Perché non si fanno dischi di Natale in Italia?

Vinicio Capossela, Enrico Ruggeri, Irene Grandi, Linus raccontano il loro rapporto con un genere poco frequentato in Italia e molto redditizio all'estero. Siamo a novembre e Mariah Carey e gli Wham! sono già tornati in classifica....
Perché non si fanno dischi di Natale in Italia?
Credits: Simone Cecchetti.

Annie Lennox, Calexico, Mark Lanegan, Jamie Cullum, Dolly Parton. Sono solo alcuni degli artisti che quest’anno pubblicano album di Natale, un genere frequentato in passato anche da giganti come Bob Dylan, James Brown, Ray Charles, James Taylor - senza ovviamente contare gli aficionados Mariah Carey (quest’anno protagonista di un nuovo speciale per Apple TV+ e un singolo con Ariana Grande), Michael Bublé (un fortunato album nel 2011 e diversi special televisivi), o Robbie Williams (un doppio album l’anno scorso, ripubblicato in maniera espansa pochi giorni fa). 
In Italia? Valerio Scanu.

L’ex Amici è l’unico artista nazionale a pubblicare un disco natalizio nel 2020, “Canto di Natale”, accompagnato da un DVD. C'è qualche canzone sparsa (come "Il regalo perfetto", di Galeffi"), ma la musica natalizia è un'eccezione, per il mercato italiano. Sono in pochi a frequentarla con regolarità, come Vinicio Capossela: "Forse è per il fatto di essere nato nel mezzo di dicembre ma ho sempre subito il fascino delle lucine, e della musica per le feste", racconta a Rockol. A parte la canzone di Natale di Radio Deejay, la formula dell’album in Italia - importata nel 1981 da “Natale con i tuoi” (di cui qua si racconta la storia) - non ha praticamente mai preso piede. Nei giorni scorsi ho intervistato Jamie Cullum, che ha inciso un disco di originali natalizi. Quando gli ho detto che in italia non è una tradizione, mi ha chiesto perché, stupito. Così ho girato la domanda agli addetti ai lavori: discografici, radiofonici, artisti. 

Gli album natalizi in Italia, negli ultimi 15 anni

Nel 2019 non è uscito nessun album italiano natalizio. Se vediamo la storia degli ultimi 15 anni sono pochissimi i grandi nomi ad essere scesi in campo nel genere: Raffaella Carrà (“ Ogni volta che è Natale”, 2018), Claudio Baglioni ("Un piccolo Natale in più", 2012), Mario Biondi, il “Mina Christmas Song Book” (2013, con brani precedentemente già pubblicati). Cristina D’Avena nel 2009, Irene Grandi nel 2008 ed Enrico Ruggeri nel 2007. Poi ci sono i progetti internazionali di Laura Pausini (“Laura Xmas”, 2016, e Andrea Bocelli, "My Christmas", 2009).
Se dovessimo fare l’elenco di quelli pubblicati nei paesi anglosassoni negli ultimi 15 anni, non basterebbe un articolo: ogni anno escono almeno una decina di album, e il 2020 non fa eccezione:

quelli di quest’anno li abbiamo raccolti qua. A novembre il repertorio di Mariah Carey e “Last Christmas” dei Wham! erano già tornati nella top 50 globale di Spotify.

Gli artisti: Enrico Ruggeri, Irene Grandi, Vinicio Capossela

La consapevolezza della forza della musica natalizia è presente tra gli artisti italiani, almeno tra alcuni: “Il periodo risveglia sensazioni forti: nostalgia, struggimento, amore per chi è vicino e per chi è lontano o non c’è più”, spiega Enrico Ruggeri a Rockol.

