Le origini antiche delle “Murder Ballads” di Nick Cave
È l’album con più omicidi della storia della musica. Tutti i protagonisti delle canzoni sono assassini. Eppure è un capolavoro. Fu anche un successo commerciale. E oggi è considerato un gioiello del rock. Si tratta di “Murder Ballads” di Nick Cave, uscito nel 1996. La prima domanda viene spontanea: che cosa ha ispirato il cantautore a scrivere un disco di questo genere? Innanzitutto bisogna ricordare che le “ballate assassine” sono un vero sottogenere della ballata tradizionale, nato in epoca medievale, e tutte trattano in maniera specifica crimini o morti macabre. Le prospettive usate sono numerose: in alcune la storia viene raccontata dal punto di vista dell'assassino, in altre a parlare è la vittima. Quindi è proprio un filone storico, musicalmente dolce, etereo, in cortocircuito con il racconto dark. “Stagger Lee”, contenuta nel disco, per esempio è basata sulla storia dell'omicida Lee Sheldon da cui è stata creata una canzone tradizionale afro-americana intorno alla fine del 1800. La versione di Cave è molto violenta, sanguinosa come tutto il resto dell'album: entrato in un bar dopo essere stato lasciato dalla propria donna, il protagonista fa una strage.
Anche “Henry Lee”, uno dei pezzi più famosi dell'album grazie al bellissimo duetto con PJ Harvey, è basato su alcuni brani tradizionali: il primo a inciderla fu Dick Justice, musicista blues e folk, negli anni Trenta. Racconta di una donna che uccide un giovane perché non la amava e non dormiva con lei. Nell’album c’è un altro duetto celebre, quello con Kylie Minogue in “Where the Wild Roses Grow”, un pezzo nato ascoltando il brano tradizionale degli Appalachi “Down in the Willow Garden”, che a sua volta deriva da una canzone ottocentesca irlandese. Racconta la storia di un uomo che corteggia una donna e la uccide: la forza della canzone si basa sul duetto struggente tra la vittima e il suo carnefice.
“The Curse of Millhaven”, il cui titolo tradotto in italiano significa "La maledizione di Millhaven", narra la sanguinosa storia dell'omonima città dal punto di vista di Lottie, una quindicenne del luogo. A Millhaven accadono atroci omicidi e misteriosi incidenti che traghettano quel posto nel panico più totale come per esempio l'annegamento di un bambino, la decapitazione di un operaio (la cui testa viene ritrovata nella fontana della casa del sindaco) il ritrovamento di un cane inchiodato alla porta del suo padrone e l'omicidio di un'anziana signora accoltellata in casa sua. A circa metà canzone, tuttavia, Lottie, in una sorta di “Adolescence” ante litteram (la serie di Netflix dal grande successo) rivela di essere lei la responsabile di tutti i crimini: anche in questo caso Cave è andato a spulciare tra le leggende e i racconti dark del luogo, costruendo una canzone sospesa nel tempo.