Santana: 'E' tutta questione di cuore'

Santana: 'E' tutta questione di cuore'
Credits: Giuseppe Pappalettera / Concessione in uso a Rockol
E' una figura quasi messianica quella che la stampa ha incontrato, oggi, in uno dei più eleganti salotti milanesi: Carlos Santana, una pagina fondamentale nella storia delle sei corde rock, di passaggio all'ombra della Madonnina per partecipare allo show televisivo di Celentano, "Rockpolitik", ha presentato oggi ai giornalisti la sua ultima creazione, "All that I am". La formula, ampiamente collaudata dall'artista e Clive Davis nel corso degli anni, rimane la stessa: l'inconfondibile sound del musicista messicano impreziosito da una parata di ospiti d'eccezione, da Steven Tyler a Big Boi degli Outkast, passando per Kirk Hammet dei Metallica, il re della dancehall Sean Paul, il Black Eyed Peas in libera uscita Will.i.am, Mary J. Blige, Joss Stone e molti altri. E proprio parlando della sua "firma sonora" comincia l'incontro della stampa col leggendario musicista: "Il mio suono? Beh, all'inizio volevo suonare come B.B. King, come tutti, del resto. Ho provato per molto tempo ad imitare il suo stile, ma - alla fine - ho capito di possedere un mio stile. E' una specie di 'gracia de Dios', nulla è stato studiato a tavolino". Stupisce l'umiltà e la serenità con la quale Santana racconta aneddoti e fatti che coinvolgano i maggiori personaggi della storia del rock: prendiamo, ad esempio, la parata di star ospite sulla sua nuova fatica in studio. "A tutti gli artisti che hanno collaborato alla realizzazione di 'All that I am' ho chiesto una cosa sola: di metterci il cuore. Credo che ogni canzone sia un po' come uno 'script' cinematografico: il soggetto è più importante di chi lo interpreta, ma - se si sceglie l'attore giusto - il risultato è sorprendente. Perché in fondo io non sono altro che un regista: con il mio lavoro miro essenzialmente di toccare il cuore della gente, a farle scorgere una luce diversa". E qui esce il lato più spirituale di Santana: "Non mi hanno mai interessato i dati di vendita dei dischi. Certo, è una questione importante, ma per me non è mai stata prioritaria: il mio obbiettivo è far prendere coscienza alle persone della propria fantastica unicità, che dovrebbe essere gioiosamente celebrata, e non essere causa di lotte e guerre come invece è oggi. Vedete, Dio ci ha tutti creati a propria immagine e somiglianza: tutti noi, quindi abbiamo il potere di fare qualsiasi cosa. Dobbiamo solo rendercene conto". Non è un caso che, tra le tante band che Carlos apprezza, un posto speciale nel cuore del chitarrista lo occupino, oggi, i Green Day: "Non mi piacciono gli artisti che suonano e basta. Credo sia stupido salire su un palco, fare il proprio lavoro e non esprimersi su questioni come la politica, la religione e altro. E' come essere delle scimmie ammaestrate. I Green Day sono stati capaci di smovere dal torpore le masse con un disco come 'American idiot': è stata una scelta molto importante". Passando invece agli ospiti di "All that I am", Santana non lesina ammirazione per Steven Tyler, voce scelta per il singolo apripista "Just feel better": "Steven fa parte di una delle miglior band del pianeta attualmente in circolazione, insieme a U2, Rolling Stones e Bon Jovi. Lavorare con lui è stato molto bello ed emozionante. Nonostante non sia più giovanissimo, ha ancora un'energia incredibile". Da sempre alfiere della contaminazione, l'artista non ha dubbi su ciò che potrebbe succedere, nei prossimi anni, sul panorama mondiale musicale: "Il futuro della musica viene dall'Africa, non ho dubbi. C'è qualcosa di antico e arcaico, nella cultura musicale africana, che non ci abbandonerà mai, e che mai come in questi tempi è importante... Pensateci bene: oggi come oggi, il linguaggio universale è l'hip-hop, dalla California alla Palestina, passando per l'Europa e l'Asia. E la ritmica hip-hop è una derivazione diretta della tradizione musicale africana. La cosa affascinante è che questo elemento contaminerà tutti gli altri. Del resto anch'io ho iniziato, da piccolo con la mia famiglia, suonando musica mariachi. Poi sono passato, fermandomi a Tijuana, alla 'border tourist music', per poi scoprire, trasferendomi a San Francisco, il blues, il jazz, la musica della beat generation, la musica latina e tutto il resto. La contaminazione è inevitabile". Il tempo è tiranno, e l'incontro giunge alle ultime battute. Santana - che nel frattempo non ha mai mancato di ringraziare sorridendo chiunque gli avesse posto una domanda - sfrutta gli ultimi secondi per dire: "Possiamo trasformare questo pianeta disgraziato, afflitto da guerre e calamità naturali, in un posto migliore. Diamo ascolto alla nostra coscienza collettiva, al nostro essere 'umani': le cose possono cambiare".

Carlos Santana tornerà nel nostro Paese la prossima primavera: al momento, l'unica data fissata è prevista al FilaForum di Assago, a Milano, il prossimo 30 maggio.
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