“Dato che la musica, quella vera, è un amplificatore di sentimenti e si abbevera alla fonte del cuore, era inevitabile che musica e Natale si incontrassero più volte, com’era inevitabile che il mercato discografico capitalizzasse questo sacro e remunerativo connubio”, ragiona. Ruggeri ha pubblicato nel 2007 “Regalo di natale”, un’operazione molto particolare e che ha ispirato altri colleghi, con classici e brani originali, e rivendica la sua diversità: “Questo matrimonio ha generato canzoni meravigliose e bieche operazioni commerciali: molti, in ogni caso, hanno tratto beneficio interiore da molte canzoni di Natale. I cuori più ingenui, che sono molti e vanno rispettati, hanno ascoltato le miriadi di dischi pieni di gorgheggi e di alberi addobbati. Gli altri, quelli che hanno alzato l’asticella, hanno comprato “Regalo di Natale”, un modo diverso di vedere le cose”.
"Per me è stata un’esperienza positiva”, spiega invece Irene Grandi, che nel 2008 ha pubblicato “Canzoni per Natale”, uno dei pochi album che hanno provato a ripensare per il mercato nazionale un formato internazionale, quello della rilettura degli standard. “Ho fatto un' ampia ricerca trovando molte canzoni non propriamente della tradizione natalizia che erano interessanti da reinterpretare, da ‘Canzone per Natale’ di Morgan a ‘Buon Natale a tutto il mondo” di Modugno, a una curiosa versione natalizia di “More than words “ di Jovanotti e Carboni. Sono stata felice di avere pubblicato un disco di Natale piuttosto originale, senza rinunciare all’atmosfera natalizia. Ricordo che avevamo una sleigh bell che abbiamo usato quasi in ogni canzone... questo strumento portava subito l’immaginazione al suono della slitta di Babbo Natale”.
Non tutti la pensano come lei, però. C’è chi ragiona fuori dai nostri confini, se “Laura Xmas"  della Pausini nacque come progetto internazionale, inciso ai Capitol Studios di Los Angeles con Patrick Williams e una presentazione a Disneyland. Bocelli ha appena annunciato un livestream natalizio dal Teatro Regio di Parma rivolto ad un pubblico globale. Ma chiedi ad un artista come mai non realizza un album di canzoni natalizie, la risposta è quasi simile a quella di Jamie Cullum, nella nostra intervista: “voglio evitare di fare qualcosa di stucchevole”. 
Come Cullum, che ha inciso un album di originali in stile swing, c’è chi ha trovato la sua strada: 35 anni fa usciva il disco di debutto di Vinicio Capossela e già conteneva una “Christmas song”. Capossela da 20 anni tiene concerti di Natale: "Ma quest'anno la baldoria è interdetta", racconta a Rockol. "Da dicembre 1999 ho tenuto concerti per le feste soprattutto nei rock club, ma anche nelle chiese e nei teatri. E soprattutto in un locale molto speciale, un locale costruito a ridosso della ferrovia e della via Emilia, con un vagone dentro e i treni fuori dal vetro. Si chiama Fuori Orario, è a Taneto di Gattatico, vicino alla casa dei Fratelli Cervi. Il repertorio comprende diversi standard natalizi in chiave swing, versioni cromate dei primi dischi, e fantasmi della cultura popolare: licantropi, male bestie, corse degli asini e stregonerie. Un ampio repertorio che avrei già dovuto pubblicare nei primi anni 2000 col titolo di “Schutzen festen”. Quel genere di feste da fiera che impressionarono mio padre al suo arrivo in Germania. Quattro sono le caratteristiche di questo tipo di ritrovo: si tira al bersaglio, si elegge un campione, si beve moltissimo e la musica non è un granché".
Capossela ha scritto in esclusiva per una bella e lunga riflessione sul suo rapporto con la musica di Natale, che pubblicheremo per intero nei prossimi giorni. E assicura che prima o poi registrerà quell'album di Natale - magari proprio quest'anno.

I discografici: manca la tradizione

Ci sono diverse ragioni, mi spiega Claudio Buja, direttore edizioni Universal È vero che i dischi di Natale fanno catalogo, ma da noi non c’è una tradizione: “Nei paesi anglosassoni ci sono raccolte natalizie anche artisticamente importanti, da Elvis Presley a Bob Dylan ”, spiega.

