Il boom di Tommy Richman è una delle cose più punk di questi anni
Il suo slogan è: “Tutto è punk”. Tommy Richman lo ha scritto ovunque, sui suoi canali social ufficiali. “È una cosa che ho inserito nella mia biografia per scherzo - dice lui - vorrei portare un combattente di Ufc a fare shadowbox sul palco con musica synth in sottofondo”. Sarà, eppure quel motto si presta benissimo a descrivere il successo del 24enne cantautore originario della Virginia e della sua hit, “Million dollar baby”. Fino a due settimane fa Tommy Richman non aveva mai conquistato con un suo brano un piazzamento nella Billboard Hot 100, la classifica settimanale dei singoli più popolari negli Usa: con “Million dollar baby” ha bruciato ogni tappa, ritrovandosi direttamente al secondo posto, mantenendolo anche questa settimana. Rubando la scena a popstar come Taylor Swift, Sabrina Carpenter, Benson Boone, Ariana Grande, molto meglio inserite nel music biz rispetto a lui, partito da una cameretta di Woodbridge, padre batterista e madre “completamente sorda”, e arrivato tramite i brani pubblicati su SoundCloud ad attirare l’attenzione e l’interesse di un protagonista del circuito r&b d’oltreoceano come Brent Faiyaz, il suo mentore.
Ma c’è dell’altro: dietro “Million dollar baby” non ci sono i pluripremiati re mida del pop internazionale onnipresenti in tutti i successi da classifica, ma un team di outsider composto da produttori legati al circuito underground r&b statunitense come Max Vossberg, Jonah Roy, Mannyvelli, Sparkheem e Kavi, non proprio abituati a sfornare hit. “Tutto è punk”, dice lui, che non incide per una multinazionale ma per la joint venture formata da Pulse Records e la Iso Supremacy dello stesso Brent Faiyaz, che lo ha scelto come artista di spalla del suo tour. E punk, a modo suo, è stato anche il modo con il quale Tommy Richman ha fatto uscire la canzone che - ormai si può dire - gli ha cambiato la vita: prima un’anteprima pubblicata su TikTok lo scorso 13 aprile, che ha registrato sull’app oltre 8 milioni di visualizzazioni; poi il singolo ufficiale, comparso sulle piattaforme di streaming il 26 aprile. In meno di un mese il brano, in cui Tommy Richman fantasticava sul successo ancor prima di ottenerlo, raccontando di essersi montato la testa e di non essere più lo stesso (“Sono un bimbo da un milione di dollari”), su Spotify ha totalizzato la bellezza di 194 milioni di streams, praticamente una media di oltre 6 milioni al giorno.
Il brano è particolarmente accattivante: su una base che mischia r&b e rap, Richman canta in falsetto. C’è un nome su tutti che viene in mente: quello di Pharrell Williams. Che proprio come Richman viene dalla Virginia: “Le persone come Pharrell mi ispirano”, si limita a dire lui. Solo nell’ultima settimana “Million dollar baby” ha totalizzato 82,2 milioni di ascolti su Spotify a livello mondiale, conquistando la vetta della classifica dei brani più streammati sulla piattaforma. Ha scalato posizioni anche nella classifica degli artisti più ascoltati della settimana: ora è 39esimo, davanti a icone come Beyoncé, Imagine Dragons, Ed Sheeran, Shakira.
Era il 2016 quando nella sua cameretta a Woodbridge il cantautore caricò su SoundCloud la sua primissima canzone, “Ballin’ Stalin”. La svolta arrivò poco dopo: “All’inizio del mio secondo anno di università realizzai una canzone intitolata ‘Pleasantville’ e a molte persone piacque”. Poco dopo fu la volta di “Melba”, che sembrava una canzone sulla fine di una storia con una ragazza “ma in realtà era parlava della fine della mia vita al college”: “Lì capii che potevo funzionare. Lasciai il college per dedicarmi alla musica e iniziai a prenderla sul serio”.