8 marzo: otto donne cantate dai Beatles
ELEANOR RIGBY
Musica e parole di Lennon-McCartney
Eleanor Rigby è l’emblema della solitudine, una persona anziana che non ha più legami di parentela né di amicizia, che vive nella sagrestia della Chiesa dove raccoglie il riso dopo i matrimoni, cosa che lei, nella sua vita, non ha mai avuto. E dove un giorno morirà dimenticata da tutti; lì verrà sepolta insieme al suo nome: “insieme” è la parola chiave, per sempre. Tra poco tempo nessuno la ricorderà più.
Oggi quell’emblema della solitudine ha diverse statue, di cui una a Liverpool, dalle parti del Cavern: è la scultura di una vecchina seduta - da sola - su una panchina, con il capo reclinato che fissa la borsa della spesa. Ebbene, quella donna simbolo della solitudine non trova un attimo di pace perché è assediata dai fans a ogni ora del giorno e non resta mai da sola. E quella vecchina che nella canzone muore, oggi è praticamente immortale. Una poesia con un tocco di surrealismo nel celebre verso “indossa il viso che conserva in una caraffa dietro alla porta”: è l’espressione di circostanza che indossa di volta in volta a seconda delle occasioni.
LUCY IN THE SKY WITH DIAMONDS
Musica e parole di Lennon-McCartney
Un giorno del 1967 gli occhi di Lennon cadono su un disegno fatto dal figlio Julian. Il tipico disegno di un bambino di cinque anni dove ci sono una sagoma umana, un cielo nuvoloso e una serie di stelle disposte a cerchio attorno a un’altra stella più grande. Cos’è? È “Lucy nel Cielo con i Diamanti”, così c’è scritto in un angolo del foglio. Ne nasce un controverso capolavoro lisergico e senza tempo su una ragazza dagli occhi caleidoscopici, alberi di mandarino e cieli di marmellata.
In realtà Lucy O’Donnell è una compagna di classe di Julian che, purtroppo, morirà nel 2009 per una malattia autoimmunitaria a soli 46 anni; poco prima Julian aveva scritto per lei una canzone destinata alla raccolta di fondi per questo tipo di malattie. Il disegno originale di Julian se l'accaparra all’asta David Gilmour dei Pink Floyd, mentre nel 2014, a cinquanta anni luce dalla Terra, viene scoperta una stella della costellazione del Centauro che, essendosi cristallizzata, ha formato il più grande diamante dell’universo: si chiama Lucy.
LOVELY RITA
Musica e parole di Lennon-McCartney
La Rita della canzone è un vigile urbano in gonnella addetta ai parchimetri di Portland Place a Londra, definita “amabile” anche quando compila le contravvenzioni. In realtà non pare sia poi così attraente, dal momento che viene paragonata a un vecchio militare con il berretto, la divisa e quella borsa a tracolla; purtuttavia anche lei ha i suoi spasimanti, fosse solo per il fascino della divisa. E così, questo ragazzo che si è beccato una contravvenzione se ne invaghisce e giura che un giorno la porterà a casa per un tè e, siatene certi, prima o poi la farà sua.
Curiosità: Rita si chiama così solo perché il suo nome in inglese rima con “meter” – il parchimetro – e Paul adora questo tipo di assonanze. Eppure, nell’interminabile mitologia Beatles, un giorno salterà fuori una certa Meta Davis, vigile in pensione, che giura di aver multato Paul McCartney di ben 10 scellini per divieto di sosta, un giorno di tanti anni fa. Era lei la Rita della canzone? Lei ne è sicura. Sarà.
SHE’S LEAVING HOME
Musica e parole di Lennon-McCartney
Melanie Cole, figlia di un dirigente d’azienda e di una parrucchiera di Stamford Hill, è una delle tante ragazzine che, nell’epoca delle prime proteste giovanili, non va molto d’accordo con i genitori. Tra battibecchi, liti e punizioni, un bel giorno decide di scappare di casa con il suo ragazzo. La storia appare sui quotidiani e da lì nasce uno dei tanti capolavori di “Sgt.Pepper’s Lonely Hearts Club Band”, narrato “cinematograficamente” da Paul con John nelle vesti dei genitori disperati impegnati in una specie di “coro greco”.
Nella realtà la storia termina in maniera banale, con i genitori che la scovano in un albergo e la riportano a casa, mentre la struggente “She’s Leaving Home” si inerpica tra rivenditori di auto usate e possibili spacciatori. Melanie scoprirà di essere nella canzone soltanto dopo alcuni mesi, mentre Paul proprio non riuscirà a ricordare che, quattro anni prima, giudice in una gara di imitazioni in una puntata del talent show del programma TV “Ready Steady Go!”, aveva premiato proprio lei.
DEAR PRUDENCE
Musica e parole di Lennon-McCartney
Siamo in India, febbraio 1968, i Beatles sono a Rishikesh per seguire i corsi sulla Meditazione Trascendentale del Maharishi Mahesh Yogi insieme ad altri amici, illustri e non. Le lezioni quotidiane sono lunghe e anche un po’ noiose, e la calma che regna nel luogo viene di tanto in tanto interrotta da lunghe passeggiate in riva al Gange o per strimpellare la chitarra al sole, così, giusto per vedere se ne uscirà qualcosa di buono.
