8 marzo: otto (altre) donne cantate da...
MY LOVE cantata da Paul McCartney & Wings
Musica e parole di Paul McCartney e Linda McCartney
Le canzoni d’amore sono spesso inclini al sentimentalismo e alla prevedibilità, ma "My Love" è così diretta e positiva da eludere ogni banalità. Linda era il suo amore, sua moglie e la sua migliore amica: “E quando me ne vado / So che il mio cuore può rimanere col mio amore / È ovvio, è nelle sue mani / E il mio amore lo tratta bene”. Per certi versi è lo stesso messaggio che il suo amico Lennon invierà a Yoko Ono con "(Just Like) Starting Over" qualche anno dopo: “La nostra vita è
così preziosa insieme”. Per trent’anni, fino al giorno della sua scomparsa avvenuta il 17 aprile del 1998, Linda Eastman in McCartney è stata una figura onnipresente nella vita privata e artistica di Paul. Si sposarono con una piccola cerimonia civile nel marzo 1969, e anche se l’ex fotografa di celebrità e rockstar non aveva alcuna esperienza musicale, a Paul piaceva che entrasse a far parte della sua band come corista e tastierista per andarsene in tour con lei. My Love non è la
prima canzone che Paul dedicò alla moglie: c’era stata in precedenza "The Lovely Linda", alla fine del 1969, pochi mesi dopo la separazione dei Beatles. Niente di trascendentale, più che altro una risposta alle pubbliche dichiarazioni amorose del collega John Lennon verso la moglie Yoko Ono. Un breve tributo, meno di un minuto, che inserì come traccia d’apertura del suo eponimo album solista.
All’inizio del 1972, McCartney decide di allargare la formazione degli Wings, gruppo formato l’anno prima insieme all’amico Denny Laine, e incidere "Red Rose Speedway". L'’album mostra chiaramente il lavoro di una band che sta ancora scoprendo la sua identità.
"My Love" era stata già provata in tour, ce n’era stata un’altra versione in studio, ma venne bocciata. Eppure questo speciale biglietto di San Valentino per sua moglie, Paul lo considerava come una delle più belle melodie che avesse scritto.
E allora, negli studi di Abbey Road, con un’orchestra dal vivo guidata da Richard Hewson, che reclutò i migliori musicisti jazz del giro per ottenere l’atmosfera giusta, Paul registrò il brano in diretta con la traccia di base preregistrata. Era un approccio diverso, che andava contro le convenzioni dell’industria musicale, in quanto i musicisti di sessione venivano pagati a ore. Lo ideò per catturare il “sentimento” del brano. Ne venne fuori una ballata melodica immensa, geniale nella sua semplicità lirica e comunicativa, interpretata come una torch song.
McCartney espone i suoi sentimenti in un linguaggio genuino e generico, ma la potenza della melodia e la bellezza dell’arrangiamento donano al brano un senso di maestosità che trascende il rischio di un melodismo stucchevole. Paul la canta con un’eleganza disinvolta e con intensità. Il messaggio a Linda, impegnata ai cori, arrivò chiaro e forte: “E quando l’armadio resterà vuoto / Troverò ancora qualcosa del mio amore / Solo il mio amore mi tratta così bene / Il mio amore
fa ciò che è meglio per me”.
Nella sua lunghissima carriera McCartney ha scritto almeno cento canzoni ingegnose su come raccontare il pop agli uomini del domani e tra queste "My Love" è quella che più di altre sopravvive alla moda e ai cambiamenti generazionali, a testimonianza della sua universale pregnanza.
ANGIE cantata dai Rolling Stones
Musica e parole di Mick Jagger e Keith Richards
Una delle rare ballate acustiche e anche uno degli episodi più dolci e introspettivi degli Stones. Scritta e cantata con triste empatia, è una canzone sulla fine di un amore, ma vista nel momento in cui si è ancora innamorati, con la consapevolezza che la relazione non ha più motivo o giustificazione per proseguire: “Non è il momento di dirci addio?”. Quando la incisero erano in esilio fiscale, c’era stato un tour mondiale stressante, compreso di arresti per droga e conseguente messa al bando da alcuni paesi. Fu una delle prime canzoni registrate in Giamaica, nello studio Dynamic Sounds di Kingston, per l’album "Goats head soup", titolo riferito a un piatto tipico dell’isola: la “zuppa di testa di capra”. "Angie" era la canzone di cui gli Stones avevano bisogno in quel momento, quella per scrollarsi di dosso l’immagine di “cattivi ragazzi” e le provocazioni alla “sex, drug & rock’n’roll”. Una ballata soft rock melodica e riflessiva, che piacque moltissimo alle fan che preferivano immaginarli più come degli angeli dalle ali spezzate piuttosto che come dei vagabondi amorali e libertini.
