Per Vinicio Capossela le canzoni di Natale sono rock ’n’ roll
Sono anni che si parla del disco di Natale di Vinicio Capossela e finalmente eccolo qui: “Sciusten feste n.1965" è uscito venerdì 25 ottobre. Ma non è un disco di Natale, o almeno non è solo quello.
Quella delle canzoni di Natale è una tradizione molto americana, che spesso scade nel kitsch e che in Italia non ha mai preso piede, come raccontavamo qua. Vinicio ha da lungo tempo una passione per il genere, che ora ha preso la forma di un oggetto: “Sciusten feste n.1965" è un disco di musica per le feste nel senso largo del termine perché, spiega a Capossela Rockol, c’è bisogno di un po’ di luce in questo periodo storico buio: questa raccolta di 15 canzoni con originali e rifacimenti - anzi trasfigurazioni - di classici è il suo contributo.
Canzoni di natale o canzoni per le feste?
“Eravamo sempre così impegnati a celebrare e a suonare per Natale che di anno in anno si è sempre rimandato”, scherza Capossela, sulla lunga gestazione del disco. Le feste sono quelle ormai tradizionali, da 25 anni, dei concerti natalizi al Fuori Orario di Gattatico, diventati anche un film appena presentato alla Festa del Cinema di Roma.
Capossela mi accoglie nel suo ufficio-studio a Milano, un luogo leggendario e ricco dei suoi oggetti di scena: cappelli ovunque, strumenti, ogni sorta di strano ammennicolo. Mi versa un bicchiere d'acqua con una brocca a forma di pesce che fa uno strano rumore di risucchio - come quello di un pesce, appunto. In un angolo ci sono una pianola con la copertina del disco e un piccolo candelabro elettrico che sembra quasi un altare votivo. Ad un certo punto si avvicana mette a cantare “Il Guastafeste”, la canzone che chiude il disco: “Mi molesta il buonumore, mi rallegra il dissapore”.
È questa dualità di sentimenti che anima le canzoni del disco, la gioia del Natale e la malinconia delle feste in generale: “Penso che la festa, di per sé, sia una delle più ancestrali manifestazioni dell'umano, in contrasto con la disumanità di questo periodo. E poi comunque le feste d'inverno sono sempre un'occasione anche di un po' di interiorità, di resa dei conti. Nella maggior parte delle storie di Natale c’è qualcosa di buono, qualche forma di redenzione”.
Quelle di questo disco, però, sono canzoni con un respiro più ampio: “Per me il periodo delle feste è dicembre, non c'è solo il Natale. È la stagione dei fantasmi, ed è un po' anche la stagione della narrazione e delle storie. C’è una dimensione della festa intima, a casa, visto che la parola deriva da Festia, la divinità del focolare. Ma c'è anche una dimensione dell’euforia e della baldoria”.
Le canzoni di Natale sono pericolose, in Italia
Le canzoni di Natalde non hanno mai attecchito nel nostro paese, tranne rari casi. Perché allora celebrare questa musica? “Fare un disco delle feste, particolarmente in Italia, è una cosa molto pericolosa. C'è il rischio di fare una cosa veramente kitsch, perché è così che la festa di Natale è, ai tempi del consumo sfrenato... È un po' come organizzare una festa: puoi fare anche una gran figura di merda. Ma io sono confortato dal fatto che queste canzoni nascono da una storia vera, hanno una loro verità”, spiega.
L’album è stato inciso nei giorni di Natale, non d’estate, come spesso capita, per essere pronti per il mercato invernale. Ed è stato inciso in un Natale particolare, quello 4 anni fa, nel pieno della pandemia, quando ogni baldoria era proibita. Con una band vera - ritratta nella foto dell’inserto del vinile, che Capossela mi mostra orgoglioso:

“Tornando all’Italia”, continua, “A parte Alfonso Maria de' Liguori che ha scritto Tu scendi dalle stelle, non ci sono altri standard di Natale. C'è la meravigliosa tradizione folclorica, ma quella è un'altra cosa. C'è una tradizione di cover, con i testi degli standard natalizi tradotti in italiano in un modo un po’… non particolarmente rock ’n’ roll, diciamo. Invece la cosa stupenda è che nel mondo anglosassone moltissimi pezzi sono rock’n’roll."
"Il Natale è rock’n’roll”, sorride.
Capossela, invece, ha riscritto in italiano diversi classici, alla sua maniera. Il Santa Claus che arriva in città, alla fine si suicida perché non riesce a consegnare regali come Amazon. La “hooker” della “Christmas card” di Tom Waits vive tra Scandiano e Reggio Emilia. “Jingle bells” diventa “Campanelle” in versione swing, alla maniera dell’Italoamericano Lou Monte, che è uno dei riferimenti del disco assieme a Louis Prima, che “ha inciso questi album dal vivo meravigliosi negli hotel di Las Vegas e si sentono anche i rumori dei bicchieri e dei piatti: questo swing pazzesco è la cosa più festiva che c’è”. Louis Prima ha prestato la voce anche alla scimmia de “Il libro della giungla” e così nell’album c’è anche “I wanna be like you”, dalla colonna sonora, perché poche cose sono più natalizie di un film della Disney.
Natale rock e punk
Il natale non è solo rock ’n’ roll, ma punk: “Noi abbiamo iniziato tutta questa storia solo per amore dei Pogues e di ‘Fairytale of New York'. Shane McGowan era nato il 25 dicembre e ha scritto la canzone di Natale più disastrosa della storia. È punk e allo stesso tempo ha qualcosa di tradizionale. È una canzone da cantare urlando sdentati, ti devono mancare almeno 2-3 denti per cantarla bene… Ha qualcosa di eroico e molesto allo stesso tempo, mischia amore, insulti e litigi. Questi sentimenti così contrastanti, così violenti, così eccessivi rendono onore al Natale, dove si mescolano la morte e la vita, la malinconia e l'euforia, la solitudine e l’abbraccio”.
La canzone in realtà nel disco non è presente, c’è solo nel film “Natale fuori orario”: nei concerti natalizi di solito la canta Christopher Wonder, con la sua compagna di turno: "sempre con grandi qualità ma non canore", sorride Capossela.
Conciati per le feste, dal vivo
Capossela porterà anche dal vivo lo spirito di questo disco e dei concerti al Fuori Orario e con un tour natalizio (qua le date). Una serie di concerti “in piedi, perché se non c’è fisicità non c’è baldoria”. Ci sarà la band del disco, sarà un concerto suonato ma, spiega, con anche un po' di spirito del circo e di incantesimo, con la presenza di un’artista circense, Nadia Addis, che incarnerà lo spirito delle feste. Dal 12 dicembre ai concerti ci sarà anche Cristopher Wonder in arrivo dall’America: a Milano lo show si svolgerà in un tendone costruito appositamente nell’area del Carroponte, con tende e lucine, un “luogo fatato”, lo definisice.
Ci saranno gli ormai tradizionali concerti del 25 e 26 al Fuori Orario, ma anche una versione invernale dello Sponz Festival che chiude questo ciclo nel weekend della befana. Il tutto intitolato “Conciati per le feste”: è una perfetta definizione della musica e degli effetti del Natale, secondo Capossela.