Le origini antiche delle “Murder Ballads” di Nick Cave

È l’album con più omicidi della storia della musica ed è figlio di una tradizione.
Le origini antiche delle “Murder Ballads” di Nick Cave
Credits: Alessandro Bosio / Concessione in uso a Rockol

È l’album con più omicidi della storia della musica. Tutti i protagonisti delle canzoni sono assassini. Eppure è un capolavoro. Fu anche un successo commerciale. E oggi è considerato un gioiello del rock. Si tratta di “Murder Ballads” di Nick Cave, uscito nel 1996. La prima domanda viene spontanea: che cosa ha ispirato il cantautore a scrivere un disco di questo genere? Innanzitutto bisogna ricordare che le “ballate assassine” sono un vero sottogenere della ballata tradizionale, nato in epoca medievale, e tutte trattano in maniera specifica crimini o morti macabre. Le prospettive usate sono numerose: in alcune  la storia viene raccontata dal punto di vista dell'assassino, in altre a parlare è la vittima. Quindi è proprio un filone storico, musicalmente dolce, etereo, in cortocircuito con il racconto dark. “Stagger Lee”, contenuta nel disco, per esempio è basata sulla storia dell'omicida Lee Sheldon da cui è stata creata una canzone tradizionale afro-americana intorno alla fine del 1800. La versione di Cave è molto violenta, sanguinosa come tutto il resto dell'album: entrato in un bar dopo essere stato lasciato dalla propria donna, il protagonista fa una strage.

Anche “Henry Lee”, uno dei pezzi più famosi dell'album grazie al bellissimo duetto con PJ Harvey, è basato su alcuni brani tradizionali: il primo a inciderla fu Dick Justice, musicista blues e folk, negli anni Trenta. Racconta di una donna che uccide un giovane perché non la amava e non dormiva con lei. Nell’album c’è un altro duetto celebre, quello con Kylie Minogue in “Where the Wild Roses Grow”, un pezzo nato ascoltando il brano tradizionale degli Appalachi “Down in the Willow Garden”, che a sua volta deriva da una canzone ‎ottocentesca irlandese. ‎Racconta la storia di un uomo che corteggia una donna e la uccide: la forza della canzone si basa sul duetto struggente tra la vittima e il suo carnefice.

“The Curse of Millhaven”, il cui titolo tradotto in italiano significa "La maledizione di Millhaven", narra la sanguinosa storia dell'omonima città dal punto di vista di Lottie, una quindicenne del luogo. A Millhaven accadono atroci omicidi e misteriosi incidenti che traghettano quel posto nel panico più totale come per esempio l'annegamento di un bambino, la decapitazione di un operaio (la cui testa viene ritrovata nella fontana della casa del sindaco) il ritrovamento di un cane inchiodato alla porta del suo padrone e l'omicidio di un'anziana signora accoltellata in casa sua. A circa metà canzone, tuttavia, Lottie, in una sorta di “Adolescence” ante litteram (la serie di Netflix dal grande successo) rivela di essere lei la responsabile di tutti i crimini: anche in questo caso Cave è andato a spulciare tra le leggende e i racconti dark del luogo, costruendo una canzone sospesa nel tempo.

La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale

© 2026 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.