Anche se il brano è attribuito a Mick Jagger e Keith Richards, è praticamente quest’ultimo che lo scrisse durante un soggiorno in una struttura di riabilitazione svizzera, quando iniziò a muovere le dita quel tanto che bastava per strimpellare la chitarra. Il testo abbastanza vago ha dato il via a molte interpretazioni e a molte supposizioni su a chi fosse dedicata. La leggenda dice ad Angela, la moglie di David Bowie, la quale affermò di avere scoperto Jagger e Bowie a letto insieme. Qualcuno sostiene che è riferita ai loro rapporti a tre. Altri pensano sia destinata ad Anita Pallenberg, la donna che spezzò il cuore a Keith e ad altri due membri della band, Brian Jones e l’onnipresente Jagger. Altri pensano che sia una dedica di Richards a sua figlia Angela.
L’autore, da parte sua, affermò che era solo un generico nome femminile, una parola da cantare, salvo dichiarare in seguito che era riferita all’eroina mentre stava tentando di disintossicarsi dalla droga. All’epoca Richards disse: “Avevo l’intera sequenza di accordi già forse un anno fa solo con il titolo 'Angie'. Sarebbe potuto essere Randy o Mangy o altro, Mick la prese e ci scrisse sopra un testo”. Comunque non è il destinatario che conta, è la bellezza di una ballata struggente come poche. Una canzone d’amore diversa, una invocazione affinché tutto finisca anche se c’è ancora forte coinvolgimento emotivo: “Angie, quando scompariranno quelle nuvole scure? / Angie, dove ci condurrà il destino da qui? / Senza amore nelle nostre anime né soldi nei nostri cappotti / Non puoi dire che siamo soddisfatti / Ma Angie, non puoi dire che non ci abbiamo mai provato”. Ci sono rimpianto e confusione per la storia che sta finendo; amore e innamoramento sono due cose diverse e non si può far finta di essere felici: alla fine si deve accettare ciò che non si può cambiare e dare un significato al fallimento, visto qui come un nuovo punto di partenza per andare avanti nella vita ed emozionarsi ancora: “Ma Angie, non è un bene essere vivi? / Angie, non possono dire che non ci abbiamo mai provato”. L’interpretazione vocale di Jagger è intensa, commovente, in certi passaggi lo si sente persino sussurrare. Alla fine l’interazione perfetta tra tutti i musicisti è la chiave vincente che rende "Angie" un capolavoro dolce e sincero, senza però cadere nel lezioso.
I'M NOT IN LOVE cantata dai 10cc.
Musica e parole di Eric Stewart e Graham Gouldman
Geniale canzone d’amore raccontata al contrario. Ancora oggi "I’m Not in Love" ha un punto di vista raramente espresso nel pop: quello di colui che crede di essere il più forte, ma non riesce ad andare avanti. La ricetta dei 10cc. fu quella di prendere dal rock degli anni Sessanta e dal pop dei Settanta tutto quello che c’era di buono e scartare la contraffazione, la mistificazione, la fesseria. Alla fine restò qualcosa di veramente grande, di assoluto: virtuosismo da laboratorio, cori alla Beach Boys, divagazioni parodiche alla Frank Zappa, melodie mondane, fierezze post Beatles, trovate e arguzie vocali infinite. Un mix che afferrava le canzoni, le animava, le abitava, le viveva e non le lasciava più. Graham Gouldman, Eric Stewart, Lol Creme e Kevin Godley, tutti di Manchester e tutti parimenti artefici di questo sound da studiare ancora oggi, sono musicisti dall’anima obliqua, ambigua, che diventa a volte parodia dissacrante del pop e ricerca seria della melodia.
La storia di questa canzone nacque quando la moglie di Eric Stewart, Gloria, si lamentava del fatto che non gli diceva più di
amarla. “Se lo dicessi sempre, perderebbe il suo significato” ribatteva lui. Da qui l’ispirazione di scrivere una canzone d’amore senza dire “ti amo”, evidenziando il conflitto interiore tra sentirsi coinvolto sentimentalmente, evitando comunque quella fatidica frase, perché magari chi la dice con molta facilità a volte non la pensa affatto.
