Missy Elliott: la sua musica arriva sino a Venere

“The Rain (Supa Dupa Fly)" è il primo brano hip hop trasmesso nello spazio. Prima di lei i Beatles
Missy Elliott: la sua musica arriva sino a Venere

Come messaggio per eventuali civiltà aliene viene scelta la musica. Così a bordo delle sonde Voyager 1 e 2, navicelle, spedite in orbita nel 1977, destinate ai confini del sistema solare e oltre, si trovano due copie gemelle del Golden Record, il disco d’oro che, tra i molti suoni che richiamano la nostra cultura e il nostro pianeta, contiene una selezione di varie opere d’arte visive frutto del genio e del nostro pianeta e alcuni brani musicali che rappresentano culture ed epoche diverse. Una sorta di biglietto da visita della nostra vita sulla Terra qualora le navicelle venissero intercettate da civiltà aliene. Resta poi il dubbio su come gli extraterrestri possano fare per scoprire i contenuti dei dischi ricevuti. Il rischio è che finiscano in un laboratorio alieno dimenticate e magari derise per l’obsolescenza tecnologica. Nel caso riescano nell’ascolto poi c’è l’incognita del gradimento… hai visto mai che non gli piaccia ciò che hanno ascoltato …

A parte questa spedizione verso l’ignoto la NASA ha effettuato recentemente un altro invio musicale nello spazio: il primo brano hip hop a superare l’atmosfera terrestre viaggiando però all’interno del Sistema Solare 

Il 12 luglio, grazie all’Ente Spaziale Americano. "The Rain (Supa Dupa Fly)" di Missy Elliott ha viaggiato per circa 158 milioni di miglia dalla Terra a Venere, percorrendo la distanza in poco meno di 14 minuti tramite il Deep Space Network (DSN) dell'agenzia spaziale.

"YOOO, è pazzesco!" ha scritto la rapper in un post su Instagram celebrando il successo della missione. “Siamo appena andati #OutOfThisWorld con la NASA e abbiamo inviato la PRIMA canzone hip hop nello spazio attraverso il Deep Space Network. La mia canzone "The Rain" è stata ufficialmente trasmessa fino a Venere."

Ma perché è stato scelto il pianeta Venere? Perché è quello preferito da Missy, ovviamente. "Simboleggia la forza, la bellezza e l'empowerment", aggiunge la rapper che conclude dicendo: "Il cielo non è il limite, è solo l'inizio."

 

In realtà il singolo di debutto da solista del 1997 della cantante americana non è la prima canzone in assoluto che l'umanità ha trasmesso nel cosmo, via etere, nella speranza che sia intercettata, ascoltata e gradita da una qualsiasi forma di vita intelligente sconosciuta. Già nel 2008, la NASA ha utilizzato il DSN per trasmettere la traccia dei Beatles, dal nome appropriato, “Across the Universe” “indirizzandola” verso la Stella Polare.

Il DSN è un sistema di trasmissione costituito da varie antenne radio giganti ed è stato utilizzato per comunicare con veicoli spaziali e ricevere dati scientifici dalla Luna e oltre. Il suo utilizzo precede la carriera di Missy Elliott di circa 30 anni.

"Sia l'esplorazione dello spazio che l'arte di Missy Elliott mirano a superare i confini", afferma Brittany Brown, la direttrice del quartier generale della NASA a Washington che inizialmente ha presentato l'idea al team di Missy. "Missy ha una lunga esperienza nell'infondere narrazione incentrata sullo spazio e immagini futuristiche nei suoi video musicali, quindi l'opportunità di collaborare a qualcosa fuori da questo mondo è davvero appropriata."

 

L'invio del brano di Missy Elliott allo specifico indirizzo spaziale anticipa alcune missioni destinate a raggiungere Venere nel prossimo decennio e che hanno come scopo la scoperta di possibilità di vita sulla superficie del pianeta, che non gode proprio di temperature “umane”. Forse la speranza è che queste forme aliene diventino fan della Elliott e accolgano le nostre esplorazioni in maniera benevola. 

Ritornando ai Golden Record spediti nello spazio ricordiamo il contenuto musicale dei due dischi (che includono anche suoni originali della terra) elencato sul sito della NASA.

  • Bach, Brandenburg Concerto No. 2 in F. First Movement, Munich Bach Orchestra, Karl Richter, conductor. 4:40
  • Java, court gamelan, "Kinds of Flowers," recorded by Robert Brown. 4:43
  • Senegal, percussion, recorded by Charles Duvelle. 2:08
  • Zaire, Pygmy girls' initiation song, recorded by Colin Turnbull. 0:56
  • Australia, Aborigine songs, "Morning Star" and "Devil Bird," recorded by Sandra LeBrun Holmes. 1:26
  • Mexico, "El Cascabel," performed by Lorenzo Barcelata and the Mariachi México. 3:14
  • "Johnny B. Goode," written and performed by Chuck Berry. 2:38
  • New Guinea, men's house song, recorded by Robert MacLennan. 1:20
  • Japan, shakuhachi, "Tsuru No Sugomori" ("Crane's Nest,") performed by Goro Yamaguchi. 4:51
  • Bach, "Gavotte en rondeaux" from the Partita No. 3 in E major for Violin, performed by Arthur Grumiaux. 2:55
  • Mozart, The Magic Flute, Queen of the Night aria, no. 14. Edda Moser, soprano. Bavarian State Opera, Munich, Wolfgang Sawallisch, conductor. 2:55
  • Georgian S.S.R., chorus, "Tchakrulo," collected by Radio Moscow. 2:18
  • Peru, panpipes and drum, collected by Casa de la Cultura, Lima. 0:52
  • "Melancholy Blues," performed by Louis Armstrong and his Hot Seven. 3:05
  • Azerbaijan S.S.R., bagpipes, recorded by Radio Moscow. 2:30
  • Stravinsky, Rite of Spring, Sacrificial Dance, Columbia Symphony Orchestra, Igor Stravinsky, conductor. 4:35
  • Bach, The Well-Tempered Clavier, Book 2, Prelude and Fugue in C, No.1. Glenn Gould, piano. 4:48
  • Beethoven, Fifth Symphony, First Movement, the Philharmonia Orchestra, Otto Klemperer, conductor. 7:20
  • Bulgaria, "Izlel je Delyo Hagdutin," sung by Valya Balkanska. 4:59
  • Navajo Indians, Night Chant, recorded by Willard Rhodes. 0:57
  • Holborne, Paueans, Galliards, Almains and Other Short Aeirs, "The Fairie Round," performed by David Munrow and the Early Music Consort of London. 1:17
  • Solomon Islands, panpipes, collected by the Solomon Islands Broadcasting Service. 1:12
  • Peru, wedding song, recorded by John Cohen. 0:38
  • China, ch'in, "Flowing Streams," performed by Kuan P'ing-hu. 7:37
  • India, raga, "Jaat Kahan Ho," sung by Surshri Kesar Bai Kerkar. 3:30
  • "Dark Was the Night," written and performed by Blind Willie Johnson. 3:15
  • Beethoven, String Quartet No. 13 in B flat, Opus 130, Cavatina, performed by Budapest String Quartet. 6:37

 

La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale

© 2026 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.