Perdersi dentro il disco di Lil Yachty e James Blake è bellissimo
“Bad Cameo”, il joint album di Lil Yachty e James Blake (qui la spiegazione della cover), è un viaggio in cui perdersi e lasciarsi andare. Non bisogna opporre resistenza, cercare scorciatoie o accelerare il processo di ascolto skippando o saltando frettolosamente da un brano all’altro. È un disco che non inventa nulla, non è "rivoluzionario", ma è capace di regalare emozioni sincere e profonde. E in questi tempi di musica standardizzata se questo aspetto non è tutto, è comunque tanto. "Bad Cameo" permette di fluttuare con la mente su un’elettronica malinconica e romantica, poi di rimbalzare a terra con bassi trap per finire a ballare sull’onda di un tribalismo anomalo e paranoico, e c’è ancora tempo per un tuffo dentro suoni candidi, strumentali e mutevoli. Pezzi come la title track, “In grey”, “Midnight”, “Save the savior” e “Transport me” svettano. Bisogna schiacciare “play” e farsi conquistare dalle tante sfaccettature produttive e vocali che il progetto collaborativo sa regalare.
Due mondi
“I più grandi sognatori sono indipendenti, fanno quello in cui credono”, hanno raccontato i due artisti nelle poche interviste concesse alla vigilia di questo lavoro molto atteso. Da una parte abbiamo James Blake, cantante, musicista e produttore star: ha lavorato su gioielli come “Lemonade” di Beyoncé, “4:44” di Jay-Z, “Blonde” di Frank Ocean, “DAMN” di Kendrick Lamar e su “Birds in the Trap Sing McKnight” di Travis Scott, oltre che su “Astroworld”. Ha lavorato anche con Chance the Rapper, André 3000, Drake e Stevie Wonder, dimostrando un’eterogeneità incredibile nel gusto sonoro. Nelle vesti di solista porta avanti una musica lisergica subito riconoscibile: a un primo ascolto "Bad Cameo", infatti, sembra solo un suo disco, in cui si inserisce la voce, a volte modificata, di Lil Yachty. Ma non è così, soprattutto in alcune parti del progetto in cui l’artista americano classe 1997 esce di più. Il suo ottavo album "Let's Start Here" vede il rapper, dopo quasi dieci anni, allontanarsi dal suo solito stile trap e rap a favore di elementi rock, contaminazioni e viaggi musicali che hanno reso il disco un piccolo grande atto di libertà.
Il progetto, per stessa ammissione del rapper, è stato ispirato dai dischi simbolo di alcuni artisti per lui fondamentali: "Currents" dei Tame Impala, "Dark Side Of The Moon" dei Pink Floyd e "Blonde" di Frank Ocean. Anche i suoi live, adesso, come ha potuto vedere dal vivo anche il pubblico italiano, sono ormai spezzati in due: una parte è interamente trap, un’altra, con l’accompagnamento della band, vira verso il rock psichedelico. In "Bad Cameo", in definitiva, i due mondi, quello di Lil Yachty e James Blake, trovano un equilibrio strano e bizzarro. Alcuni passaggi, come “Bad Cameo” e“Missing Man”, pendono più verso l’universo di Blake. “In grey”, per esempio, è un pezzo da oltre sei minuti con echi che poi crescono e diventano più densi, “Midnight” gioca molto sulle voci che anche nella title track si mischiano magicamente. L’attenzione alle sfumature dei timbri è affascinante e maniacale.
Un progetto libero
Ci sono anche due tracce più storte, ovvero “Red Carpet”, che alla fine sembra trasformarsi in una ninna nanna, e l’ipnotica “Run away from the rabbit”. E ovviamente una parte più vicina a Lil Yachty. In questi estratti specifici ci sono momenti più rappati, oscuri e ritmici, mai estremi, ma sempre su produzioni con un preciso marchio di fabbrica onirico: "Woo" ne è un esempio, “Save the savior” e “Transport me” sono due pietre preziose. "Bad Cameo" è un progetto senz’altro libero dall’idea del “dover piacere a tutti”, con un filo rosso che lega tutte le tracce e con dei gusti ben definiti. Come scritto già all’inizio, all’interno non c’è una particolare innovazione, non stravolge alcun schema tracciando nuove rotte, ma è un album nel vero senso della parola, con un’identità che lo rende estremamente affascinante e da godere.