Stewart pensò che fosse un’idea grandiosa e coinvolse Gouldman nella stesura del brano. Il risultato fu "I’m Not In Love", non sono innamorato, spiegando poi le ragioni per cui invece era totalmente preso dal sentimento amoroso. Inizialmente Eric e Graham pensavano a un brano con uno stile ritmico e sfumature bossanova sulla falsariga di "The Girl from Ipanema" e suonata essenzialmente con delle chitarre. La proposero agli altri due colleghi, ma la registrazione non convinse affatto Kevin Godley che la riteneva mediocre. Stewart comunque notò che il personale degli studi Strawberry (lo studio gestito dalla band), continuava a cantarne la melodia e allora fu convinto e chiedere di nuovo agli altri membri della band di riconsiderarla. Godley era ancora scettico e disse a Stewart che doveva essere completamente reinventata in fase di registrazione: “Cerchiamo di non utilizzare gli strumenti. Proviamo a fare tutto con le voci”. Alla fine il risultato fu eccezionale. Crearono un massiccio appoggio di voci, usate come tastiere per creare un coro etereo, sovraregistrate centinaia di volte con una tecnica sperimentale per quel tempo di taglia e incolla manuale dei nastri. Un vero muro sonoro di voci che formano il punto focale del brano. E in linea con l’idea di concentrarsi sulle voci, furono utilizzati pochi strumenti: il piano elettrico Fender Rhodes suonato da Stewart, Gouldman alla chitarra elettrica, Creme al pianoforte usato per il bridge così come il basso di Gouldman e il suono molto morbido di una batteria programmata, simile a un battito cardiaco. Le voci armonizzate, duplicate e duplicate su un multitraccia fino a diventare un coro paradisiaco di 256 solisti, accompagnano l’intera canzone e creano un tappeto sonoro che suona ancora come nient'altro nella musica pop. E quando aggiunsero nel mezzo della canzone la voce della segretaria dello studio, Kathy Redfern, che sussurrava con tono rassicurante: “I ragazzi grandi non piangono, stai zitto, i ragazzi grandi non piangono”, i quattro sapevano di avere qualcosa di molto speciale.
I discografici rimasero colpiti dalla maestosità del brano, ma consigliarono di non farlo uscire come singolo. Una ballata di sei minuti durava troppo per la promozione radiofonica. Tuttavia Eric Stewart ricevette centinaia di telegrammi che elogiavano "I’m Not in Love", tra cui quello di Roy Wood, geniale musicista ex leader dei Move, della Electric Light
Orchestra e dei Wizzard. La Mercury si oppose fino a quando non furono apportate le modifiche richieste, ovvero un singolo ridotto a un più appetibile formato di poco più di quattro minuti.
TONIGHT'S THE NIGHT (GONNA BE ALRIGHT) cantata da Rod Stewart
Musica e parole di Rod Stewart
Il manuale del perfetto seduttore. Una guida pratica per conquistare una donna con tecniche essenziali spiegate da casa Stewart. Questa è una canzone che parla di sesso, della celebrazione del desiderio carnale e sensuale in un rapporto amoroso. Concettualmente, "Tonight’s the Night" potrebbe essere il proseguimento naturale degli incitamenti a lasciarsi andare espressi da Marvin Gaye su "Let’s Get It On" e "I Want You", ma il gioco della seduzione qui non lascia spazio a fraintendimenti e nemmeno a compromessi: “Allenta quel grazioso abito francese / Lascia che ti versi un bel drink / Non esitare perché stanotte è la notte / Andrà tutto bene e adesso nessuno ci fermerà”. Un’incitazione all’abbandono dimenticando ogni inibizione: “Non negare il desiderio del tuo uomo / Saresti una sciocca a fermare questa marea / Allarga le tue ali e lasciami entrare…”. Per quest’ultimo verso dal doppio senso inequivocabile ed esplicito la canzone venne censurata e bandita dalla Bbc. D’altronde, a quel tempo, era un fatto inusuale per gli artisti tradizionali fare chiari riferimenti sessuali nelle loro composizioni.
