Travis Scott a Milano ha rifatto nove volte "Fe!n"
Tra Travis Scott e l’Italia è amore. Zucchero, quest’anno, sul palco di San Siro, con un sorriso beffardo, ha detto una grande verità: “Quando un artista vi dice ‘siete il mio pubblico preferito, penso sempre a voi’, non credetegli mai, sta mentendo”. Sorvolando quindi sugli attestati di stima lanciati da Travis Scott al pubblico italiano, passiamo ad analizzare i fatti che, anche in questo caso, sono ben più pesanti e importanti delle parole: la voce di Houston, con il secondo live all’Ippodromo di Milano, che ha calamitato oltre 70mila persone (la data più imponente del suo tour nel Vecchio Continente), è al terzo concerto nel nostro Paese nel giro di appena un anno. E ha stabilito un record.
La ripetizione compulsiva di "Fe!n"

A suggellare il sentimento tra l’artista e il pubblico italiano, a Milano, infatti, sbuca anche il primato europeo di ripetizioni di "Fe!n", una delle sue hit, sparata in sequenza nove o dieci volte consecutive (si è perfino perso il conto, ma si propende sul nove). Senz’altro più di sette, numero massimo raggiunto durante un precedente concerto in Germania. Non è certo il primo nome nella storia della cultura hip hop a riproporre più volte in un set una sua canzone famosa: sempre rimanendo in Italia lo ha fatto anche Kanye West nel suo listening party al Forum di Milano con “Carnival”. È una pratica utilizzata ed evidentemente mutuata più da un dj set che da un concerto dal vivo (spesso in queste situazioni si ripete un frammento del pezzo, non il pezzo completo) e serve, nel caso de La Flame , per creare un entusiasmo dilagante nel pubblico cavalcando il successo di un brano, prima del gran finale.
Con Travis, senz’altro, questa ritualità, ha raggiunto uno status particolare: è un bis, anzi un “novies”, ma diverso. Nel mondo dei concerti il “bis” o “encore” nasce proprio come ripetizione del brano più famoso (“ancora”, due volte, appunto), ma con il tempo è diventato spesso "un ritorno sul palco", dopo una breve uscita, per proporre le ultime canzoni, di solito alcune delle più famose. C’è anche chi questa pratica non la mette in atto e tira dritto. Travis ripropone sì il suo pezzo più celebre, addirittura nove-dieci volte, ma non lo fa alla fine del live o dopo un ritorno sul palco. Lo fa per alzare letteralmente le fiamme prima del gran finale in cui arrivano brani come “Sicko Mode”, “Antidote” e “goosebumps”: è quindi una sorta di eccitante porta d’ingresso dentro l’ultima parte della performance.
Tre live in un anno

Il primo “terremoto” davanti a 80mila fan fu sempre a Milano, nel luglio del 2023, poi arrivò la prima mondiale a Roma di “Utopia”, il suo ultimo disco, con tanto di ospitata di livello internazionale di Kanye West, uno dei suoi mentori. Già allora disse: “tornerò presto”. Promessa mantenuta. Eccoci infine a questo terzo giro a Milano con tanto di scenografia più completa e strutturata tra rocce, pedane rialzate, mega ledwall e torrette spara fuoco. Il tutto per creare quell'aura da rap-star che ormai Travis ha conquistato a livello mondiale. Lo abbiamo scritto diverse volte: la voce di Houston è più ispirazione che metodo. Sono i numeri in primis a fotografare l’amore magico scattato tra Travis Scott e l’Italia: tra tutti gli appuntamenti sotto il tricolore sono stati staccati oltre 200mila biglietti. Un numero mostruoso.
I moshpit che creano “terremoti”

I suoi live sono delle vere performance muscolari in cui la musica non ha ambizioni tecniche o virtuosistiche, infatti Travis rappa e canta pochissimo, le canzoni si presentano in sequenza più come interruttori capaci di accendere la ritualità dei moshpit, ovvero quando in un concerto il pubblico si dispone in cerchio a formare una zona interna vuota, nella quale si può scegliere di entrare, pogare e saltare tutti insieme. Nel mondo rap, con tanto di Smartphone in mano per immortalare in prima persona il “tuffo” nella folla, lo scontro avviene in modo più soft rispetto al mondo rock, punk o metal. Travis, in questo, è uno sciamano, un performer, ruolo che preferisce a quello di “rapper”, come pochi altri, in grado di trasmettere energia ai suoi fan con le sue movenze e la sua presenza fisica. È divertente il fatto che, ogni volta che si esibisce in Italia, scatta l’allarme “terremoto”: decine di migliaia di giovani, saltando, provocano delle piccole scosse che spingono inconsapevoli cittadini a chiamare le forze dell’ordine credendo si tratti di un vero sisma. Anche le certificazioni in Italia, mai semplici per un artista internazionale, sono una conferma del rapporto magico con lo Stivale: “Utopia” è stato certificato disco di Platino, e ha debuttato alla posizione numero uno della classifica Fimi rimanendoci per due settimane consecutive.