Sanremo 2025: il lato glam-rock di Francesca Michielin
A cinque anni di distanza dalla sua ultima partecipazione a Sanremo con "Chiamami per nome" in coppia con Fedez, Francesca Michielin torna in gara al Festival. Il brano scelto per il suo ritorno all'Ariston è "Fango in paradiso", scritta dalla stessa musicista veneta insieme a Davide Simonetta e Alessandro Raina. "Io non sono una che viene a Sanremo molto spesso perché è un palco che è intenso da vivere", spiega Francesca, ospite della Rockol Lounge, presso la sede del Club Tenco.
Rockol: Com'è nata la tua decisione di tornare a Sanremo proprio con questa canzone?
Francesca Michielin: Io non sono una che viene a Sanremo molto spesso: è un palco che è intenso da vivere, da provare, da calcare. Quindi ho sempre detto: "Se avrò un pezzo che mi convince al cento per cento verrò, tornerò". Non mi importa di tutta quella che è la strategia secondo cui è meglio non stare troppo distante dai riflettori.
Questo pezzo è nato in maniera super spontanea_ è arrivato al momento giusto e nella scrittura si è portato fuori tutta una serie di cose che non ero mai riuscita ad esprimere, anche vocalmente. L'ho scritto e anche prodotto di fatto in un paio d'ore e mo sono detta: "Ok, forse questa è la canzone giusta". Tant'è che ho presentata solo questa. Se mi avessero detto "Guarda, Francesca è no!". Avrei detto: "Vabbè, non ci vado".
Rockol: Hai citato come punto di riferimento Taylor Swift. Vuoi raccontare in che senso e il rapporto che hai con Taylor Swift da fan?
Francesca: Credo sia un eccellente songwriter, spesso non si riesce bene a capire questa cosa in Italia. Dico proprio dal punto di vista della parola, di come scrive, di come sceglie le sue parole. E soprattutto, nell'essenzialità: penso ad un disco che ha pubblicato durante la pandemia, "Folklore": ha saputo insieme a Bon Iver, Justin Vernon, di creare un brano che mi ha segnata, "Exile", che è forse la maggiore reference della mia "Fango in paradiso".
Rockol: Ci sono altri riferimenti?
Francesca: C'è anche un po' di Harry Styles. E, se mi posso permettere, c'è anche un pochino di glam rock. Pochissimo, come se fosse un po' di pepe che metti sul risotto: non troppo. Alla fine io sono fan di quella generazione che va a riscoprire la musica nella sua essenza, con queste ballate un po' rock, un po' orchestrali. E so che è strano, perché di questi tempi va di moda una sovra-produzione. Però io sentivo questa esigenza: mi ha stupito anche come Taylor Swift, con l'ultimo disco,“The tortured poets department”, abbia reso proprio all'osso la parte musicale per far emergere il testo.
Rockol: Interessamente il riferimento al glam rock: cos'è il "condimento" che ti fa pensare a quei suoni?
Francesca: Io non sono mai stata una grande fan delle chitarre elettriche, per la mia formazione musicale. Non sono mai stata fan delle schitarrate, ho proprio altri ascolti nella mia vita. Però, per la prima volta, è come se si fosse liberata questa dimensione: ho scritto questo assolazzo per chitarra elettrica che sentirete sul palco dell'Ariston, è proprio un momento glam dal punto di vista della struttura e di com'è condito. Poi voi siete gli esperti, ma io quel momento lo sento un po' Brian May-esco....
Rockol: A proposito della cover: vuoi raccontarci cosa hai scelto e perché?
Francesca: Proprio sul filone di chi ama molto i Queen, direi che Cesare Cremonini, uno dei più grandi stimatori di Freddie Mercury. Credo che "La nuova stella di Broadway" credo sia una delle sue canzoni più belle e lui per me è uno dei cantatori più fighi che abbiamo in Italia, uno con cui la mia generazione è cresciuta - dai Luna Pop in poi. Sa sempre dare alle emozioni una chiave. Io la definisco indie, in realtà forse non è giusto, però alla fine è un po' figlio di tutta quella cultura ed è anche quello che ha permesso ai Calcutta e a Tommaso Paradiso di esprimersi a piena potenza.
Poi in questo pezzo viene citata una figura mitologic, Ginger Rogers, di cui quest'anno ricordiamo i trent'anni dalla scomparsa. Per me è stata una figura fondamentale: grazie alla scoperta di Ginger Rogers e di tutto il mondo del balletto jazz, del tip tap, io ho iniziato a studiare pianoforte.
Rockol: Sei una delle poche artiste ad aver colto l'opportunità di fare un duetto nella serata delle cover con un altro artista in gara, Rkomi. Com'è nata questa scelta? Da alcuni questa cosa è stata vista quasi come una sorta di depotenziamento delle cover.
Francesca: Quest'anno è una gara a parte, quindi, a maggior ragione, ci si può divertire di più. C'è meno pressione.. Io voglio tanto bene a Mirko, ed è da tanti anni che diciamo di fare una cosa insieme. Quando ascolterete capirete: secondo me è una cosa veramente magica. Secondo me sarà un bel momento e io penso che se c'è una nuova possibilità, perché non sfruttarla?
Rockol: Ci si abitua mai al palco di Sanremo?
Francesca: A questo palco non ci si abitua mai. E questa è una cosa bella. L'emotività prende sempre un po' il sopravvento. Quando ero più giovane mi dicevo: "Perché, non riesco....". Quest'anno invece dico: "Massì: lasciamoci travolgere da questa cosa". È una cosa bella.....
Le videointerviste di Rockol sono realizzate al Club Tenco, in collaborazione con Evolution ed SCF