Rod Stewart scrisse "Tonight’s the night" con una prima parte lenta e una seconda parte veloce, suggerimento dato a Rod dalla sua fiamma dell’epoca, l’attrice svedese Britt Ekland. La canzone fu registrata nei leggendari studi Fame di Muscle Shoals, Alabama, il tempio della musica soul che ospitò Aretha Franklin, Wilson Pickett e Percy Sledge, mentre le parti vocali furono incise al Caribou Ranch nel Colorado.
L’interpretazione di Rod, con la sua caratteristica voce roca e graffiante, sembra gigioneggiare tra trasporto innocente e ruvida passione: “Non dire una parola verginella / Lascia che le tue inibizioni si scatenino / Il segreto sta per svelarsi / Di sopra prima che passi la notte…”, con la promessa che quest’ultima sia quella giusta. L’espressione verginella - "virgin child" - era riferita a chiunque avesse dai 16 ai 25 anni e non necessariamente alla sua illibatezza. L’effetto flou del brano si concretizza nel finale, con un sottofondo prevedibile, ma efficace della voce di Britt Ekland che sussurra in francese: "J’ai un peu peur… Qu’est-ce qu’il va dire maman? Mon amour… Viens plus près! Embrasse-moi! Oh, je t’adore beaucoup! Cette nuit est la nuit… Oh, oui! Cette nuit est la nuit! Je t’aime, je t’aime, je t’aime beaucoup! Cette nuit, oh… Cette nuit, oh…". Il che rimanda inevitabilmente alla narrazione dell’amour physique di Serge Gainsbourg e Jane Birkin in "Je t’aime... moi non plus". Stewart ricorda: "Per convincerla a dire quelle stronzate in francese, dato che lei non voleva, l'ho fatta ubriacare. Se le ho pagato delle royalty? Palle! Le ho comprato un bel vestitino..."
Molto divertente è il video diretto da Bruce Gowers dove un Rod Stewart sciupafemmine, dall’aria scanzonata e dalla faccia impertinente, circuisce l’oggetto del desiderio Britt Ekland sempre ripresa di spalle.
JUST THE WAY YOU ARE cantata da Billy Joel
Musica e parole di Billy Joel
Una lettera d’amore che dice tutto quello che le donne vorrebbero sentirsi dire: non sei senza difetti, ma sei comunque quello
che io desidero. Nelle sue canzoni Billy Joel prediligeva scorribande melodiche, coraggiose sovrapposizioni di accordi aperti, slittamenti progressivi di fantasia applicata al pianoforte. Il produttore Phil Ramone lo convinse a semplificare l’approccio stilistico, rendendo tutto più accessibile: nasce così "Just the Way You Are", la canzone più famosa di Joel, il suo marchio di fabbrica. Gli venne in sogno: “L’ho sognata una notte, mi è venuta in mente mentre russavo, ma l’ho persa nel dormiveglia; poi un giorno durante una riunione discografica mi è ritornata in mente, allora mi sono alzato di corsa, ho salutato tutti e
sono andato al pianoforte: in 15 minuti era pronta”.
Joel la scrisse come regalo di compleanno per la prima moglie Elizabeth Weber, allora anche sua manager. Per la cronaca questa non era la prima canzone che le dedicava, c’erano state per lei anche "She’s Got a Way" e "She’s Always a Woman" (la moglie non ebbe alcun imbarazzo nel chiedergli se avrebbe ricevuto guadagni sui diritti d’autore per essere la sua musa). Il messaggio è pura espressione di un amore incondizionato e di una complicità sentimentale: “Non cambiare solo per far piacere a me / Non mi hai mai deluso / Ti ho detto che ti amo, e quello è per sempre / Ti giuro dal profondo del mio cuore che non potrei mai amarti più di così / Io ti amo esattamente così come sei”. Al contrario del testo, la canzone musicalmente non è affatto banale, ricorda nei movimenti degli accordi e nella modulazione dell’inciso certi standard jazz.
La registrazione del brano avvenne nei primi giorni di lavoro, ma Joel non era affatto convinto della sua riuscita e non piaceva nemmeno alla sua band, così decise di non includerlo nell’album. Il demo fu ascoltato casualmente da Phoebe Snow e Linda Ronstadt che stavano entrambe registrando in quel periodo negli studi attigui, e la trovarono fantastica. In seguito Ramone rivelò di averla inserita nel missaggio finale in quanto il cantautore non aveva molto materiale tra cui scegliere.
