge: "Sono molto emozionato all’idea di arrivare a Bergamo, perché, primo, non abbiamo mai suonato lì, e poi, da quello che ho sentito, è una sala piuttosto grande, e penso che verrà fuori uno show fantastico". Il legame con l’Italia, in questo contesto, resta uno dei più sentiti. "La cosa che mi colpisce ogni volta che suoniamo in Italia è la passione, ma anche il calore umano che ci circonda: c’è sempre una dimostrazione fortissima di affetto e supporto nei confronti della band", confessa Alex a Rockol: "I fan italiani sono da sempre incredibilmente appassionati e determinati a esserci, ovunque si tengano i concerti. Spesso viaggiano anche da molto lontano, ed è un aspetto che mi è sempre rimasto impresso". In Italia c’è anche una forte comunità legata al punk e all’hardcore: "Sì, ed è proprio questo il bello", conferma il frontman degli All Time Low: "Ci piace moltissimo il fatto che quella controcultura e quella sottocultura in Italia siano davvero forti. Ed è bello sentirsi rappresentati all’interno di questo contesto".
Sottolineando come questo nuovo giro di concerti stia permettendo alla band di testare dal vivo un disco nato con l’ambizione di reggere il confronto con vent’anni di carriera alle spalle, Alex spiega: "Quello che volevamo fare fosse con 'Everyone’s Talking!' era catturare l’energia che siamo riusciti a mantenere in vent’anni di carriera. L’anno prima di pubblicare questo disco avevamo passato dodici mesi a celebrare i vent’anni degli All Time Low, tornando indietro anche ri-registrando molte canzoni del passato per riportarle nel suono che facciamo oggi. E penso che questo abbia messo una sorta di pressione in più su questo album: doveva 'funzionare'. Perché si tratta di riconoscerci, di capire chi siamo come band e di cosa siamo ancora capaci. L’energia con cui siamo entrati in questo disco era tipo 'pedale a tavoletta': dovevamo essere al massimo, su tutti i fronti".
Energia che, a detta di Alex Gaskarth, è uno degli aspetti "incredibili" di questa fase del tour, per la risposta entusiasta del pubblico ai brani nuovi tanto quanto ai pezzi storici. "Sai, a essere sincero mi sento davvero fortunato, perché per una band con una storia lunga come la nostra sarebbe facilissimo che i fan, o il pubblico in generale, si lasciassero trasportare dalla nostalgia e volessero ascoltare soltanto le canzoni del passato". Continua: "Ed è vero, naturalmente i pezzi storici li vogliono sentire, ma è davvero bello constatare che, quando suoniamo i brani nuovi, funzionano altrettanto bene. Sapere che le persone ascoltano il nuovo disco forse quanto la musica di ieri è una sensazione fantastica, perché ci fa sentire sulla strada giusta".
Con dieci album in studio all'attivo, costruire la scaletta di un concerto diventa quindi una sorta di sfida. "A parte l’eccezione dello scorso anno, quando abbiamo celebrato i vent’anni della band, cerchiamo consapevolmente di prendere le distanze dalla nostalgia fine a se stessa. Ovviamente adoro suonare il nostro catalogo storico ed è giusto che le canzoni più vecchie abbiano spazio nei concerti", sottolinea Alex:
"Allo stesso tempo, però, oggi la scaletta è pensata come una celebrazione dell’intero percorso degli All Time Low, senza concentrarsi su un disco in particolare. Al massimo, il focus è sul nuovo album, con molte canzoni recenti inserite nello show, accanto ai brani fondamentali di ogni fase della nostra storia. Per noi è stato importante non limitarci a cavalcare l’onda nostalgica, perché ci vediamo come una band che guarda avanti e continua a muoversi in quella direzione, ed è così che vogliamo essere riconosciuti".
Tra le canzoni del nuovo album, quella che il frontman non vedeva o non vede l'ora di suonare dal vivo è la title track “Everyone’s Talking!”: "Non l’abbiamo ancora suonata dal vivo davanti a un pubblico", dice: "E non vedo l’ora di inserirla nello show".
Fin dal titolo, “Everyone’s talking!”, il nuovo album degli All Time Low funziona per la band come dichiarazione di intenti, per fissare chi sono in questo momento della loro carriera, con responsabilità. "Questo album parla del prendersi pienamente la responsabilità di ciò che si è e, in qualche modo, del dichiararlo senza esitazioni: questo è chi siamo, siamo qui e siamo ancora qui, nonostante le voci di chi forse non ci ha mai voluto davvero bene", afferma il frontman: "È una presa di posizione chiara, una risposta diretta a tutto questo. È anche un richiamo a tutte le persone che ci sono state accanto e che sono rimaste con noi per tantissimi anni, a chi conosce davvero la natura dei nostri concerti: una celebrazione, un’atmosfera condivisa, quasi una dimensione 'di culto', uno spazio accogliente che si trasforma in comunità". In questo senso, il disco è stato realizzato con l'obiettivo di "amplificare questo spirito, di motivare chi ci segue e di parlare a quel pubblico in modo diretto", ha specificato Alex, il quale alla domanda su come sia cambiato il modo del gruppo di lavorare insieme nel corso degli anni spiega: "Credo che la differenza più grande nella realizzazione di questo album sia stata il fatto che, di fatto, l’etichetta siamo stati noi. Ci siamo occupati di tutto: A&R, direzione creativa, marketing. Lo scorso anno abbiamo lanciato la nostra etichetta discografica Photo Finish Records, in partnership con Virgin, e questo ha riportato nelle nostre mani gran parte del potere decisionale". Aggiunge: "Questo ci ha dato un controllo molto più ampio su come operiamo oggi come band e sul tipo di album che volevamo realizzare, ma allo stesso tempo ha portato con sé anche una pressione in più: quella di dover fare le cose nel modo giusto e di essere pienamente responsabili delle nostre scelte. La vera novità di questo disco è proprio questa: si tratta di un lavoro completamente autonomo, autoprodotto e guidato direttamente da noi dal punto di vista creativo".