Prudence Farrow, figlia del regista John Farrow e dell’attrice Maureen O’Sullivan (la famosa Jane di Tarzan), e soprattutto sorella di Mia, star di Hollywood e moglie di Frank Sinatra, la prende un po’ troppo seriamente, restando chiusa dentro la sua stanza da vera stakanovista della meditazione. Preoccupato, ma anche un po’ divertito, Lennon la invita ad uscire dal suo guscio con la canzone che la renderà celebre, “Dear Prudence”. “Non preoccupatevi”, tranquillizza poi gli amici, “si comporta così solo perché sta cercando di raggiungere Dio più velocemente di noialtri!”.
JULIA
Musica e parole di Lennon-McCartney
Julia Lennon è la mamma che John perde due volte, quando da bambino viene affidato alla zia Mimi e quando lei verrà investita da un auto in una strada di Liverpool, poco lontano da dove lui vive. John le dedicherà diverse canzoni, su tutte “Mother”, dopo lo scioglimento dei Beatles, e “Julia”, scritta nella tranquillità dell’India mentre, con gli altri Beatles, è alla ricerca di quella introvabile ‘Peace of Mind’, la pace interiore. E nella canzone c’è tutta la rassegnazione e la dolcezza che non ti aspetti da un tipo come Lennon.
Ma… “Julia: tu sei figlia dell’oceano”. In kanji, la lingua che utilizza i sinogrammi della scrittura giapponese, “figlia dell’oceano” è la traduzione in inglese del nome Yoko. Come si spiega? Chi è allora Julia? Semplice: in India, malgrado la presenza di Cynthia, la mente di John vaga altrove, alla ragazza che ha lasciato a Londra, cioè Yoko Ono. E senza pensarci due volte infila il suo nome nel testo della canzone dedicata alla madre.
POLYTHENE PAM
Musica e parole di Lennon-McCartney
Pam è una ragazza bellissima, anche se a volte sembra un uomo quando se ne va in giro vestita di roba dozzinale e plastificata, di quegli impermeabili antipioggia così utili a Londra, magari con l’aggiunta di stivaloni e kilt. Ma, come sempre quando si tratta di Lennon, le cose non sono così semplici, perché l’origine di Pam è rintracciabile in tre personaggi femminili diversi. Il primo è una di quelle ragazze che a Liverpool chiamano “scrubber”, cioè una dai facili costumi sempre con stivali e minigonna, che probabilmente è rimasta nei ricordi di Lennon.
Il secondo è Pat Hodgetts, una ragazza che per un disturbo alimentare usava masticare pezzetti di plastica, crudi o anche bruciacchiati e poi raffreddati. E in fondo, da Pat a Pam il passo è breve. Il terzo personaggio si chiamava Stephanie, e John la conobbe in un tour del 1963. Durante una cena si finì a discutere di alcuni gusti sessuali stravaganti, come quello di indossare buste di polietilene senza altri indumenti intimi. La stessa sera, John verificò di persona nel letto di una mansarda.
MICHELLE
Musica e parole di Lennon-McCartney
Paul è uno dei tanti giovincelli inglesi affascinati dalla canzoni francesi della Greco e della Piaf, da Montmartre e dall’arte di Parigi. Una sera, a una festa di studenti d’arte a Liverpool, aveva visto un ragazzo con il pizzetto e la chitarra che cantava dolci canzoni francesi e rimorchiava senza sosta. Decise di creare una melodia accattivante farfugliando un francese maccheronico, ripetendo un nome esotico, “Michelle, oh Michelle...”.
Nel 1965, epoca “Rubber Soul”, fu John a consigliargli di rispolverare il brano, magari con un testo compiuto, suggerendo anche il trittico del romantico refrain con “I love you - I want you - I need to make you see”. Paul allora chiede aiuto alla moglie di un suo amico che insegnava francese, ma alla fine inserisce una sola frase nella lingua dell’Esagono: “Michelle, ma belle, sono parole che vanno bene insieme”: la ragazza deve essere conquistata con carinerie e smancerie, e magari una spolverata di suadenti francesismi conditi da una chitarra delicata e un basso di velluto.
(bonus track) MARTHA
Musica e parole di Lennon-McCartney
“Non avere vergogna, mia cara Martha, e guarda cosa stai combinando! Quando ti ci ritrovi dentro fino al collo, prenditi quel che di buono hai intorno: e ricordati che io e te siamo fatti l’uno per l’altra”. A chi si rivolge Paul? Martha è una ragazzina introversa, timida e chiusa in sé stessa, che deve essere continuamente spronata ad uscire nel mondo circostante. Attenzione, però…
…in realtà Martha è il suo fedele bobtail bianco e peloso, che spesso viene affidato alle cure delle fans per i bisognini nel Regent’s Park. E allora? Lasciamo che ce lo spieghi lui stesso: “La cosa buffa è che all’epoca nessuno sapeva che Martha inizialmente non era una persona ma un cane; ma questo cane, man mano che si va avanti nella canzone, diventa una ragazza con cui mi perdo in conversazioni e a cui do consigli”. Insomma, Martha è una ragazza che si chiama come il cane di Paul: c’è chi dà agli animali i nomi delle persone, ma a quanto pare anche chi dà alle persone i nomi degli animali.
Enzo Oliva è l’autore di “Girl – L’universo femminile nella vita e nelle canzoni dei Beatles”, Tempesta Editore, che abbiamo recensito qui.