Paul McCartney elogiò pubblicamente "Just the Way you Are", affermando che, insieme a "Stardust", è una delle poche canzoni che avrebbe voluto aver scritto. La triste ironia è che poi Joel divorziò da Elizabeth tre anni dopo che "Just the Way You Are" vinse il Grammy come canzone dell’anno e ovviamente continuò a suonarla in concerto. Tuttavia il batterista Liberty DeVitto, che cantava insieme a Joel nel caso dimenticasse le parole, lo prendeva in giro cambiando il verso da “Ti amo così come sei” in “Lei ha la casa, lei ha la macchina”. Dal momento che la voce di DeVitto non era microfonata, solo Joel poteva sentirla. Ben presto, Joel smise di eseguirla tranne che in rarissime occasioni. In fondo nessuno è perfetto.
CAN WE STILL BE FRIENDS cantata da Todd Rundgren
Musica e parole di Todd Rundgren
Una disillusa testimonianza del mutare dei sentimenti. Vale la pena di cercare di riconquistare la tua vecchia fiamma chiedendole di restare ancora amici? La risposta è quasi sempre no, è un ripiego che non può funzionare. Stando alle dichiarazioni dell’autore, questa canzone non parla di una persona specifica. Non si basa su esperienze che ha vissuto
personalmente, ma come tante altre da lui scritte è il suo pensiero su come si potessero vivere certe situazioni: “È davvero una canzone sul modo migliore per terminare una relazione” disse. Non è affatto così. A quel tempo Todd Rundgren aveva una “relazione aperta” con la modella Bebe Buell e da poco si erano separati. L’amarezza e la malinconia sono alla base di questa canzone. Todd era appena tornato da un viaggio in Medio Oriente per studiare il sufismo e cercava di interiorizzare quel sentimento ferito con un approccio quasi mistico. Era per lui la perdita di un sogno. In "Hurting for You", un altro brano collegato a quel distacco affettivo e incluso nello stesso album, "Hermit of Mink Hollow", manifestava la delusione con una frase bellissima e ascetica: “Nel grande disegno della vita siamo tutti così pietosamente piccoli”.
Per il suo ottavo album solista, Rundgren torna a scrivere, arrangiare, suonare e cantare tutto da solo come ai tempi
di "Something/Anything?", ma con la differenza che il nuovo lavoro è meno multiforme e più orientato verso il pop, e diventerà il suo album pop per eccellenza. Il titolo “L’eremita di Mink Hollow” si riferisce all’indirizzo della residenza di Rundgren a New York e, secondo alcune indiscrezioni, alla propensione dell’artista alla solitudine negli studi Utopia Sound (dove è stato registrato l’album). "Can We Still Be Friends" è la sua ballata perfetta, quella da inserire in qualsiasi compilation e, senza mai menzionarla, risente emotivamente della storia d’amore finita con Bebe: “Ammettiamo che abbiamo fatto un errore / Ma possiamo ancora essere amici?”. La sezione del bridge è un capolavoro. Costruita a ritmo di valzer, è un qualcosa da incorniciare, sostenuto da un muro del suono creato da tastiere “spaziali”, tintinnii di campane, gli “strappi” di frammenti vocali che intonano “la, la, la, la” e ripresi poi nel ritornello. Un “la, la, la, la” che risuona malinconicamente come un ballo dell’amata fuori dalla sua vita per sempre: “Ci siamo svegliati dal nostro sogno / Le cose non sono sempre quelle che sembrano / I ricordi persistono / È come una dolce, vecchia e triste canzone”. Un connubio perfetto tra testo e musica in cui ogni singola parola e ogni singola nota funzionano. Meglio ancora che in "Hello, It’s Me", il singolo di maggior successo di Rundgren e anche la prima canzone scritta per la fine di una relazione, in quel caso con la fidanzata del liceo.
FOOL (IF YOU THINK IT'S OVER) cantata da Chris Rea
Musica e parole di Chris Rea
Consigli fraterni per superare i dolori di
un primo amore finito. Chris Rea la scrisse per Paula, la giovane sorella che alcuni anni prima aveva vissuto la sua prima delusione amorosa. Nato e cresciuto a Middlesbrough, da padre italiano e madre irlandese, Chris Rea arrivò tardi
all’appuntamento con la musica. Fu all’età di ventidue anni che Chris acquistò una chitarra e da puro mancino sviluppò un personale stile ascoltando dischi di blues, specializzandosi in seguito alla slide. Rea fu scritturato dalla Magnet Records con cui pubblicò nel 1974 il singolo "So Much Love" senza riscontro commerciale. Dovette aspettare ancora quattro anni per realizzare il suo album di debutto. Nel frattempo, memore delle sue radici italiane, si era inventato il nome d’arte di Benjamin Santini e quando all’inizio del 1978 entrò in studio la casa discografica voleva che adottasse proprio quel nome, erano convinti che “Santini” suonasse bene, che avesse il giusto appeal. Chris però non era d’accordo, ma riuscì in qualche modo a conciliare la richiesta della Magnet intitolando ironicamente il disco "Whatever happened to Benny Santini?" (Che ne è stato di Benny Santini?).
