Moreno “il biondo” Conficconi: “Extraliscio? Finiti (per ora)”

L’intervista al musicista romagnolo: “Da Casadei a Gloria Gaynor: sono l’ultimo Jedi del liscio”.

“Io l’ultimo jedi del liscio? Cavolo, questa non me l’aveva mai detta nessuno: mi piace un casino. È vero: sono l’ultimo custode di questa grande tradizione musicale”, dice Moreno “il biondo” Conficconi. Il nome del 65enne musicista di Meldola, piccolo comune in provincia di Forlì-Cesena, è stato accostato in questi anni a quello degli Extraliscio, la band - ma sarebbe più corretta la definizione di “superband” - composta insieme a Mirco Mariani e Mauro Ferrara, che ha avuto il merito di aver rilanciato a livello nazionalpopolare il liscio anche grazie alla partecipazione al Festival di Sanremo del 2021 con “Bianca luce nera”, insieme a Davide Toffolo dei Tre Allegri Ragazzi Morti. In pochi, però, sanno che “il re del liscio contemporaneo”, virtuoso del clarinetto e del sassofono cresciuto sotto l’ala protettiva del grandissimo Raoul Casadei, nel corso della sua carriera ha suonato con gente come Gloria Gaynor, l’icona del latin jazz e del mambo Tito Puente e pure il Maestro Riccardo Muti. “Ho dedicato la mia intera vita al liscio, che ho esplorato in tutti i modi: dalle balere e le sagre a contesti colti, come quando suonai insieme all’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini diretta da Muti. Con gli Extraliscio, dopo Sanremo, ho ottenuto un’esposizione che mai avrei pensato di ottenere: lo Sziget Festival di Budapest, l’Hit Week a Miami. Esperienze che hanno riscattato un lavoro lungo cinquant’anni rimasto sempre sottotraccia. Ora riparto da un singolo, 'Salirà', che è appena uscito e anticipa un progetto più ampio, per tornare alle radici della musica popolare”, dice.

E gli Extraliscio?
“Quel progetto è nato nel 2014, dall’innamoramento artistico tra me e Mirco Mariani. Fu Riccarda Casadei, la figlia di Secondo, a farci conoscere. Due opposti assoluti: la sregolatezza da un lato, la precisione maniacale dall’altro”.

Chi era lo sregolato tra i due?
“Lui. Un musicista geniale, poliedrico, versatile. A differenza mia, maniacale nel modo di eseguire il liscio, che è come la musica classica: va suonato così come è scritto, anche se a differenza della classica è un genere musicale legato alla terra, al folclore, e quindi va suonato con accenti e modi unici. Insieme abbiamo fatto un persorso magico. Elisabetta Sgarbi, la nostra manager, ha saputo vedere i noi cose che nessun altro aveva visto. E ci ha permesso di raggiungere la consacrazione”.

Cos’è successo, infine?
“Ad un certo punto io e Mirco ci siamo allontanati. Avevamo due punti di vista diversi, anche se non ce lo siamo mai detto apertamente: il progetto si è semplicemente sfilacciato”.

Quindi gli Extraliscio sono finiti?
“Per ora sì. Ma chissà, mai dire mai”.

Che progetti hai in mente ora?
“Oltre al singolo 'Salirà', arrangiato insieme agli E-Wired Empathy, ho appena inaugurato la serie di attività dedicate al liscio che organizzo ogni estate a Gatteo a Mare, la capitale del liscio, in provincia di Forlì-Cesena: tra concerti e feste, si va avanti fino a settembre. È una sorta di New Orleans del liscio: chi vuole venire ad ascoltare del buon liscio, quello delle origini, lo trova qui”.

