Taylor Swift e “The life of a showgirl”: il diavolo nei dettagli
Quando c’è di mezzo lei, non si parla solamente di musica. Ma di un universo narrativo che dire complesso è dire poco. Quello di Taylor Swift è curato nei minimi dettagli: si costruisce attraverso indizi, simboli, particolari disseminati ovunque, dai testi ai social, dai video alle copertine dei dischi. Nulla è lasciato al caso. È così anche per “The life of a showgirl”, il nuovo, attesissimo album della cantautrice che si è presa il pop. Dettaglio dopo dettaglio. Arriverà domani, 3 ottobre, a distanza di diciotto mesi dal precedente “The tortured poets department”, che a sua volta arrivava a distanza di diciotto mesi da “Midnights”. È il suo dodicesimo album di inediti. Lo ha annunciato alle 12 e 12 del 12 agosto. E conterrà 12 tracce. Per tutto il weekend successivo all’uscita del disco, venerdì compreso, i cinema di cento paesi in tutto il mondo proietteranno un film-evento, “Taylor Swift: The official release party of a showgirl”, attraverso il quale gli swifties - così si chiamano i suoi fan - vivranno un’esperienza di 90 minuti in perfetto stile Swift: il film gli mostrerà in anteprima il videoclip del singolo “The fate of Ophelia”, contenuti esclusivi dietro le quinte, commenti personali della cantautrice, che spiegherà le ispirazioni e il processo creativo del progetto. Il costo del biglietto? Naturalmente è di 12 dollari. Nelle prime ventiquattro ore dall’apertura delle prevendite il film ha incassato 15 milioni di dollari. Secondo le stime incasserà tra i 30 e i 50 milioni di dollari. L’album ha già battuto il record del precedente: è stato pre-salvato in anticipo dai fan cinque milioni di volte su Spotify. Segno che la febbre da Taylor Swift non accenna a fermarsi, piaccia o no.
L'onnipresenza mediatica
Ma del resto in questi dieci mesi dalla conclusione del suo “Eras tour” dei record, un fenomeno pop al quale si sono interessati sociologi, economisti (che hanno coniato pure un neologismo per sottolineare l’impatto economico dei concerti, “swifteconomics”), accademici, la “fidanzata d’America” non ha mai smesso di far parlare di sé. Tenendo l’hype altissimo su qualunque cosa la riguardasse. Già lo scorso novembre, mentre il tour si avviava verso la sua conclusione, nel libro “Eras tour book” Swift aveva dato appuntamento ai fan «lalla prossima era», lasciando intendere di essere già al lavoro su nuova musica. A maggio ha annunciato di aver finalmente acquistato i master dei suoi primi dischi, scrivendo così la parola fine alla lunga battaglia mediatica contro i discografici della Big Machine Records e contro Scooter Braun. Ad agosto, poi, l’annuncio del matrimonio con il fidanzato Travis Kelce: «La vostra insegnante di inglese e il professore di ginnastica si sposeranno».
Il ritorno di Max Martin e Shellback
Il diavolo sta nei dettagli, ma quelli di “The life of a showgirl”, di dettagli, li conosce solamente lei e chi le sta vicinissimo. Tutto quello che si sa sull’ideale successore di “The tortured poets department” è ciò che lei stessa ha voluto far uscire. E mica sulle pagine di un qualunque quotidiano o di una qualunque rivista. Lei che ha concesso la sua ultima intervista alla carta stampata nel 2023, quando il Time le dedicò l’epocale copertina come “Person of the Year”, “Persona dell’anno” (prima di quell’occasione si fece intervistare da Rolling Stone negli Usa quando nel 2019 lanciò l’album “Lover”), per presentare “The life of a showgirl” ha scelto un posto del cuore. Nel vero senso della parola: il podcast “New Heights”, condotto dal futuro marito Travis Kelce. Swift ha svelato di essere tornata a lavorare con i produttori svedesi Max Martin e Shellback, già al fianco di Britney Spears, Christina Aguilera, Backstreet Boys e di tutte le popstar più in voga nei primi Anni Duemila: l’ultima volta che aveva lavorato con loro fu per “Reputation”, nel 2017, poi gli aveva preferito Aaron Dessner dei National e Jack Antonoff in “Folklore”, “Evermore”, “Midnights” e “The tortured poets department”.
Di cosa parlerà il disco
La voce di “Cruel summer” ha fatto sapere di aver lavorato all’album durante le date europee dell’”Eras tour”, lo scorso anno, raggiungendo in Svezia il duo: «Gli ho detto: voglio essere orgogliosa di questo album come lo sono dell’“Eras Tour”, e per le stesse ragioni so quanta pressione sto mettendo su questo disco dicendo questo, ma non mi interessa perché lo amo così tanto». Il disco sarà a tutti gli effetti figlio del tour. Non solo perché Swift ci ha lavorato nel bel mezzo della sua ultima tournée, ma anche perché l’ispirazione principale è la vita on the road, l’esperienza vissuta durante l’“Eras tour”, il rapporto con il palcoscenico, la performance, l’idea della showgirl come figura mitica: «Nasce dal luogo più contagiosamente gioioso, selvaggio e drammatico in cui mi sia mai trovato nella mia vita, e quindi questa effervescenza si è manifestata in questo disco sotto forma di bangers». Piccola curiosità: “Father figure” è un omaggio a George Michael, ma non in forma di cover, bensì di interpolazione del brano che l’ex Wham! incise nel 1987 (Michael è stato accreditato tra gli autori insieme a Swift, Martin e Shellback). Unico duetto, quello con Sabrina Carpenter sul brano che dà il titolo al disco. La nuova era di Taylor Swift sta per cominciare.