Per la produzione fu scelto Gus Dudgeon, lo storico collaboratore di Elton John, che adattò un suono pop molto patinato alle canzoni. Esempio calzante è stata "Fool (If You Think I's Over), il fulcro dell’intero disco, una ballata che l’autore aveva pensato come un brano soul. Dudgeon invece per creare un’atmosfera pop “moderna” utilizzò una batteria elettronica. Così, su una base ritmica di bossa nova riprodotta dalla drum machine, entrano percussioni e tastiere ad assicurare che l’arrangiamento si muova su atmosfere soffici prese in prestito dal soft rock californiano più elegante. Una combinazione perfetta per la voce calda e profonda di Chris che coinvolge emotivamente nella narrazione di incoraggiamento per un amore perduto: “Fiamma morente, sei di nuovo libera. Chi potrebbe amarti e farti questo? / Tutta vestita a lutto, lui non tornerà / Risparmia le tue
lacrime, avrai anni e anni…”. Oltre alla consolazione, si cerca anche di dare un senso ai momenti difficili e di spiegare come il tempo possa alleviare i dolori giovanili. Tutto questo viene espresso in modo molto poetico nei versi: “Sciocca se pensi che sia finita perché ha detto addio / Sciocca se pensi che sia finita, ti dirò perché / Gli occhi dei neonati piangono sempre di dolore quando guardano per la prima volta il sole del mattino”. Ovvero, è solo l’inizio, anche se l’amore è pieno di dolori ci saranno tanti altri sogni a venire: “Sciocca se pensi che sia finita, è appena iniziata…”. Curiosamente, nonostante Rea sia noto per la sua abilità di chitarrista, "Fool (If You Think It's Over)" è ancora oggi l’unico brano della sua discografia in cui non suona la chitarra.
ISN'T SHE LOVELY cantata da Stevie Wonder
Musica e parole di Stevie Wonder
Ci sono diverse belle canzoni che riflettono i sentimenti verso i figli oppure il senso di paternità: una di queste è "Isn’t She Lovely" di Stevie Wonder. Gli è stata ispirata dalla sua primogenita Aisha, nata nel 1975 da una relazione di Stevie con Yolanda Simmons, all’epoca segretaria della sua casa di edizioni musicali e che poi gli diede anche un altro figlio, Keita, nel 1977. “Era l’unica cosa di cui avevo bisogno nella mia vita e nella mia musica” disse Stevie dopo la nascita di Aisha. La canzone fu inserita nel monumentale album "Songs in the key of life" pubblicato nel 1976. Tra i tanti argomenti trattati nell’album c’è quello del ciclo della vita e Stevie con "Isn’t She Lovely" vuole esprimere la gioia che ha provato alla nascita del suo primo figlio. Basso e batteria accompagnati dal vagito di un neonato introducono il brano che ha un testo estremamente semplice e spontaneo: “Non è adorabile? / Non è meravigliosa? / Non è preziosa? / Ha meno di un minuto d’età / Non avrei mai pensato che l’amore avrebbe mai potuto creare qualcuno di così adorabile”. L’incontenibile gioia che pervade la canzone si traduce infine in un ringraziamento rivolto a Dio, del quale Stevie e Yolanda sono stati un semplice strumento ("Non riesco a credere quello che ha fatto Dio / Tramite noi ha dato vita a qualcuno"). Quindi rivolge un pensiero alla madre di Aisha, Yolanda, ringraziandola per averlo reso padre. Il significato del nome Aisha viene quindi esplicitato più avanti, nella strofa ("La vita e l’amore sono la stessa cosa / La vita è Aisha / Il significato del suo nome"). Aisha deriva dall’arabo e significa infatti “viva”, “vivente”. Alla fine del brano è ancora Aisha protagonista, quando alle amorevoli sollecitazioni del padre ("Come on, Aisha. Get out of the water, baby") intento a farle il bagno, risponde rifiutandosi di uscire dalla vasca.
