Il ritorno di Paloma Faith, l'ultima diva soul
Una diva è per sempre. Poco importa che negli ultimi anni Paloma Faith sia rimasta un po' ai margini della scena, dopo la fiammata iniziale - di ormai quindici anni fa - con la hit "Stone cold sober", che nel 2009 la catapultò in testa alle classifiche prima britanniche e poi internazionali, tra recensioni entusiastiche e premi per l'album di debutto "Do You Want the Truth or Something Beautiful?". Rimane pur sempre una delle voci più amate della soul music made in the UK, che a distanza di ben quattro anni dall'uscita dell'ultimo album "Infinite things" - mai un intervallo così lungo nella sua discografia tra un lavoro e quello successivo - si prepara ora a tornare sulle scene con un nuovo disco. Si intitola "The glorification of sadness" e punta a riportare la 42enne interprete di Hackney, Londra, al suo posto: "Tina Turner è tornata quando aveva quarant'anni e ha avuto una carriera completamente nuova. David Bowie ha conquistato gli Stati Uniti con il suo quinto o sesto album. Sento di poter avere lo stesso percorso. Non sono una che si tira indietro".
Paloma Faith lo ha definito come un album "molto personale": le canzoni, diciassette in tutto - ispiratissima, verrebbe da dire - sono nate in seguito alla fine della storia d'amore con il compagno, al quale la cantante è stata legata per dieci anni e dal quale ha avuto due figli. Scrivere i brani, ha raccontato, ha aiutato Paloma Faith a esorcizzare il dolore, "incidendo il suo stato d'animo": "Questa è la prima volta che ho realizzato un album durante le cui lavorazioni non ho ascoltato altra musica o non ho avuto altre influenze. Sapevo cosa volevo dire, sapevo come volevo che suonasse. Doveva essere fedele alla mia identità e questo suona proprio come un disco che comprerei".
A maneggiare il materiale ci ha pensato il produttore svedese - ma di base a Los Angeles - Martin Wave, che con le sue produzioni spazia dal pop all'r&b, dall'elettronica all'hip hop. Lo stile unico ed eclettico di Paloma Faith ha così incontrato il tocco di un produttore non propriamente inserito nei giri pop (Wave ha lavorato con Vince Staples e Dotan, ma nel suo curriculum non ci sono collaborazioni con popstar abituate a scalare le classifiche). I primi singoli non hanno deluso i fan: "Bad woman", in particolar modo, presentata come "una canzone che parla di emancipazione femminile", ha fatto da colonna sonora ideale alla rinascita personale e artistica della cantante: "Siamo stati educati a credere nelle favole e non credo di volerne più una. Per quanto mi riguarda, sono diviso tra l'aspettativa sociale di ciò che dovrei desiderare e la realtà di ciò che realmente voglio".
Ora manca solo il ritorno sui palchi: avverrà in primavera, quando Paloma Faith intraprenderà un tour europeo - nessun passaggio in Italia - lungo più di trenta date.