Gianni Morandi, Saverio Grandi e "Solo insieme saremo felici"
Lavorando alla preparazione della Top Ten delle dieci canzoni di Morandi su YouTube (la trovate qui) mi sono sorpreso trovando addirittura al secondo posto un brano che sicuramente non è fra i più popolari del repertorio di Gianni. Si intitola “Solo insieme saremo felici”, e conta al momento la bellezza di oltre tredici milioni di visualizzazioni del video “ufficiale”, oltre a qualche centinaia di migliaia di views di versioni postate dai fan, distaccando così di più di quattro milioni di ascolti la terza in graduatoria, “Occhi di ragazza”. Incuriosito, ho cercato di saperne di più dall’autore, Saverio Grandi, che l’ha scritta con Emiliano Cecere.
Come e quando è nata questa canzone?
“Solo insieme saremo felici” è nata nel 2012, un anno prima che Morandi la incidesse nel suo album “Bisogna vivere”. E non è nata pensando a Morandi. Emiliano Cecere mi mandò una prima stesura della musica, presentandola - come fa spesso perché è troppo modesto, ma in realtà sa scrivere cose molto belle - con una frase del genere “ho scritto questa cosina, sentila un po’…”. A me è piaciuta immediatamente, ha una melodia splendida, quindi ho scritto il testo, ho cambiato pochissime note per le esigenze della metrica del mio testo, e poi la canzone è rimasta l’ parcheggiata per un mese, credo, non di più. Finché non ho ricevuto una telefonata di Diego Calvetti, che stava producendo un album per Morandi: “Non abbiamo un singolo, mi fai sentire qualcosa?”. Gli ho mandato quella canzone, mezz’ora dopo mi ha richiamato, e il giorno seguente ero già a San Gimignano nello studio di Diego”.
Gianni Morandi ha chiesto di cambiare qualcosa, della canzone?
Gianni è un artista raro: sì, è intervenuto cambiando qualcosa del testo, nel quale ci sono delle righe scritte da lui, ma – diversamente da come fanno tanti altri interpreti – non ha chiesto di cofirmare il brano. Morandi è una persona straordinaria. Non so se mi sono divertito di più con lui in studio, o a cena quando raccontava le storie di lui con Mogol, con Battisti, con Migliacci, di come era nata una certa canzone, o di come ne era nata un'altra. Io sono rimasto lì due o tre giorni, e alla canzone ci ha messo semplicemente sopra la sua voce, ma soprattutto il suo timbro stilistico di interprete.
E la canzone è diventata il singolo dell’album “Bisogna vivere”. Ci sono altri tuoi pezzi nel disco?
C'è anche un altro pezzo mio che s’intitola “Il nascondiglio delle parole d'amore”, una canzone piuttosto aulica, letteraria, è una roba più degregoriana, e mi sto ovviamente incensando da solo. Però “Solo insieme saremo felici” era stata scelta per essere il singolo del disco, e così è stato. In realtà è andata molto bene perché poi è diventata anche la sigla, di testa o di coda non ricordo, di un programma televisivo. In radio è passata abbastanza, però hai ragione: non è uno dei pezzi più conosciuti di Gianni. Del resto lui di canzoni importanti ne ha talmente tante… Del pezzo poi è stato fatto anche un video in cui Gianni fa solo un cameo, un’apparizione alla fine nei panni di un poliziotto della Stradale. (l’immagine di questo articolo è un frame tratto dal video)
Queste due sono le prime tue canzoni incise da Morandi?
No, ce n’è una scritta con Gaetano Curreri, ma andiamo veramente indietro, tipo dieci anni prima. E non mi ricordo come si intitola, eppure è andata anche bene. Era forse il terzo singolo di un album. L’anno dopo “Solo insieme saremo felici” abbiamo scritto un altro pezzo, sempre con Emiliano, che si intitola “Io ci sono”, e quello è andato un po' meno bene, pur essendo il singolo di lancio di una doppia raccolta con inediti, “Autoscatto 7.0”.
Tu sei di una generazione successiva a quella di Morandi. Da ascoltatore, da ragazzino cosa ti piaceva di Morandi? quali sue canzoni ti piacevano?
Quando io ho cominciato a fare musica lui era nel suo periodo buio, quando aveva cominciato a studiare il contrabbasso. Però la vita è strana. Gaetano Curreri che è stato il mio mentore perché mi ha dato la possibilità di conoscere la persona giusta al momento giusto, mi ha portato in studio mentre lui stava registrando “Dalla/Morandi” con Lucio e Gianni, e io sono stato lì tutti i giorni per due settimane: penso di avere imparato più lì in due settimane stando zitto, perché non dicevo neanche una parola, perché nello studio di Mauro Malavasi sono rimasto due settimane e ci sono passati tutti, da Lavezzi, a Mogol, a Ron, a Cocciante. Lì ho conosciuto Gianni e lì sono andato proprio a scuola, sono andato a bottega, grazie a Gaetano che mi ha introdotto in questo circolo dove era molto molto difficile entrare. Io stavo lì in silenzio, mi mettevo sul divano, stavo zitto però ascoltavo e cercavo di imparare le cose, e penso che mi abbia fatto bene, molto bene, perché ho imparato tanto.
Poi nel tempo hai mantenuto un rapporto con Gianni? vi sentivate o vi sentite ogni tanto?
Sì, certamente sì. E questa è una delle altre cose che mi piace molto di Morandi. Perché gli artisti a volte, senza fare nomi e neanche cognomi, insomma gli artisti hanno un'immagine pubblica e un'immagine privata, lui invece è proprio uguale a come lo vede la gente. Poi è un artista veramente attento a tutti. Sì, io ho mantenuto un bel rapporto con Gianni, poi chiaramente abbiamo fatto cose diverse, però penso di poter dire che ho un’ottima relazione con lui.
Se apri il cassetto del tuo studio, quello dove tieni le canzoni “in attesa”, ce n'è una che vorresti fargli cantare?
Forse ce n'è più di una… in questo momento sono concentrato su altre cose, però mi piacerebbe. Mi piacerebbe perché da un rapporto che è nato per caso, io ero praticamente un bambino perché avevo 22 o 23 anni quando han fatto “Dalla/Morandi”, poi pian piano invece sono riuscito a collaborare con lui in una maniera più continuativa. E comunque questo lavoro è fatto di momenti. Di momenti in cui ci sono artisti che si invaghiscono di come tu scrivi, poi di come scrive qualcun altro… poi è arrivato lo streaming che ha rivoluzionato un po' tutto, ma qui entreremmo in un discorso infinito.
Adesso che cosa sta per uscire di tuo?
Ultimamente le cose più forti che ho fatto sono stati due singoli di Vasco Rossi, “Una canzone d'amore buttata via” e “Gli sbagli che fai”, che sono andati molto bene. Ho fatto tante altre cose - Nek e Renga, Loredana Berté, Rettore…. Quello che sto facendo adesso è una cosa molto, molto importante, internazionale.
E non me la puoi dire, immagino.
Te la direi, ma non lo faccio per scaramanzia… io in queste cose sono un po' napoletano!