 In Italia c’è la percezione tra gli addetti ai lavori che il disco scada e faccia la fine di un latticino - la metafora è di Buja: “Il periodo di sfruttamento è piuttosto limitato: al 6 di gennaio il disco è scaduto come uno yogurt. Inoltre la platea è troppo spesso solo quella relativa al paese di provenienza - non abbiamo molti artisti che possano competere con una Mariah Carey, in fatto di audience internazionale”. Buja spiega che le piattaforme streaming hanno radicalizzato questa situazione: “È più semplice ascoltare una playlist precompilata che andare a comprare (o ascoltare in streaming) un disco di un singolo artista”.
Paolo Maiorino (SonyMusic) ha lavorato all’ultimo grande disco natalizio italiano, “Ogni volta che è Natale” di Raffaella Carrà. Sostiene che solo negli ultimi anni ci si è lavorato con più continuità perché la stagione natalizia è diventata sempre più importante per la discografia, soprattutto per gli artisti con un pubblico più adulto: “C’è la consapevolezza che gli ultimi mesi dell’anno sono sempre più diventati vitali nella gestione del budget annuale, senza considerare la possibilità di riproporre tali progetti ogni anno". Maiorino ricorda le pubblicazioni di Sony come Claudio Baglioni e Mario Biondi: “A very Mario Christmas” fu l’unico con uno special TV sul modello americano: uscito nel 2013, è stato ripubblicato nel 2014. Personalmente non ho nulla contro i dischi natalizi, e credo che se realizzati con gusto e personalità possano rappresentare una piacevole diversione da un percorso artistico”, spiega Maiorino, che cita come parametro internazionale l’operazione “Last Christmas” del 2019: “Un film intitolato proprio come la canzone degli Wham!; La colonna sonora era di fatto un prototipo di disco natalizio, ma con alle spalle un’idea originale ed un brano che sì era in classico, ma non necessariamente a tema. Insomma, un modo originale per evitare il cliché di dover riproporre i temi della canzone natalizia.

I media: Linus e la canzone di Natale

Oltre ai concerti di Capossela, c’è un’unica altra costante musicale natalizia in Italia: la canzone di Radio Deejay, che negli anni ha coinvolto artisti come Cesare Cremonini, Max Pezzali, TheGiornalisti - oltre alle voci del network.

Linus capisce perché è più facile fare una canzone che un album: "Ormai abbiamo una buona credibilità: i cantanti partecipano con grande entusiasmo, ma per noi è più complicato, ogni anno diventa più difficile farla perché è come cucinare una torta diversa usando gli stessi ingredienti”. Per Deejay la canzone di Natale è ovviamente una questione di rapporto con il pubblico e di marketing: "Abbiamo iniziato a farla un po’ per scherzo, come gesto goliardico, ormai quasi 20 anni fa. Poi è diventata la sublimazione della dinamica tra chi fa la radio e chi la ascolta: la radio è sopravvissuta a queste ere geologiche, è un mezzo vicino, ti fa diventare parte di una famiglia, e non c’è niente di più famigliare del Natale”.
Da attento osservatore del mercato e ascoltatore, Linus nota che qualcosa si muove e che il pregiudizio italiano nei confronti della musica di Natale sta cambiando. Però suggerisce anche un po’ più di coraggio agli artisti: “Quelli che normalmente fanno i tormentoni estivi, e che avrebbero la leggerezza per scrivere o cantare canzoni di Natale, le vedono come una cosa da vecchi. Quelli che hanno l’età o la capacità la vedono come una cosa un po’ sempliciotta, banale. È un forma di pregiudizio italico, forse perché siamo il paese che continua a mettere di più al centro il testo della canzone, come se fosse qualcosa di sacro, peraltro in un momento in cui di canzoni così indimenticabili in giro non ce ne sono poi tante”.
 

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