Per dieci anni sei stato il braccio destro di Raoul Casadei. Una delle cose più divertenti legate alla vostra collaborazione?
“Quando fimai l’arrangiamento della versione Rimini tape de ‘La terra dei cachi’ di Elio e le Storie Tese, quella che poi loro usarono nel video ufficiale della canzone. Mi ricordo che ci diedero appuntamento a un casello autostradale, prima della loro partecipazione al Festival di Sanremo: ci consegnarono la cassetta con dentro la demo del brano. All’epoca, stiamo parlando del 1996, non c’era ancora la possibilità di scambiarsi file in pochi istanti via internet. Quando mettemmo su il brano nel pulmino con il quale ci muovevamo insieme a Raoul scoppiò il panico: il livello musicale de ‘La terra dei cachi’ era altissimo, tra cambi di tempo, tonalità, genere, stile. Raoul mi disse: ‘Moreno, vai subito in studio e prepara l’arrangiamento’. Fu una sfida meravigliosa”.

Con Tito Puente come andò?
“Era il 1998. Raoul nel pulmino mise una cassetta per farci ascoltare un brano, ‘Traballero’: ‘Ma serve un percussionista di un certo tipo’. Qualcuno suggerì il nome del grande Tullio De Piscopo. Altri fecero nomi che oggi non ricordo. Ad un certo punto uno dei ballerini che si esibivano sui nostri palchi se ne uscì con un improbabile: ‘Ma perché non provate a chiamare Tito Puente?’. Sembrava un’impresa impossibile”.

Ma ce l’avete fatta.
“Esatto (ride). Partimmo insieme a Carolina Casadei per New York. Il suo impresario ci disse: ‘Il maestro lavora così: fa una sola take, buona la prima. Prendere o lasciare: non ne farà un’altra’. Io e Carolina ci guardammo perplessi. Provammo. La prima, però, era davvero inascoltabile. Non sapevamo come uscirne fuori. Alla fine si convinse a rifarla. E nacque un’amicizia bellissima, portata avanti negli anni. Fu una sorta di nuovo battesimo, per me: da quella collaborazione cominciai a vedere la mia musica in un’altra dimensione. Quella di cui mi parlava sempre Raoul. Mi diceva: ‘Sappi che noi siamo i numeri uno di questo mondo e meritiamo di giocare nello stesso campionato dei numeri uno degli altri generi’”.

E con Gloria Gaynor, invece, cosa accadde?
“Venne ospite del festival Balamondo di Rimini, dedicato alla world music. Era sempre il 1998. Suonammo insieme i suoi classici. Finché ad un certo punto non si presentò Gianni Morandi”.

Gianni Morandi?
“Sì (ride). Era sotto il palco. Gli dissi: ‘Ma che ci fai lì, sali su!’. Eravamo io alla guida dell’orchestra di Raoul, il grandissimo Augusto Martelli al piano (compositore per Mina, Iva Zanicchi, Ornella Vanoni, oltre che autore di colonne sonore di film come ‘Siamo tutti in libertà provvisoria’ di Manlio Scarpelli e ‘La studentessa’ di Fabio Piccioni e di sigle di programmi tv come ‘Ok, il prezzo è giusto’ e ‘Casa Vianello’, ndr), Gloria Gaynor e Gianni Morandi”.

Praticamente una superband.
“Fu una cosa straordinaria, leggendaria: la gente sotto al palco era incredula”.

Gloria Gaynor l’hai più sentita, poi?
“Tornò in Italia poco dopo, per fare una sua versione di ‘Romagna mia’. Solo che io nel frattempo avevo lasciato l’orchestra di Raoul per fare il calciatore”.

Il calciatore?
“Sì, a 40 anni (ride). Con la Nazionale Cantanti. Mi invitò il commissario tecnico Sandro Giacobbe, con il benestare di Enrico Ruggeri, di Eros Ramazzotti e dello stesso Morandi. Ne faccio ancora parte, con orgoglio”.

Tra i tuoi fan insospettabili chi c’è?
“Laura Pausini. L’ho vista crescere. Il papà, che suonava nei pianobar, se la portava sempre dietro: una romagnola che ce l’ha fatta a livello mondiale, rendendoci tutti orgogliosi”.

 

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