L’assolo di armonica che costituisce il tratto caratteristico di "Isn’t She Lovely" fu in gran parte improvvisato da Stevie direttamente in sede di registrazione. Ed è proprio l’armonica qui il vero strumento solista, che parte poco dopo un minuto.
"Isn’t She Lovely non fu mai realizzata come singolo perché Stevie Wonder si oppose (a ragione) a una sua riduzione per adattarla agli standard radiofonici; questo drastico, quanto arbitrario taglio fu comunque applicato dalle radio, che proposero eliminando gran parte dell’assolo, gli scambi di battute padre/figlia e la sezione finale, snaturandone di fatto il significato e la struttura. "Isn’t She Lovely" segna uno dei momenti più completi di questo grande talento della musica afroamericana. A dispetto della sua cecità, raramente sono state scritte canzoni che, come questa, abbiano saputo “vedere” dentro e oltre la musica.
(Bonus track) DEAR MAMA cantata da Tupac Shakur
Musica e parole di Tony Pizarro e Tupac Shakur
Un'ode all’amore materno come punto di riferimento nella la vita. “Quand'ero giovane io e mamma eravamo in disaccordo/a diciassette anni mi ha buttato fuori in strada / Ed in quel momento, pensavo che non avrei rivisto la sua faccia un'altra volta / Ma non esiste un'altra donna che può sostituire mia mamma…”. Il rapper Tupac Shakur era una figura iconica anche prima della sua morte. Dopo è diventato un simbolo per molte caratteristiche, negative e positive: l’orgoglio nero, le sfide, la figura di fuorilegge romantico, la violenza urbana. Tre giorni prima che Tupac nascesse, sua madre Afeni Shakur, attivista delle Pantere Nere, era ancora in prigione, e quando nel marzo 1995 questa canzone a lei dedicata insieme all’album “Me Against The World” entrò direttamente al numero uno di "Billboard", lui stava scontando una pena detentiva di 4 anni e mezzo per violenza sessuale (di cui si è sempre dichiarato innocente) conquistando così il dubbio primato di primo artista recluso a raggiungere la vetta delle classifiche americane. E’ un brano autobiografico sulle difficoltà che sua madre ha dovuto affrontare da sola per far crescere lui e sua sorella. Attraverso immagini vivide e aneddoti personali esplora la sua relazione con la madre, racconta della sua infanzia povera, delle amicizie sbagliate, della dipendenza di entrambi dal crack, di una figura paterna che non c’è masi stata, ma soprattutto esprime l’ amore e la gratitudine per i suoi sacrifici e riconosce che senza di lei non sarebbe arrivato dove era.
Tupac non menziona mai il nome di sua madre nella canzone, ne vuole fare una lode universale per tutte le donne che hanno avuto situazioni simili nella loro vita. La versione originale era molto diversa da quella ufficiale e la costruzione del ritornello prevedeva un campionamento tratto dal brano “ It's A Man's World” di Ice Cube che recitava il verso “non sarebbe un bel niente senza il tocco di una donna” e lo scratching di DJ King Assassin, il dee jay ufficiale del rapper. Quando tutto fu ultimato, Tupac entrò negli studi Echo Sound di Los Angeles e disse al produttore Tony Pizarro di eliminare il campionamento perché era stata negata l’autorizzazione per usarlo, così fu tagliato insieme ad un estratto di “Jesse”, fu tagliato insieme ad un estratto di “Jesse”, una delle registrazioni audio dell'attore comico Richard Pryor tratte dall'album parlato "Are you serious?" del 1976. Nella nuova versione, su consiglio di Pizarro, furono utilizzati dei campioni tratti da “In My Wildest Dreams” di Joe Sample e “Sadie” degli Spinners dove nel ritornello “Sadie” è sostituito con “lady”. Questa soluzione si rivelò vincente perché i due sample si adattarono meglio all’andamento lento e riflessivo del brano. L’anno dopo l'uscita del disco, nel 1996, Tupac morì, mentre sua madre venne a mancare nel 2016. A loro ricordo resta questo capolavoro hip hop inserito nel National Recording Registry, l’elenco di registrazioni ritenute importanti da conservare e divulgare ai posteri.
Testi di Mauro Ronconi, autore di "Canzoni per un mondo senza Beatles", che abbiamo recensito qui.