Nel parlare della nostalgia e, di conseguenza, anche del tentativo di prendere le distanze da essa, Alex Gaskarth ha inoltre raccontato come gli All Time Low si sono sentit nei confronti del revival del genere degli ultimi anni e come abbiano contribuito alla scena. Dichiara Gaskarth:
"Amo il fatto che ci sia questa rinascita e questa nuova energia intorno al pop punk, al rock, o a come lo si voglia chiamare, e sono davvero orgoglioso di farne parte. Noi non ce ne siamo mai andati: mentre alcune band si sono sciolte, altre hanno preso delle pause, sono scomparse e poi sono tornate, noi siamo sempre rimasti qui".
Continua: "In un certo senso, ora quelle band stanno rientrando in un’onda che è già in movimento, e io mi sento davvero onorato e felice di essere parte, forse, di ciò che ha contribuito a riportare questa rinascita. Credo che tutto sia iniziato intorno al periodo in cui abbiamo pubblicato il nostro album 'Wake up, sunshine' del 2020 e abbiamo avuto un grande successo con il singolo 'Monsters'". Aggiunge: "Allo stesso tempo, artisti come Machine Gun Kelly hanno pubblicato dischi pop punk, e si è creata una situazione particolare: da una parte c’eravamo noi, una band attiva da molto tempo che stava vivendo un livello di successo mai raggiunto prima, dall’altra nuovi artisti che si affacciavano a questo mondo, ispirati da quel suono e pronti a dargli una nuova interpretazione. È stata una sorta di tempesta perfetta, fatta di memoria e di amore per quel genere, che ha attirato molte nuove persone, tanti giovani ascoltatori e nuovi artisti che oggi hanno raccolto il testimone e lo stanno portando avanti. Ed è davvero bellissimo da vedere".
Pensando a un revival che deve molto alla potenza delle piattaforme social, oggi c’è più libertà creativa o più pressione da parte degli algoritmi? Secondo Alex Gaskarth "la questione degli algoritmi è complicata." E approfondisce:
"Cerco di non farci troppo caso. Penso che la musica migliore e i momenti più forti riescano comunque a emergere, anche quando non sono perfettamente allineati a ciò che ci si aspetta che funzioni all’interno di un sistema algoritmico. Ripongo fiducia nel fatto che, finché realizziamo un disco che amiamo davvero e che sentiamo come la miglior musica possibile da fare in quel momento, questo riesca a entrare in connessione con le persone e a raggiungere chi deve raggiungere. Detto questo, è vero che esiste una certa pressione nel dover 'consegnare' qualcosa che funzioni: come dicevo prima a proposito della nostra etichetta, vogliamo restare rilevanti, non vogliamo essere ricordati solo come 'la band di 'Dear Maria', come se quello fosse l’unico motivo per cui la gente viene ai nostri concerti. Ovviamente 'Dear Maria' ci sarà sempre. Ma vogliamo che il pubblico sia coinvolto anche perché legato ad altre canzoni. Per questo cerchiamo sempre di dare il massimo. E dal punto di vista creativo questo ci spinge a continuare a prenderci dei rischi e a muoverci su quante più strade possibili - musicalmente parlando".
Sul palco, oggi, l’immagine che Alex Gaskarth rivendica è quella di una band che ha imparato a essere forte dal vivo, capace di conquistare anche chi arriva con una conoscenza superficiale del repertorio. L’orgoglio per i concerti resta centrale, così come la convinzione che la musica dal vivo continui ad avere un valore fondamentale come esperienza collettiva. Guardando oltre Bergamo e questo ciclo di tour, lo sguardo è quindi rivolto al futuro. "Quello che mi entusiasmo di più in questo momento è il futuro", afferma Alex in conclusione: "Il futuro di ciò che questa band potrà continuare a fare. Siamo molto fortunati, come dicevo, a essere una band che ha costruito una posizione solida grazie alla propria storia. Credo che siamo diventati, in qualche modo, un punto di riferimento nel rock, o almeno lo spero. Ed è proprio questo ciò che vorrei continuare a raggiungere: mi piacerebbe che gli All Time Low restassero 'nella conversazione', un po’ come lo sono i Foo Fighters o i Nirvana. Sarebbe bello essere visti semplicemente come una band che fa parte dello zeitgeist del rock. Credo che questo sia il mio obiettivo più ambizioso: esserci per sempre".