La canzone che diede il via alla 'synth revolution'

Nella seconda metà degli anni '70 i sintetizzatori iniziarono ad essere più economici e allora...
La canzone che diede il via alla 'synth revolution'

Nella seconda metà degli anni Settanta ci furono due rivoluzioni musicali. Una riguardò il punk che cercò di riportare il rock al furore primigenio scorticandolo dalle ampollosità che aveva via via incapsulato lungo il suo percorso, l'altra era legata all'elettronica e ai sintetizzatori che diventando economicamente più accessibili e logisticamente più maneggevoli non erano più cosa per le sole super band prog.

Qui inizia la storia di un computerista di Sheffield, Martin Ware. Così la spiega in una intervista del 2013: "Per la prima volta nella mia vita avevo un po' di soldi da parte, la scelta era o imparare a guidare oppure comprare un sintetizzatore perché a quel punto erano abbastanza economici da poter essere acquistati. Così sono andato al negozio di chitarre locale che aveva appena ricevuto il primo sintetizzatore entry-level. Loro erano tutti tizi rock, non sapevano niente di sintetizzatori".

Insieme all'ex frontman dei Musical Vomit Ian Craig Marsh iniziò a sperimentare con un sintetizzatore Roland. Il passo successivo fu quello di reclutare un vecchio compagno di scuola, Philip Oakey, tanto per il suo talento estetico quanto per la qualità della sua voce e, dovendo esibirsi senza chitarre, bassi e batteria, inclusero un addetto ai visual dal vivo Adrian Wright, oltre ad adottare Human League come nome, il quartetto proto-synthpop si preparò quindi a incidere il primo singolo.

Gli Human League si recarono con la loro minimale attrezzatura in una umida fabbrica di posate in disuso. Insonorizzarono le pareti con dei vassoi della frutta, di quelli utilizzati dai fruttivendoli nei negozi, e così la seduta di registrazione poteva avere inizio. Oakey pensò ai testi scrivendo un pezzo che parlava della pratica cinese di bollire i bozzoli dei bachi da seta per l'industria della seta e la contrapposizione con il rispetto buddista per tutte le creature viventi.

"Being Boiled", questo il titolo della canzone, venne pubblicata per la Fast Product di Edimburgo nel giugno 1978. I pareri furono discordi: David Bowie dichiarò che quello era "il futuro della musica", mentre John Lydon bollò gli Human League come "hippie alla moda". Come accadeva una volta, ad aiutare la diffusione di "Being Boiled" fu la radio. Nello specifico i passaggi offerti dal noto DJ di BBC Radio 1 John Peel che portarono la canzone a vendere 3.000 copie.



Il synthpop era nell'aria, seppure mancante di una scena. Daniel Miller , con il suo pseudonimo The Normal , non aveva ancora pubblicato "Warm Leatherette" , gli Orchestral Manoeuvres in the Dark erano a un anno di distanza da "Electricity" , gli Ultravox di John Foxx stavano nel neon glam e i Tubeway Army erano ancora principalmente una band punk. Tutti insieme formavano una strana coscienza elettronica che ronzava nell'aria, come riporta FarOut, creando le frontiere sonore che sarebbero esplose all'inizio degli anni '80.

"The Model" dei Kraftwerk era stato pubblicato due mesi prima su “The Man Machine” del 1978, pubblicato come singolo in Germania quel settembre, ma fu "Being Boiled" degli Human League  a rompere la diga elettronica che dominava la prima scena pop britannica e contribuì a creare la "seconda invasione britannica" che avrebbe conquistato MTV, dando il via alla rivoluzione del synth e alla new wave. Ware e Marsh lasciati gli Human League nel 1980 fondarono gli Heaven 17 continuando ad avere un certo successo.
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